MILANO - Un sondaggio sull'euro, la permanenza nella moneta unica e Bruxelles. Il 25 maggio i cittadini sono chiamati a votare per le elezioni europee; un appuntamento elettorale che rappresenta a detta di tutti gli osservatori una (ennesima) consultazione sulla divisa comune e l'architettura comunitaria, soprattutto per i suoi aspetti economici. Ma mai come questa volta, anche sulla scorta della forza dei movimenti euroscettici in molti Paesi, il risultato rischia di essere travolgente per l'Ue. Proviamo a capire, attraverso la risposta ad alcune semplici domande, come si comporteranno gli italiani nelle urne del 25 maggio. Chiediamo di dirci in che "condizioni" sceglierebbero di rimanere o uscire dall'euro (ESPRIMI LA TUA OPINIONE), e se - in tre parole - con la moneta unica la nostra vita sia "meglio o peggio". Allo stesso tempo, il sondaggio è utile anche per capire quante conoscenze effettive si hanno in merito.
SONDAGGIO: gli Italiani e l'euro
Dal 1° gennaio del 2002 l'euro è entrato ufficialmente nelle tasche degli italiani e mai come in occasione delle prossime elezioni europee del 25 maggio si è sentito criticato, se non addirittura minacciato. L'affermazione francese del Front National di Marine Le Pen, insieme a molti altri movimenti euroscettici nel Vecchio Continente, testimonia come i lunghi anni della crisi economica abbiano rafforzato le posizioni di chi si schiera contro l'Unione europea nella sua attuale configurazione, il cui simbolo è appunto la moneta unica.
EUROBAROMETRO. L'onda contro l'Europa rischia di perdersi in rivoli di M. RICCI
Il problema della governance economica europea c'è e nessuno si può nascondere dietro un dito. Anche la recente crisi finanziaria ha mostrato come altri Paesi, Stati Uniti in primis, fossero dotati di strumenti che hanno consentito maggiore incisività nell'azione di contrasto alla recessione, affidati in primo luogo alla Banca centrale. In Europa, tutto avviene con troppa lentezza e lo certificano anche le discussioni sull'Unione bancaria, progetto onorevole ma che ha bisogno di anni per realizzarsi, quando le istituzioni finanziarie saltano dall'oggi al domani in tempi di chiari di luna per i mercati. La mutualizzazione del debito tra i Paesi membri, l'azione comune contro l'emergenza lavoro a scapito di altri interessi: tutti temi sul tavolo che rischiano di perdersi nelle lotte tra fazioni, che a Bruxelles non sono interessi di quartiere o provinciali, ma riguardano interi Stati.
Discorsi "alti", per certi versi; ma in queste elezioni si guarda anche al cuore, e alle tasche, della gente. I detrattori della divisa comune hanno avuto buon gioco ad attaccarla citando la perdita di potere d'acquisto delle famiglie. Nel periodo tra il 2001 e il 2012, ad esempio, le famiglie italiane hanno visto la propria capacità di spesa crollare del 16,8%, con un passo di gambero che non ha pari nell'Ue. Ma fare i conti senza l'oste della crisi economica rappresenta un'analisi solo parziale, risponde chi nell'euro ci crede. E fornisce allora altri dati. Ad esempio, nel 2002 l'incidenza del debito pubblico sul Pil era al 105,4%. Nel 2011 ha superato la soglia del 120% e oggi siamo sopra il 132% e ci resteremo ancora per un po'. In valore assoluto, quando l'euro è stato introdotto eravamo intorno a 1.350 miliardi, oggi siamo sopra quota 2.000. Eppure, la spesa per interessi è rimasta costante durante la fase della moneta unica, con i picchi legati all'apice della crisi dell'euro, se calcolata in rapporto al Pil. Avremmo ricevuto la stessa fiducia dai mercati se non fossimo stati agganciati a Germania & Co., si chiede chi difende l'adesione a Bruxelles?
Ancora, la disoccupazione tricolore si è stabilizzata in questi primi mesi del 2014 al top dall'inizio delle serie storiche dell'Istat, che risalgono al 1977. Inutile dire che, prima dell'euro, i livelli attuali del 12,7% non c'erano. Ma è colpa della moneta unica o di altro? Per i detrattori, l'impossibilità di governare il tasso di cambio e attuare le sistematiche svalutazioni viste a più riprese con la lira hanno imbrigliato la sovranità italiana e le potenzialità della sua industria, soprattutto per l'export. Per i sostenitori, svalutare è solo un maquillage che camuffa i reali ritardi del tessuto industriale italiano (competitività, innovazione, regole del lavoro) e agganciare il blocco della moneta unica è stato piuttosto un salvagente contro mari ben più tempestosi: volevate fare la fine dell'Argentina?, ricordano come un monito. Tra pochi giorni i cittadini europei, e italiani, potranno rispondere col voto, dando eventualmente corpo ai timori degli scettici o sostenendo i convinti fautori della valuta unica e dell'Unione europea.
SONDAGGIO: gli Italiani e l'euro
Dal 1° gennaio del 2002 l'euro è entrato ufficialmente nelle tasche degli italiani e mai come in occasione delle prossime elezioni europee del 25 maggio si è sentito criticato, se non addirittura minacciato. L'affermazione francese del Front National di Marine Le Pen, insieme a molti altri movimenti euroscettici nel Vecchio Continente, testimonia come i lunghi anni della crisi economica abbiano rafforzato le posizioni di chi si schiera contro l'Unione europea nella sua attuale configurazione, il cui simbolo è appunto la moneta unica.
EUROBAROMETRO. L'onda contro l'Europa rischia di perdersi in rivoli di M. RICCI
Il problema della governance economica europea c'è e nessuno si può nascondere dietro un dito. Anche la recente crisi finanziaria ha mostrato come altri Paesi, Stati Uniti in primis, fossero dotati di strumenti che hanno consentito maggiore incisività nell'azione di contrasto alla recessione, affidati in primo luogo alla Banca centrale. In Europa, tutto avviene con troppa lentezza e lo certificano anche le discussioni sull'Unione bancaria, progetto onorevole ma che ha bisogno di anni per realizzarsi, quando le istituzioni finanziarie saltano dall'oggi al domani in tempi di chiari di luna per i mercati. La mutualizzazione del debito tra i Paesi membri, l'azione comune contro l'emergenza lavoro a scapito di altri interessi: tutti temi sul tavolo che rischiano di perdersi nelle lotte tra fazioni, che a Bruxelles non sono interessi di quartiere o provinciali, ma riguardano interi Stati.
Discorsi "alti", per certi versi; ma in queste elezioni si guarda anche al cuore, e alle tasche, della gente. I detrattori della divisa comune hanno avuto buon gioco ad attaccarla citando la perdita di potere d'acquisto delle famiglie. Nel periodo tra il 2001 e il 2012, ad esempio, le famiglie italiane hanno visto la propria capacità di spesa crollare del 16,8%, con un passo di gambero che non ha pari nell'Ue. Ma fare i conti senza l'oste della crisi economica rappresenta un'analisi solo parziale, risponde chi nell'euro ci crede. E fornisce allora altri dati. Ad esempio, nel 2002 l'incidenza del debito pubblico sul Pil era al 105,4%. Nel 2011 ha superato la soglia del 120% e oggi siamo sopra il 132% e ci resteremo ancora per un po'. In valore assoluto, quando l'euro è stato introdotto eravamo intorno a 1.350 miliardi, oggi siamo sopra quota 2.000. Eppure, la spesa per interessi è rimasta costante durante la fase della moneta unica, con i picchi legati all'apice della crisi dell'euro, se calcolata in rapporto al Pil. Avremmo ricevuto la stessa fiducia dai mercati se non fossimo stati agganciati a Germania & Co., si chiede chi difende l'adesione a Bruxelles?
Ancora, la disoccupazione tricolore si è stabilizzata in questi primi mesi del 2014 al top dall'inizio delle serie storiche dell'Istat, che risalgono al 1977. Inutile dire che, prima dell'euro, i livelli attuali del 12,7% non c'erano. Ma è colpa della moneta unica o di altro? Per i detrattori, l'impossibilità di governare il tasso di cambio e attuare le sistematiche svalutazioni viste a più riprese con la lira hanno imbrigliato la sovranità italiana e le potenzialità della sua industria, soprattutto per l'export. Per i sostenitori, svalutare è solo un maquillage che camuffa i reali ritardi del tessuto industriale italiano (competitività, innovazione, regole del lavoro) e agganciare il blocco della moneta unica è stato piuttosto un salvagente contro mari ben più tempestosi: volevate fare la fine dell'Argentina?, ricordano come un monito. Tra pochi giorni i cittadini europei, e italiani, potranno rispondere col voto, dando eventualmente corpo ai timori degli scettici o sostenendo i convinti fautori della valuta unica e dell'Unione europea.