NEW YORK - "Dobbiamo domare il Selvaggio West Digitale". In America non accade spesso che un procuratore generale lanci un appello, o addirittura un grido di guerra, a mezzo stampa. Lo fa Eric Schneiderman, attorney general dello Stato di New York, con questo titolo-shock, in un articolo sul New York Times. Schneiderman non si esprime in modo generico: fa nomi e cognomi, cita casi concreti di cui si sta occupando come magistrato. Denuncia una tendenza inquietante. I protagonisti dell'economia digitale spesso si considerano al di sopra delle leggi. Magari col pretesto che queste norme sono antiquate, ancronistiche, furono pensate in un'altra epoca e per altri soggetti. La tendenza a ignorare o calpestare le regole diventa tanto più diffusa, se le aziende online fanno anche parte di quella che si definisce la "share economy", l'economia della condivisione.
Benedette dall'etichetta del consumo frugale, della sostenibilità, della libertà di accesso, le aziende di questo moderno "terzo settore" - diverso dal capitalismo tradizionale ma anche dal settore pubblico - si ammantano di una superiorità morale, in nome della quale si ribellano ad ogni sorta di costrizione. Cominciando, naturalmente, dalle tasse. I casi di cui il procuratore generale si sta occupando a New York sono emblematici.
Airbnb è una società nata a San Francisco da un'idea geniale: consentire a chiunque voglia farlo di trasformare la propria casa in un bed&breakfast, di affittare occasionalmente una camera da letto a viaggiatori di passaggio. Airbnb ha creato il mercato virtuale, online, dove l'offerta e la domanda si possono incontrare: chi è disposto ad accogliere in casa un visitatore a prezzo modico; e chi sta cercando un alloggio di breve durata meno caro di un hotel. Il successo è stato travolgente, oggi Airbnb viene valutata 10 miliardi di dollari, il suo raggio d'azione si estende a 192 paesi. Ma col successo dovrebbero arrivare anche doveri e responsabilità. Lo Stato di New York vuole tutelare gli utenti di Airbnb così come tutela i clienti degli alberghi, per esempio vigilando sul rispetto delle normative antincendio. Vanno tutelati anche i vicini di casa.
Mentre quando io prendo una camera d'albergo so già che sarò circondato da un viavai di altri viaggiatori, chi abita in un tranquillo condominio residenziale non è preparato al fatto che il suo vicino di pianerottolo lasci entrare miriadi di sconosciuti a ogni ora del giorno e della notte. Infine, piccolo particolare, perché gli affitta-camere di Airbnb non devono pagare la tassa di soggiorno come gli albergatori? Apriti cielo, di fronte a queste richieste Airbnb ha reagito con proteste vibrate, dipingendosi come la vittima di ritorsioni e vendette istigate dal vecchio capitalismo. Poi, guarda caso, davanti alla pressione dello Stato e della magistratura, Airbnb ha improvvisamente cancellato dai suoi elenchi ben 2.000 affitta-camere dal suo sito newyorchese. Alcuni di questi, si è scoperto, erano albergatori di professione che avevano trovato un paradiso fiscale nel cuore di Manhattan.
Un altro caso di cui si occupa Schneiderman è Uber, il celebre servizio di taxi alternativi. Nato anche questo a San Francisco, con un software speciale che mette in contatto chi ha bisogno di un passaggio in auto e chi è disposto a darlo: non necessariamente tassisti di professione. Uber ormai è un fenomeno mondiale. Avversato in molte città d'Europa dalle lobby dei tassisti tradizionali. E non c'è dubbio (lo riconosce lo stesso Schneiderman) che queste start-up disturbino interessi costituiti, corporazioni, rendite parassitarie. "Ma perché Uber dev'essere lasciato libero di infliggere tariffe otto volte superiori durante una nevicata o un nubifragio, com'è accaduto quest'inverno a Manhattan", si chiede il procuratore.
Benedette dall'etichetta del consumo frugale, della sostenibilità, della libertà di accesso, le aziende di questo moderno "terzo settore" - diverso dal capitalismo tradizionale ma anche dal settore pubblico - si ammantano di una superiorità morale, in nome della quale si ribellano ad ogni sorta di costrizione. Cominciando, naturalmente, dalle tasse. I casi di cui il procuratore generale si sta occupando a New York sono emblematici.
Airbnb è una società nata a San Francisco da un'idea geniale: consentire a chiunque voglia farlo di trasformare la propria casa in un bed&breakfast, di affittare occasionalmente una camera da letto a viaggiatori di passaggio. Airbnb ha creato il mercato virtuale, online, dove l'offerta e la domanda si possono incontrare: chi è disposto ad accogliere in casa un visitatore a prezzo modico; e chi sta cercando un alloggio di breve durata meno caro di un hotel. Il successo è stato travolgente, oggi Airbnb viene valutata 10 miliardi di dollari, il suo raggio d'azione si estende a 192 paesi. Ma col successo dovrebbero arrivare anche doveri e responsabilità. Lo Stato di New York vuole tutelare gli utenti di Airbnb così come tutela i clienti degli alberghi, per esempio vigilando sul rispetto delle normative antincendio. Vanno tutelati anche i vicini di casa.
Mentre quando io prendo una camera d'albergo so già che sarò circondato da un viavai di altri viaggiatori, chi abita in un tranquillo condominio residenziale non è preparato al fatto che il suo vicino di pianerottolo lasci entrare miriadi di sconosciuti a ogni ora del giorno e della notte. Infine, piccolo particolare, perché gli affitta-camere di Airbnb non devono pagare la tassa di soggiorno come gli albergatori? Apriti cielo, di fronte a queste richieste Airbnb ha reagito con proteste vibrate, dipingendosi come la vittima di ritorsioni e vendette istigate dal vecchio capitalismo. Poi, guarda caso, davanti alla pressione dello Stato e della magistratura, Airbnb ha improvvisamente cancellato dai suoi elenchi ben 2.000 affitta-camere dal suo sito newyorchese. Alcuni di questi, si è scoperto, erano albergatori di professione che avevano trovato un paradiso fiscale nel cuore di Manhattan.
Un altro caso di cui si occupa Schneiderman è Uber, il celebre servizio di taxi alternativi. Nato anche questo a San Francisco, con un software speciale che mette in contatto chi ha bisogno di un passaggio in auto e chi è disposto a darlo: non necessariamente tassisti di professione. Uber ormai è un fenomeno mondiale. Avversato in molte città d'Europa dalle lobby dei tassisti tradizionali. E non c'è dubbio (lo riconosce lo stesso Schneiderman) che queste start-up disturbino interessi costituiti, corporazioni, rendite parassitarie. "Ma perché Uber dev'essere lasciato libero di infliggere tariffe otto volte superiori durante una nevicata o un nubifragio, com'è accaduto quest'inverno a Manhattan", si chiede il procuratore.