CHIETI - "Renzi? E' un grande... E' stato capace di infondere fiducia alle imprese, al Paese. Se realizzerà appena il 10 per cento di ciò che promette, sarà un successo per l'Italia". Sorride il cavalier Filippo Antonio De Cecco (70 anni), oggi per l'azienda di famiglia che guida da oltre 30 anni, prima come amministratore poi come presidente, è il giorno della presentazione ufficiale del bilancio ed i dati, nonostante la crisi, sono buoni.
"E' stato un 2013 molto importante per noi, malgrado i tanti problemi che hanno assillato l'industria del food e il mercato delle materie prime agricole. Abbiamo superato i 400 milioni di euro di fatturato, toccando quota 411 milioni contro i 373 dell'anno passato e previdiamo di salire 461 milioni a fine anno. Siamo al terzo posto nella classifica mondiale di vendite di pasta di grano duro. Mentre siamo primi nel segmento "Premium", quello dell'alta qualità".
"Don Filippo" come lo chiamano gli oltre 1.200 i dipendenti del pastificio è ancora oggi operativo: "Il grano che utilizziamo lo scelgo con le mie mani". D'altra parte è cresciuto in questa fabbrica abruzzese tra i simbolo del made in Italy e che gestisce assieme ai cugini, Giuseppe Aristide e Saturnino De Cecco anche loro amministratori del gruppo.
Il core business è lo spaghetto: 70.000 quintali venduti in Italia, 30.000 all'estero (sempre nel 2013): "Il nostro volume di vendita complessivo della pasta è di 2.317.000 quintali, in un mercato che vede in prima linea, oltre Italia, Stati Uniti d'America, Giappone, Russia, Francia, Germania, Regno Unito e Belgio. Il futuro potrebbe essere ancora più roseo: le previsioni indicano una crescita a quota 2.534.000 quintali".
Ma è l'Asia il vero obiettivo dell'imprenditore: "Il mercato asiatico per noi è molto conveniente. Un pacchetto di pasta che in Italia si vende a 1.25 euro, lì si vende a 4 euro. In Italia nel settore della pasta c'è una flessione del 3 per cento, noi abbiamo provato a rispondere offrendo un prodotto sempre di alta qualità ma a un prezzo più accessibile, grazie alla formula dei pacchi a un chilo".
E adesso per rilanciare i consumi al governo chiede "incentivi per investire. L'esenzione Irpef, come avvenne tra gli anni 80 e 90. Questo servirebbe. Ma lasciamo fare quel ragazzo, Renzi. E' lui che sta facendo tornare la voglia agli imprenditori italiani di investire nel sistema-Paese".
"E' stato un 2013 molto importante per noi, malgrado i tanti problemi che hanno assillato l'industria del food e il mercato delle materie prime agricole. Abbiamo superato i 400 milioni di euro di fatturato, toccando quota 411 milioni contro i 373 dell'anno passato e previdiamo di salire 461 milioni a fine anno. Siamo al terzo posto nella classifica mondiale di vendite di pasta di grano duro. Mentre siamo primi nel segmento "Premium", quello dell'alta qualità".
"Don Filippo" come lo chiamano gli oltre 1.200 i dipendenti del pastificio è ancora oggi operativo: "Il grano che utilizziamo lo scelgo con le mie mani". D'altra parte è cresciuto in questa fabbrica abruzzese tra i simbolo del made in Italy e che gestisce assieme ai cugini, Giuseppe Aristide e Saturnino De Cecco anche loro amministratori del gruppo.
Il core business è lo spaghetto: 70.000 quintali venduti in Italia, 30.000 all'estero (sempre nel 2013): "Il nostro volume di vendita complessivo della pasta è di 2.317.000 quintali, in un mercato che vede in prima linea, oltre Italia, Stati Uniti d'America, Giappone, Russia, Francia, Germania, Regno Unito e Belgio. Il futuro potrebbe essere ancora più roseo: le previsioni indicano una crescita a quota 2.534.000 quintali".
Ma è l'Asia il vero obiettivo dell'imprenditore: "Il mercato asiatico per noi è molto conveniente. Un pacchetto di pasta che in Italia si vende a 1.25 euro, lì si vende a 4 euro. In Italia nel settore della pasta c'è una flessione del 3 per cento, noi abbiamo provato a rispondere offrendo un prodotto sempre di alta qualità ma a un prezzo più accessibile, grazie alla formula dei pacchi a un chilo".
E adesso per rilanciare i consumi al governo chiede "incentivi per investire. L'esenzione Irpef, come avvenne tra gli anni 80 e 90. Questo servirebbe. Ma lasciamo fare quel ragazzo, Renzi. E' lui che sta facendo tornare la voglia agli imprenditori italiani di investire nel sistema-Paese".