FIRENZE. "Siamo usciti dalla fase dell'emergenza, la sopravvivenza è garantita, abbiamo avviato la ricostruzione". Antonella Mansi, classe 1974, presidente della Fondazione Mps, attacca con parole da capo della protezione civile.
Allora, presidente, che ricostruzione sarà quella della Fondazione?
"La prima missione è stata quella di mettersi alle spalle il debito che minacciava di mandare in fallimento la Fonda- zione. Ora rafforziamo il legame con la Banca dandogli un respiro internazionale, perché quella che abbiamo messo in piedi con i due partner stranieri è un'operazione non solo finanziaria ma che ha una visione di collaborazione nel medio periodo. Possiamo pensare a domani, per garantire alla Fondazione una capacità di redditività che permetta all'Ente di ricominciare a sviluppare il sostegno al territorio di riferimento. E' questo ciò che ci viene chiesto, è questo ciò che vogliamo. Abbiamo le risorse per partecipare alla ricapitalizzazione, ma soprattutto diversificheremo i nostri investimenti, perché è opportuno, necessario e può essere utile e rilanciare presto le erogaz ioni: per toroltre nare a ricevere i dividendi della Banca ci vorrà tempo, e non possiamo stare "senza mangiare" fino al 2018".
In quali dei cinque ambiti previsti dalla legge sarà diretta la diversificazione dei vostri investimenti?
"Non è deciso, vedremo".
Parteciperete alla ricapitalizzazione col 2,5% del patto di sindacato o con l'intero 5,5%?
"Oggi ci siamo impegnati sul 2,5% che è sicuramente la quota con cui parteciperemo all'aumento di capitale. In questa fase poter pensare di avere ancora una partecipazione in Banca Mps è in assoluto il più grande lusso che noi abbiamo e di cui dobbiamo avere piena consapevolezza".
A Siena, però, sembrano sotto shock. Quando la Fondazione è scesa al 12% e si è messa in sicurezza, applausi da tutti. Ora molti silenzi. Forse per i senesi passare da il 50% al 5,5% nella "loro" Banca è davvero troppo per essere felici. O no?
"E allora vuol dire che non si ha memoria del percorso che abbiamo avuto. Si è forse dimenticato che cinque mesi fa eravamo falliti. Deve essere chiaro a tutti che il rilancio passa attraverso la diversificazione. E' questa la strada maestra. A noi che ci lavoriamo tutti i giorni è assolutamente chiaro e devo esserlo a tutti. E comunque, in rapporto alla Banca, ci siamo messi nelle condizioni di poter dire la nostra a nome del territorio, salvaguardando la senesità e valorizzando il legame identitario".
Una norma dello statuto assegna la maggioranza nel cda della Banca alla lista più votata dall'assemblea dei soci. Pensa che il patto di sindacato possa garantirvi l'obiettivo di esprimere ancora la maggioranza dei nominati nel cda della Banca?
"La governance della Banca si potrà valutare solo dopo l'aumento di capitale. Detto questo, è certamente significativo poter contare e avere un ruolo tale da poter dare un indirizzo. Certo è che con questa ultima operazione, ovvero cessione di azione e patto di sindacato, abbiamo pensato anche alla governance".
Nel futuro di Mps c'è una public company?
"Credo sia importante che possa esserci un blocco di riferimento. Ma questo solo al fine di garantire stabilità, senza derogare al principio per cui l'azionista deve fare l'azionista e la banca deve fare la banca, evitando sconfinamenti e ingerenze. Il fatto che ciascuno faccia la propria parte diventerà un importante e nuovo valore aggiunto".
Allora, presidente, che ricostruzione sarà quella della Fondazione?
"La prima missione è stata quella di mettersi alle spalle il debito che minacciava di mandare in fallimento la Fonda- zione. Ora rafforziamo il legame con la Banca dandogli un respiro internazionale, perché quella che abbiamo messo in piedi con i due partner stranieri è un'operazione non solo finanziaria ma che ha una visione di collaborazione nel medio periodo. Possiamo pensare a domani, per garantire alla Fondazione una capacità di redditività che permetta all'Ente di ricominciare a sviluppare il sostegno al territorio di riferimento. E' questo ciò che ci viene chiesto, è questo ciò che vogliamo. Abbiamo le risorse per partecipare alla ricapitalizzazione, ma soprattutto diversificheremo i nostri investimenti, perché è opportuno, necessario e può essere utile e rilanciare presto le erogaz ioni: per toroltre nare a ricevere i dividendi della Banca ci vorrà tempo, e non possiamo stare "senza mangiare" fino al 2018".
In quali dei cinque ambiti previsti dalla legge sarà diretta la diversificazione dei vostri investimenti?
"Non è deciso, vedremo".
Parteciperete alla ricapitalizzazione col 2,5% del patto di sindacato o con l'intero 5,5%?
"Oggi ci siamo impegnati sul 2,5% che è sicuramente la quota con cui parteciperemo all'aumento di capitale. In questa fase poter pensare di avere ancora una partecipazione in Banca Mps è in assoluto il più grande lusso che noi abbiamo e di cui dobbiamo avere piena consapevolezza".
A Siena, però, sembrano sotto shock. Quando la Fondazione è scesa al 12% e si è messa in sicurezza, applausi da tutti. Ora molti silenzi. Forse per i senesi passare da il 50% al 5,5% nella "loro" Banca è davvero troppo per essere felici. O no?
"E allora vuol dire che non si ha memoria del percorso che abbiamo avuto. Si è forse dimenticato che cinque mesi fa eravamo falliti. Deve essere chiaro a tutti che il rilancio passa attraverso la diversificazione. E' questa la strada maestra. A noi che ci lavoriamo tutti i giorni è assolutamente chiaro e devo esserlo a tutti. E comunque, in rapporto alla Banca, ci siamo messi nelle condizioni di poter dire la nostra a nome del territorio, salvaguardando la senesità e valorizzando il legame identitario".
Una norma dello statuto assegna la maggioranza nel cda della Banca alla lista più votata dall'assemblea dei soci. Pensa che il patto di sindacato possa garantirvi l'obiettivo di esprimere ancora la maggioranza dei nominati nel cda della Banca?
"La governance della Banca si potrà valutare solo dopo l'aumento di capitale. Detto questo, è certamente significativo poter contare e avere un ruolo tale da poter dare un indirizzo. Certo è che con questa ultima operazione, ovvero cessione di azione e patto di sindacato, abbiamo pensato anche alla governance".
Nel futuro di Mps c'è una public company?
"Credo sia importante che possa esserci un blocco di riferimento. Ma questo solo al fine di garantire stabilità, senza derogare al principio per cui l'azionista deve fare l'azionista e la banca deve fare la banca, evitando sconfinamenti e ingerenze. Il fatto che ciascuno faccia la propria parte diventerà un importante e nuovo valore aggiunto".