MILANO - Chi non pagava l'Imu sulla prima casa non pagherà nemmeno la Tasi, la tassa comunale sui servizi indivisibili . E' la promessa di Marco Causi, deputato del Partito Democratico e relatore del provvedimento in commissione Finanze che prova a chiudera la polemica sollevata negli ultimi giorni da Forza Italia: secondo gli azzurri si sarebbe dovuto vincolare l'extragettito generato dalla maggiorazione dello 0,8 per mille della Tasi alle detrazioni. "Ogni comune - spiega Causi - è libero di scegliere quale aliquota applicare, fa parte del patto con gli Enti locali. Il vincolo della legge, però, è chiaro: si possono applicare le maggiorazioni solo garantendo detrazioni tali da permettere di non pagare la Tasi a chi non pagava l'Imu". Come a dire che saranno soprattutto i capienti a sentire sulle spalle il peso dell'aumento dell'imposta.
Forza Italia avrebbe voluto che l'intero extragettito venisse destinato alle detrazioni, "ma in questo modo gli Enti non sarebbero stati in grado di rispettare i vincoli di bilancio. E anche con l'aumento delle aliquote ci troveremo davanti a situazioni diverse: da una parte comuni in equilibrio, dall'altra enti in rosso". E proprio per evitare che i comuni in difficoltà fossere costratti a togliere le detrazioni a tutti, lo Stato ha stanziato 625 milioni di euro per far quadrare i conti.
A farne le spese saranno quindi le famiglie che già versavano l'imposta perché a cambiare è il meccanismo delle detrazioni: prima valevano 200 euro per tutte le prime abitazioni, più 50 euro per ogni figlio sotto i 26 anni. Ora sono a discrezione dei sindaci. E dai primi otto Comuni italiani che hanno deliberato in giunta le nuove caratteristiche della Tasi il messaggio che arriva è chiaro. Per le detrazioni non si guarda al reddito familiare, misurato con l’Isee. Né alla numerosità del nucleo: il metro di calcolo per gli sconti resta la rendita catastale. E poco importa che per arrivare una riforma equa servano almeno cinque anni.
Forza Italia avrebbe voluto che l'intero extragettito venisse destinato alle detrazioni, "ma in questo modo gli Enti non sarebbero stati in grado di rispettare i vincoli di bilancio. E anche con l'aumento delle aliquote ci troveremo davanti a situazioni diverse: da una parte comuni in equilibrio, dall'altra enti in rosso". E proprio per evitare che i comuni in difficoltà fossere costratti a togliere le detrazioni a tutti, lo Stato ha stanziato 625 milioni di euro per far quadrare i conti.
A farne le spese saranno quindi le famiglie che già versavano l'imposta perché a cambiare è il meccanismo delle detrazioni: prima valevano 200 euro per tutte le prime abitazioni, più 50 euro per ogni figlio sotto i 26 anni. Ora sono a discrezione dei sindaci. E dai primi otto Comuni italiani che hanno deliberato in giunta le nuove caratteristiche della Tasi il messaggio che arriva è chiaro. Per le detrazioni non si guarda al reddito familiare, misurato con l’Isee. Né alla numerosità del nucleo: il metro di calcolo per gli sconti resta la rendita catastale. E poco importa che per arrivare una riforma equa servano almeno cinque anni.