Economia

Dl lavoro, l'ultima mediazione di Poletti. "Apprendistato stile Ue"

Impraticabile per la morsa Pd-Ncd l'accordo sui contratti a termine. "Allora formazione obbligatoria e meno vincoli sulle assunzioni"

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ROMA - Si prospetta un'ultima mediazione light sul decreto lavoro. Al Senato i margini di intervento per il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, saranno davvero ristretti. Comunque il testo dovrà cambiare perché all'interno della Commissione Lavoro di Palazzo Madama, presieduta dall'ex ministro Maurizio Sacconi (Ncd), il Pd non ha i voti sufficienti per imporre la sua linea. Cosa che invece è accaduta alla Camera dove il testo sul quale oggi l'Aula voterà la fiducia è stato approvato con il voto contrario del centro destra di Angelino Alfano e l'astensione di Scelta Civica.

E il Pd dovrà cercare di evitare che quello che ieri appariva un successo, soprattutto dell'area non-renziana (17 dei 21 membri pd della Commissione Lavoro appartengono alla minoranza), si trasformi al Senato in una vittoria di Pirro. Tanto che Stefano Fassina, esponente della sinistra del partito, ha messo le mani avanti: "Al Senato servono anche i nostri voti per far passare gli emendamenti". Tradotto: nessuno al Senato è autosufficiente. Bisognerà lavorare di fino, come dicono in molti. Evitare che il decreto decada visto che il provvedimento dovrà tornare alla Camera ed essere convertito in legge entro il 20 maggio.

Così non è escluso che alla fine sia il premier Matteo Renzi a blindare un testo e chiedere su quello il voto del Parlamento. Un assaggio di questo schema, d'altra parte, al di là del possibile ostruzionismo del Movimento 5 Stelle si è già avuto ieri. Il ricorso al voto di fiducia è anche un modo per interrompere una discussione che Renzi considera sterile di fronte ai dati sulla disoccupazione che in un anno è passata dall'11,8 per cento al 13 per cento. Nello stesso tempo all'attuazione del decreto, che liberalizza il ricorso ai contratti a termine e rende più semplice l'utilizzo dell'apprendistato, si gioca un pezzo della credibilità del premier nel rapporto con i partner europei.

Poletti ieri ha giocato tutte le carte, forse troppe. Ha proposto diverse strade per trovare un accordo tra il Pd, da una parte, e l'Ncd e Scelta Civica, dall'altra. È andato incontro alla richiesta di Sacconi di consentire alle imprese la scelta se ricorrere alla formazione pubblica o privata per gli apprendisti, ha ceduto sull'ultima richiesta dell'ex ministro Cesare Damiano di ridurre da cinque a quattro le proroghe dei contratti a termine. Poi ha accettato (lo chiedeva l'Ncd) di trasformare in sanzione pecuniaria a carico dell'impresa, anziché nell'obbligo di assunzioni a tempo indeterminato, l'eventuale sforamento del tetto del 20 per cento dei contratti a termine sul totale dei dipendenti. Infine ha accolto la richiesta di Scelta Civica, condivisa dal Pd, di arricchire il preambolo del decreto con un richiamo al contratto di inserimento che in Commissione non è passato.

È ormai chiaro a tutti che quelle quattro modifiche non potranno essere riproposte al Senato. Poletti dovrà restringere il campo d'azione. E il terreno più minato è senza dubbio quello dei contratti a termine perché sono diventati le bandiere dell'una e dell'altra parte: della sinistra del Pd che teme un'accentuazione ulteriore della flessibilità, del centro destra per le ragioni esattamente opposte. Dunque è molto probabile che la mediazione non la si cercherà nuovamente sui contratti a tempo determinato. Ci si sposterà sull'apprendistato dove, in ogni caso, il testo approvato dalla Commissione di Montecitorio andrà rivisto perché rischia di non superare l'esame della Commissione di Bruxelles.

Quel testo, infatti, stabilisce che in mancanza di un progetto formativo da parte delle Regioni entro 45 giorni dal contratto, l'imprenditore possa fare a meno della formazione. Questo però snaturerebbe il contratto per il quale, e proprio perché c'è la formazione esterna non on the job, sono previsti significativi sgravi contributivi. Dunque poiché è l'Europa che "ci chiede" di cambiare il testo, sembra questa la strada meno impervia per la mediazione tra il Pd, l'Ncd e Scelta Civica. Potrebbe saltare l'obbligo della stabilizzazione di una quota di apprendisti e ritornare l'obbligo della formazione per gli apprendisti. Ritocchi, più che modifiche.