MILANO - I listini europei reagiscono prima con cautela, poi accelerano alle parole di Mario Draghi, che ha deciso insieme al board Bce di lasciare invariato allo 0,25% il costo del denaro. Il numero uno dell'Eurotower ha spiegato che il consiglio direttivo è unanime nell'ammettere la possibilità di misure straordinarie di lotta alla deflazione, e che non sono da considerarsi esclusi ulteriori allentamenti monetari. Soprattutto, ha detto che nel board si è parlato anche della possibilità di un quantitative easing, cioè dell'acquisto di bond in stile Fed.
La pressione su Francoforte si è intensificata dopo gli ultimi dati sull'inflazione: l'andamento dei prezzi nella zona euro è solo a un quarto del livello che la Banca centrale europea deve perseguire per mandato, cioè sotto ma non troppo distante dal 2%. Ormai è chiaro che quell'obiettivo sarà fallito almeno fino al 2016, dalle stesse previsioni Bce.
I listini Ue reagiscono alle aperture di Draghi, dunque, con gli acquisti: il Ftse Mib di Milano chiude in rialzo dell'1,38% a un soffio da quota 22mila punti a livelli che non vedeva dal maggio 2011. A Piazza Affari è sempre sotto i riflettori il comparto bancario; dopo i recenti rialzi, ad eccezione di ieri, il Banco Popolare è finito nel mirino di Morgan Stanley, che ha abbassato il target price da 18 a 15 euro. Tra i migliori titoli si segnala Generali, mentre Yoox scivola in coda al listino principale. Vola Piaggio in scia ai dati del mercato delle due ruote. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi si restringe verso quota 165 punti base, ai nuovi minimi dal giugno 2011, con il rendimento dei titoli italiani che torna a scendere ai nuovi minimi a quota 3,25%. Più deboli le altre Borse europee: Londra è l'unica a chiudere in rosso (-0,15%), mentre Parigi avanza dello 0,42% e Francoforte di un timido +0,06%. L'euro è volatile sul dollaro: dopo un primo rafforzamento torna a essere scambiata a 1,3705 rispetto a 1,3766 di ieri alla chiusura di Wall Street. Proprio la Borsa americana è debole dopo aver aggiornato i record intraday in apertura, ma pesano alcune indicazioni leggermente sotto le attese giunte dal fronte macroeconomico: il Dow Jones arretra dello 0,1% come lo S&P500, mentre il Nasdaq cede lo 0,6%
L'agenda macroeconomica vede il dato sull'indice Pmi composito della produzione dell'Eurozona, che viene corretto a 53,1 punti (dai 53,2 della stima flash) ed è in calo dai 53,3 punti di febbraio. L'indice, costruito in base alle stime dei direttori degli acquisti, delle attività terziarie cala da 52,6 a 52,2 punti. In netto calo, in Italia, l'indice dei servizi: dopo il top da 32 mesi (a 52,9 punti) di febbraio, scende a 49,5 punti, sotto la soglia (50 punti) che separa l'espansione e la contrazione. In aumento, a febbraio, le vendite al dettaglio della Eurozona cresciute dello 0,4% congiunturale in base all'indice destagionalizzato, mentre nell'unione a 28 è salito dello 0,5%. A gennaio l'aumento era stato rispettivamente dell'1% e dello 0,6%. Negli Usa, le richieste di sussidi per la disoccupazione sono salite di 16mila unità, più delle attese, a quota 326mila. Il deficit della bilancia commerciale è peggiorato a febbraio, superando quota 42 miliardi al top da 5 mesi. Sotto le attese anche l'indice Ism dei servizi, che comunque sale a 53,1 punti a marzo.
Indicazioni contrastanti in Cina: l'indice Hsbc per i servizi è salito a marzo a 51,9 dal 51 di febbraio, mentre quello composito sulla produzione è sceso a 49,3 da 49,8, la più consistente contrazione da novembre 2011. Per contrastare il rallentamento economico, Pechino ha annunciato le prime misure: sgravi fiscali più facili per le piccole imprese e impulso al programma di costruzione delle ferrovie.
In mattinata, l'indice Nikkei della Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo dello 0,8% a 15.071 punti, tornando sopra i 15mila punti per la prima volta dal 2011. Il petrolio è in calo a New York, dove le quotazioni perdono lo 0,27% a 99,35 dollari al barile; l'oro a giugno scivola dello 0,53% a 1.284 dollari l'oncia.
La pressione su Francoforte si è intensificata dopo gli ultimi dati sull'inflazione: l'andamento dei prezzi nella zona euro è solo a un quarto del livello che la Banca centrale europea deve perseguire per mandato, cioè sotto ma non troppo distante dal 2%. Ormai è chiaro che quell'obiettivo sarà fallito almeno fino al 2016, dalle stesse previsioni Bce.
I listini Ue reagiscono alle aperture di Draghi, dunque, con gli acquisti: il Ftse Mib di Milano chiude in rialzo dell'1,38% a un soffio da quota 22mila punti a livelli che non vedeva dal maggio 2011. A Piazza Affari è sempre sotto i riflettori il comparto bancario; dopo i recenti rialzi, ad eccezione di ieri, il Banco Popolare è finito nel mirino di Morgan Stanley, che ha abbassato il target price da 18 a 15 euro. Tra i migliori titoli si segnala Generali, mentre Yoox scivola in coda al listino principale. Vola Piaggio in scia ai dati del mercato delle due ruote. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi si restringe verso quota 165 punti base, ai nuovi minimi dal giugno 2011, con il rendimento dei titoli italiani che torna a scendere ai nuovi minimi a quota 3,25%. Più deboli le altre Borse europee: Londra è l'unica a chiudere in rosso (-0,15%), mentre Parigi avanza dello 0,42% e Francoforte di un timido +0,06%. L'euro è volatile sul dollaro: dopo un primo rafforzamento torna a essere scambiata a 1,3705 rispetto a 1,3766 di ieri alla chiusura di Wall Street. Proprio la Borsa americana è debole dopo aver aggiornato i record intraday in apertura, ma pesano alcune indicazioni leggermente sotto le attese giunte dal fronte macroeconomico: il Dow Jones arretra dello 0,1% come lo S&P500, mentre il Nasdaq cede lo 0,6%
L'agenda macroeconomica vede il dato sull'indice Pmi composito della produzione dell'Eurozona, che viene corretto a 53,1 punti (dai 53,2 della stima flash) ed è in calo dai 53,3 punti di febbraio. L'indice, costruito in base alle stime dei direttori degli acquisti, delle attività terziarie cala da 52,6 a 52,2 punti. In netto calo, in Italia, l'indice dei servizi: dopo il top da 32 mesi (a 52,9 punti) di febbraio, scende a 49,5 punti, sotto la soglia (50 punti) che separa l'espansione e la contrazione. In aumento, a febbraio, le vendite al dettaglio della Eurozona cresciute dello 0,4% congiunturale in base all'indice destagionalizzato, mentre nell'unione a 28 è salito dello 0,5%. A gennaio l'aumento era stato rispettivamente dell'1% e dello 0,6%. Negli Usa, le richieste di sussidi per la disoccupazione sono salite di 16mila unità, più delle attese, a quota 326mila. Il deficit della bilancia commerciale è peggiorato a febbraio, superando quota 42 miliardi al top da 5 mesi. Sotto le attese anche l'indice Ism dei servizi, che comunque sale a 53,1 punti a marzo.
Indicazioni contrastanti in Cina: l'indice Hsbc per i servizi è salito a marzo a 51,9 dal 51 di febbraio, mentre quello composito sulla produzione è sceso a 49,3 da 49,8, la più consistente contrazione da novembre 2011. Per contrastare il rallentamento economico, Pechino ha annunciato le prime misure: sgravi fiscali più facili per le piccole imprese e impulso al programma di costruzione delle ferrovie.
In mattinata, l'indice Nikkei della Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo dello 0,8% a 15.071 punti, tornando sopra i 15mila punti per la prima volta dal 2011. Il petrolio è in calo a New York, dove le quotazioni perdono lo 0,27% a 99,35 dollari al barile; l'oro a giugno scivola dello 0,53% a 1.284 dollari l'oncia.