MILANO - La recessione è finita, ma la ripresa nell'Eurozona resta lenta: a frenarla è l'elevato tasso di disoccupazione. Lo scrive il presidente della Bce Mario Draghi nel rapporto annuale dell'Eurotower secondo cui lo scorso anno l'Eurozona "è emersa dalla recessione sostenuta dall'orientamento accomodante della politica monetaria e dal miglioramento del clima di fiducia nei mercati e nell'economia in generale", ma "il processo di aggiustamento dei bilanci in atto nei settori pubblico e privato e l'elevata disoccupazione hanno continuato a frenare l'attività". Sempre lo scorso anno "l'inflazione ha registrato una sensibile diminuzione", soprattutto a causa di energia e alimentari ma anche risentendo dell'indebolimento delle pressioni di fondo sui prezzi. Il ritmo di espansione monetaria di fondo è rimasto contenuto - prosegue l'editoriale scritto da Draghi - e i prestiti hanno seguitato a rallentare principalmente per effetto di una debole domanda.
Fmi. La situazione dell'Eurozona, però, continua a preoccupare il Fondo monetario internazionale secondo cui con "rischi di deflazione la banca centrale dovrebbe tagliare aggressivamente i tassi di interesse". Una mossa che aiuterebbe a "mitigare l'effetto di contrazione delle aspettative del settore privato sulla produzione e sui prezzi quando la probabilità di cadere in una trappola di liquidità è alta".
Lavoro. L'andamento trimestrale dell'occupazione nell'area dell'euro - si legge nel rapporto - "mostra che la situazione del mercato del lavoro si è stabilizzata". Nel complesso l'occupazione sarebbe diminuita di circa l'1%, ma la tendenza a ridurre le ore lavorate (piuttosto che il numero degli occupati) si sarebbe invertita nella seconda metà del 2013, in linea con le indicazioni di un graduale miglioramento del mercato del lavoro, dove una normalizzazione delle ore lavorate spesso procede una ripresa delle assunzioni. La Bce sottolinea che il tasso di disoccupazione ha continuato ad aumentare nel 2012 e nei primi tre trimestri del 2013, raggiungendo livelli mai registrati dal 1995, anno di inizio della serie per l'area dell'euro. Nel 2013, tuttavia, la disoccupazione ha segnato un ritmo di crescita meno sostenuto rispetto al 2012, interrotto da un lieve calo in ottobre. Nel complesso, il tasso di disoccupazione si è situato al 12,1% l'anno scorso dall'11,4% del 2012.
Ripresa. Dopo una lunga fase di debolezza, l'attività economica nell'area dell'euro "ha iniziato a migliorare nel corso del 2013. La domanda interna si è rafforzata gradualmente in linea con il miglioramento del clima di fiducia delle imprese e dei consumatori, benchè da livelli contenuti". I consumi privati "hanno risentito dell'impatto negativo del calo occupazionale sul reddito aggregato, specie all'inizio del 2013, che è stato compensato nel prosieguo dell'anno dall'impatto positivo dei ribassi delle materie prime sul reddito reale". Gli investimenti pur beneficiando di una riduzione delle incertezze, "hanno continuato a essere frenati dalla necessità di ridurre la leva finanziaria, sia nei settori finanziari sia in quelli non finanziari, nonchè dai vincoli dal lato dell'offerta di credito". Il continuo sottoutilizzo della capacità produttiva e le modeste prospettive per la domanda "sono ulteriori elementi che probabilmente hanno limitato gli investimenti". Al contempo, i consumi pubblici "sono stati frenati dai continui sforzi di risanamento di bilancio in diversi paesi dell'area, sebbene l'orientamento di politica fiscale sia stato meno restrittivo rispetto al 2012". Infine, nel 2013, si è osservato anche un'inversione del ciclo delle scorte, in concomitanza con la fine delle forti correzioni introdotte a partire dalla seconda metà del 2011. Allo stesso tempo, ne 2013 il commercio estero ha continuato a contribuire positivamente alla crescita del pil reale.
Conti pubblici. A questo proposito la Bce si "attende che prosegua l'ulteriore miglioramento graduale della situazione di bilancio nell'area dell'euro". Il rapporto tra disavanzo delle amministrazioni pubbliche e pil per l'area dovrebbe scendere di 0,6 punti percentuali al 2,5%, ossia al di sotto del valore di riferimento di Maastricht. Il risanamento dei conti pubblici sarebbe basato interamente sulla spesa, che scenderebbe in rapporto al pil al 49,3%, mentre il rapporto entrate/pil rimarrebbe sostanzialmente invariato al 46,7%. Inoltre, si prevede che il debito lordo delle amministrazione pubbliche in rapporto al pil aumenti solo marginalmente e raggiunga nel 2014 il livello massimo del 95,9%. Tra i nove Paesi che dovrebbero sforare il tetto del 3% nel rapporto disavanzo/pil non c'è l'Italia che, invece, continua ad avere un debito che supera il 100% del Pil come Belgio, Irlanda, Grecia, Cipro e Portogallo.
Fmi. La situazione dell'Eurozona, però, continua a preoccupare il Fondo monetario internazionale secondo cui con "rischi di deflazione la banca centrale dovrebbe tagliare aggressivamente i tassi di interesse". Una mossa che aiuterebbe a "mitigare l'effetto di contrazione delle aspettative del settore privato sulla produzione e sui prezzi quando la probabilità di cadere in una trappola di liquidità è alta".
Lavoro. L'andamento trimestrale dell'occupazione nell'area dell'euro - si legge nel rapporto - "mostra che la situazione del mercato del lavoro si è stabilizzata". Nel complesso l'occupazione sarebbe diminuita di circa l'1%, ma la tendenza a ridurre le ore lavorate (piuttosto che il numero degli occupati) si sarebbe invertita nella seconda metà del 2013, in linea con le indicazioni di un graduale miglioramento del mercato del lavoro, dove una normalizzazione delle ore lavorate spesso procede una ripresa delle assunzioni. La Bce sottolinea che il tasso di disoccupazione ha continuato ad aumentare nel 2012 e nei primi tre trimestri del 2013, raggiungendo livelli mai registrati dal 1995, anno di inizio della serie per l'area dell'euro. Nel 2013, tuttavia, la disoccupazione ha segnato un ritmo di crescita meno sostenuto rispetto al 2012, interrotto da un lieve calo in ottobre. Nel complesso, il tasso di disoccupazione si è situato al 12,1% l'anno scorso dall'11,4% del 2012.
Ripresa. Dopo una lunga fase di debolezza, l'attività economica nell'area dell'euro "ha iniziato a migliorare nel corso del 2013. La domanda interna si è rafforzata gradualmente in linea con il miglioramento del clima di fiducia delle imprese e dei consumatori, benchè da livelli contenuti". I consumi privati "hanno risentito dell'impatto negativo del calo occupazionale sul reddito aggregato, specie all'inizio del 2013, che è stato compensato nel prosieguo dell'anno dall'impatto positivo dei ribassi delle materie prime sul reddito reale". Gli investimenti pur beneficiando di una riduzione delle incertezze, "hanno continuato a essere frenati dalla necessità di ridurre la leva finanziaria, sia nei settori finanziari sia in quelli non finanziari, nonchè dai vincoli dal lato dell'offerta di credito". Il continuo sottoutilizzo della capacità produttiva e le modeste prospettive per la domanda "sono ulteriori elementi che probabilmente hanno limitato gli investimenti". Al contempo, i consumi pubblici "sono stati frenati dai continui sforzi di risanamento di bilancio in diversi paesi dell'area, sebbene l'orientamento di politica fiscale sia stato meno restrittivo rispetto al 2012". Infine, nel 2013, si è osservato anche un'inversione del ciclo delle scorte, in concomitanza con la fine delle forti correzioni introdotte a partire dalla seconda metà del 2011. Allo stesso tempo, ne 2013 il commercio estero ha continuato a contribuire positivamente alla crescita del pil reale.
Conti pubblici. A questo proposito la Bce si "attende che prosegua l'ulteriore miglioramento graduale della situazione di bilancio nell'area dell'euro". Il rapporto tra disavanzo delle amministrazioni pubbliche e pil per l'area dovrebbe scendere di 0,6 punti percentuali al 2,5%, ossia al di sotto del valore di riferimento di Maastricht. Il risanamento dei conti pubblici sarebbe basato interamente sulla spesa, che scenderebbe in rapporto al pil al 49,3%, mentre il rapporto entrate/pil rimarrebbe sostanzialmente invariato al 46,7%. Inoltre, si prevede che il debito lordo delle amministrazione pubbliche in rapporto al pil aumenti solo marginalmente e raggiunga nel 2014 il livello massimo del 95,9%. Tra i nove Paesi che dovrebbero sforare il tetto del 3% nel rapporto disavanzo/pil non c'è l'Italia che, invece, continua ad avere un debito che supera il 100% del Pil come Belgio, Irlanda, Grecia, Cipro e Portogallo.