Economia

L'obiettivo della Banca mondiale: 50 milioni di poveri in meno l'anno

Nel mondo ci sono 1,2 miliardi di persone che vivono con 1,25 dollari al giorno. La World Bank vuole dimezzarli entro il 2030. Il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco: "Servono più prestiti". Ma i grandi della terra restano indifferenti

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WASHINGTON - La crisi, i disoccupati ma non solo. C'è una fetta di mondo che ancora vive con 1,25 dollari al giorno. Sono i poveri del Sud del pianeta, 1,2 miliardi di uomini e donne e bambini che sopravvivono a stento e che poco capiscono di tassi, di monete, di coordinamento e di banche centrali. Per loro l'agognata ripresa, se davvero dovesse arrivare, sarà vitale. Jim Yong Kim, presidente della Banca mondiale invita a non dimenticarli e fissa un obiettivo: di qui al 2030 bisogna ridurre il loro numero di 50 milioni di unità all'anno, un milione a settimana. "E' un compito straordinariamente difficile ma credo che possiamo farlo. Questa è la generazione che potrebbe mettere fine all'estrema povertà". Ignazio Visco, governatore della Banca d'Italia, s'accoda all'appello del collega coreano-americano: "L'Istituzione deve essere capace di concedere più prestiti. Serve più efficienza nell'utilizzo dei capitali esistenti". E soprattutto, bisogna che le nazioni emergenti che ancora oggi hanno al loro interno sacche enormi di povertà si preparino "a gestire i rischi che derivano da una normalizzazione monetaria" nelle economie più avanzate, Stati Uniti in testa.

Nell'analisi degli economisti internazionali questo esercito di diseredati è concentrato in pochi paesi. In India, che pure è in pieno sviluppo, vivono il 33% dei più poveri, in Cina il 13%. Gli altri sono in Nigeria (7%), in Bangladesh (6%) e nella Repubblica Democratica del Congo  (5%). Se a questi si aggiungono Indonesia, Pakistan, Tanzania, Etiopia e Kenya si arriva quasi all'80% degli estremamente poveri al mondo. Guai a dimenticarli.

Eppure, nonostante le cifre da capogiro, non è che le loro sorti siano proprio in cima ai pensieri degli opinion leader e di chi decide. Non a caso, quando tocca a loro alternarsi ai microfoni del Fmi, i saloni del Fondo sono semi-deserti, i Grandi se ne sono già tornati a casa con il primo volo utile. Non c'è più nessuno, a Washington. Tranne Kim, ovviamente. E Christine Lagarde, numero uno del Fmi, che avverte: "Le banche centrali hanno scongiurato i rischi di una nuova Grande Depressione. Ora però non possiamo "riposare sugli allori". Bisogna guardare avanti". Bisogna cioè guardare al domani che per i Grandi dovrebbe significare più crescita e più lavoro e, per i più poveri, meno morte, malattie, fame.   

Tra i pochissimi rimasti c'è anche Visco che sempre, un po' per formazione e un po' per il suo ruolo in seno al Development Committee, il comitato per lo sviluppo, dedica una spazio di considerazione ai poverissimi. Nel  suo intervento appoggia un rafforzamento del capitale e quindi delle capacità di finanziamento della Banca mondiale, il punto di riferimento principale per queste nazioni. Quando parla, tutte le polemiche sul Def, le coperture e la tassazione delle banche sembrano lontane mille miglia.

Nel loro comunicato, i membri del Develpment chiedono che la crescita futura non sia solo forte e sostenibile ma anche "inclusiva", ovvero con loro dentro. "E' essenziale non solo sollevare le persone dall'estrema povertà ma anche assicurarsi che, nel lungo termine, non restino incastrate appena sopra tale soglia in seguito alla mancanza di opportunità che potrebbero impedire vite migliori", avverte Kim. "Va anche affrontato con rapidità il problema del cambiamento climatico, che potrebbe bloccare completamente tutti gli sforzi in corso".