TORINO - Quella di lunedì alle 11 sarà l’ultima assemblea torinese per l’approvazione del bilancio Fiat. Non l’ultimo appuntamento di questo genere nella città della Fiat, che tornerà probabilmente in estate per l’assemblea straordinaria destinata a far nascere Fca, la società di fusione con Chrysler. Poi, dall’anno prossimo, la riunione dei soci Fca sarà in Olanda, probabilmente ad Amsterdam come già avverrà il 16 aprile prossimo per gli azionisti Cnh. L’assemblea Fiat di domani mattina al Lingotto dovrà approvare un bilancio 2013 che già risentiva in parte significativa dei successi delle vendite Chrysler in America e Canada. Bilancio in positivo, dunque, nonostante il rosso delle attività europee. Ricavi in aumento a 86,8 miliardi, utile della gestione ordinaria a 3,4 miliardi, ebitda stabile a 7,5.
Il trasferimento della sede dell’assemblea dei soci ad Amsterdam è per ora uno degli effetti più visibili della fusione con Chrysler. La legge olandese impone che le società con sede legale nei Paesi Bassi vi svolgano la loro riunione dei soci. Gli Agnelli hanno deciso di trasferire la sede legale dall’Italia all’Olanda perché là la legislazione consente di raddoppiare il peso delle azioni del socio di maggioranza. Dunque si può controllare la società anche con un quarto del totale delle azioni. In Italia la legge sull’Opa consente, nella sostanza, il controllo solo a chi possiede il 30 per cento dei titoli. Un risparmio dunque per il socio di maggioranza, anche in vista dell’aumento dell’azionariato dopo la quotazione a Wall Street prevista ormai per novembre.
Con le due prossime assemblee torinesi, quella ordinaria di oggi e quella straordinaria dell’estate, si chiude certamente un’epoca. Mai, in 115 anni di vita, la società aveva svolto riunioni dei soci fuori da Torino. E la riunione degli azionisti è sempre stata palcoscenico per proteste, scontri, iniziative clamorose. Epici gli scambi di battute tra l’Avvocato e i cosiddetti "disturbatori" d’assemblea, un manipolo di soci particolarmente agguerrito che sfruttava la possibilità di intervento offerta dalla legge per fare le pulci al bilancio e alle scelte della società. Opportunità che, dagli anni 80 in poi, è stata sfruttata anche dai sindacalisti per dire direttamente agli Agnelli quel che è complicato fargli sapere nelle trattative sindacali. Una pratica iniziata dai Cobas dell’Alfa di Arese e poi variamente utilizzata da esponenti di tutte le sigle sindacali. Scontri di un mondo sostanzialmente tutto italiano destinati a perdere peso nella nuova Fiat mondiale che nascerà nei prossimi mesi. Così il trasferimento dell’assemblea ad Amsterdam, il prossimo anno, sarà il segno più evidente della globalizzazione del gruppo di Torino. Quanto alle conseguenze concrete per l’Italia, non sarà l’assemblea di domani a raccontarle. Sarà invece necessario attendere il 6 maggio quando, a Detroit, Sergio Marchionne illustrerà il piano dei prodotti e delle produzioni per i prossimi tre anni.
Il trasferimento della sede dell’assemblea dei soci ad Amsterdam è per ora uno degli effetti più visibili della fusione con Chrysler. La legge olandese impone che le società con sede legale nei Paesi Bassi vi svolgano la loro riunione dei soci. Gli Agnelli hanno deciso di trasferire la sede legale dall’Italia all’Olanda perché là la legislazione consente di raddoppiare il peso delle azioni del socio di maggioranza. Dunque si può controllare la società anche con un quarto del totale delle azioni. In Italia la legge sull’Opa consente, nella sostanza, il controllo solo a chi possiede il 30 per cento dei titoli. Un risparmio dunque per il socio di maggioranza, anche in vista dell’aumento dell’azionariato dopo la quotazione a Wall Street prevista ormai per novembre.
Con le due prossime assemblee torinesi, quella ordinaria di oggi e quella straordinaria dell’estate, si chiude certamente un’epoca. Mai, in 115 anni di vita, la società aveva svolto riunioni dei soci fuori da Torino. E la riunione degli azionisti è sempre stata palcoscenico per proteste, scontri, iniziative clamorose. Epici gli scambi di battute tra l’Avvocato e i cosiddetti "disturbatori" d’assemblea, un manipolo di soci particolarmente agguerrito che sfruttava la possibilità di intervento offerta dalla legge per fare le pulci al bilancio e alle scelte della società. Opportunità che, dagli anni 80 in poi, è stata sfruttata anche dai sindacalisti per dire direttamente agli Agnelli quel che è complicato fargli sapere nelle trattative sindacali. Una pratica iniziata dai Cobas dell’Alfa di Arese e poi variamente utilizzata da esponenti di tutte le sigle sindacali. Scontri di un mondo sostanzialmente tutto italiano destinati a perdere peso nella nuova Fiat mondiale che nascerà nei prossimi mesi. Così il trasferimento dell’assemblea ad Amsterdam, il prossimo anno, sarà il segno più evidente della globalizzazione del gruppo di Torino. Quanto alle conseguenze concrete per l’Italia, non sarà l’assemblea di domani a raccontarle. Sarà invece necessario attendere il 6 maggio quando, a Detroit, Sergio Marchionne illustrerà il piano dei prodotti e delle produzioni per i prossimi tre anni.