Economia

Il re della Formula 1 Ecclestone rischia 10 anni di carcere per tangenti

Il manager è a giudizio a Monaco di Baviera per una "bustarella" da 30 milioni che avrebbe pagato nel 2006 per mantenere il controllo del circus. Se venisse condannato potrebbe commutare la pena in una sanzione da 300 milioni. Il teste principale è proprio il banchiere, in prigione, che mediò quell'operazione 

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LONDRA - E' il manager che ha trasformato la Formula Uno in un grande business, portandola a un fatturato annuo di un miliardo e mezzo di euro e a 450 milioni di telespettatori. Ma è anche l'uomo con una passione per "i leader forti", pronto a confessare la propria ammirazione per il modo in cui Hitler otteneva "quel che voleva" e determinato a mandare avanti il Gran Premio del Bahrain nel 2011 nonostante le proteste e le violente repressioni della Primavera Araba. Bernie Ecclestone, scrive oggi il Times di Londra in un editoriale, ama la vita spericolata tanto quanto i campioni che si chiudono in bolidi a quattro ruote per sfrecciare a 300 chilometri all'ora su una pista d'asfalto sfidando la morte a ogni giro. Ma per l'83enne boss della F1 potrebbe essere arrivata l'ultima curva.

Il processo per corruzione che si è aperto oggi a Monaco di Baviera potrebbe condannarlo, se sarà riconosciuto colpevole, a dieci anni di carcere. In alternativa, per evitare la prigione, gli esperti legali calcolano che dovrebbe pagare una sanzione di 300 milioni di euro. Non un problema per uno degli uomini più ricchi di Gran Bretagna: secondo le indiscrezioni avrebbe 3 miliardi di euro nel fondo chiamato "Bambino" da lui aperto nel paradiso fiscale del Liechtenstein. Ma un verdetto di condanna renderebbe comunque impossibile la sua permanenza al vertice della Formula Uno. Un regno che dura dal 1974, quando creò la Formula One Constructors Association e modernizzò il mondo delle corse, sembra destinato a concludersi. "Comunque finisca il processo", commenta il Times, "è ora per Bernie Ecclestone di dimettersi".

L'accusa nei suoi confronti riguarda il pagamento di una bustarella da 30 milioni di euro che Ecclestone avrebbe pagato nel 2006 a Gerhard Gribkowsky, un banchiere tedesco della BayernLB, la banca statale bavarese, per la sua mediazione nella vendita del redditizio business della Formula Uno alla Cvc Capital Partners, un fondo di investimenti della City di Londra. La BayernLB era all'epoca il maggiore azionista della F1. Lo scopo della bustarella sarebbe stato quello di assicurare che Ecclestone, anche dopo la cessione, rimanesse al comando del "circo" delle corse. Spregiudicato come sempre, in quella occasione fu "accecato dall'avidità e dal glamour" del suo ruolo, sostiene il quotidiano londinese.

Gribkowsky, già condannato a 8 anni dietro le sbarre, è ora il teste principale dell'accusa contro di lui. Il giudice è lo stesso che ha condannato il banchiere. Le prospettive per Ecclestone non sembrano buone, insomma, ma stamane è entrato in aula a Monaco, per la prima udienza, baldanzoso come al solito, accolto dai suoi avvocati come un re. Eppure anche per i re viene l'ora di scendere dal trono. Già abbandonato dalla affascinante (e altissima - lo sovrastava di mezzo metro) moglie Slavica dopo un divorzio costato una fortuna, eclissato nelle pagine dei tabloid dalle figlie Tamara e Petra, bollato nel gennaio scorso da un verdetto dell'Alta Corte di Londra come un testimone "bugiardo e inaffidabile", il piccolo grande Bernie appare vicino all'uscita di scena. A meno che, giunto all'ultima curva, non compia l'ennesimo sorpasso a sorpresa, lasciando tutti a bocca aperta.