MILANO - La ripresa economica resta debole. Ancora di più sul fronte dei consumi. Lo rileva l'indicatore Confcommercio (Icc) che registra una diminuzione del 2,1% in termini tendenziali e - peggio ancora - una flessione dello 0,1% rispetto a febbraio. Certo il dato sull'anno è condizionato dalla Pasqua caduta ad aprile anziché a marzo come nel 2013: si tratta infatti di un "elemento che ha comportato sensibili effetti sulle dinamiche registrate da alcuni capitoli di spesa. La media mobile a tre mesi, corretta dai fattori stagionali conferma la stabilità registrata nei mesi più recenti".
Per il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, quello di oggi è un dato peggiore del previsto che dimostra come la primavera dei consumi non sia ancora arrivata. Di fatto "si conferma un'Italia in bilico tra due stagioni molto diverse". La prima stagione, rileva Sangalli, "è quella di un'Italia in cui i segnali di ripresa, per quanto deboli, autorizzano un po' di ottimismo: penso al segno positivo della produzione industriale, ai 73mila posti di lavoro in più di marzo e al clima di fiducia delle famiglie che non era così alto da tempo, dopo l'annuncio delle riforme del governo Renzi e il bonus di 80 euro in busta paga a maggio. L'altra Italia, quella del mercato interno, invece, continua a soffrire ed è ferma al palo perché le famiglie ancora scontano gli effetti della crisi, e di conseguenza sono costrette a ridurre i consumi, rinunciando a molte spese, o rinviandole a tempi migliori".
In sostanza per il presidente di Confcommercio c'è una grande voglia di ripartire che deve essere sostenuta: "Il governo Renzi - prosegue Sangalli - dispone di un importante capitale di fiducia che deve essere sostenuto e valorizzato realizzando quella ricetta che da tempo portiamo avanti: + riforme + lavoro - tasse - spesa pubblica. E per ridurre in modo strutturale la pressione fiscale bisogna imboccare un percorso certo, sostenibile di riduzione generalizzata delle aliquote Irperf. Solo così potremmo ricostituire il reddito delle famiglie, tornato ai livelli di quasi 30 anni fa e sospingere la domanda interna che, per consumi e investimenti vale l'80% del Pil e che può favorire una ripresa più robusta e duratura".
Nel dettaglio si rilevano, rispetto allo scorso anno, variazioni positive per la spesa reale in beni e servizi per le comunicazioni (+4,4%), in beni e servizi per ricreativi (+0,8%). Le riduzioni più significative si sono registrate per gli alimentari le bevande ed i tabacchi (-3,9%), l'abbigliamento e le calzature (-3,4%) e gli alberghi, pasti e consumazioni fuori casa (-3,2%). In calo è risultata anche la spesa per i beni e servizi per la mobilità (-2,5%) al cui interno le vendite di auto a privati sono tornate a registrare, dopo un trimestre, segno negativo tendenza che stando alle prime indicazioni è stata confermata anche ad aprile.
Per il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, quello di oggi è un dato peggiore del previsto che dimostra come la primavera dei consumi non sia ancora arrivata. Di fatto "si conferma un'Italia in bilico tra due stagioni molto diverse". La prima stagione, rileva Sangalli, "è quella di un'Italia in cui i segnali di ripresa, per quanto deboli, autorizzano un po' di ottimismo: penso al segno positivo della produzione industriale, ai 73mila posti di lavoro in più di marzo e al clima di fiducia delle famiglie che non era così alto da tempo, dopo l'annuncio delle riforme del governo Renzi e il bonus di 80 euro in busta paga a maggio. L'altra Italia, quella del mercato interno, invece, continua a soffrire ed è ferma al palo perché le famiglie ancora scontano gli effetti della crisi, e di conseguenza sono costrette a ridurre i consumi, rinunciando a molte spese, o rinviandole a tempi migliori".
In sostanza per il presidente di Confcommercio c'è una grande voglia di ripartire che deve essere sostenuta: "Il governo Renzi - prosegue Sangalli - dispone di un importante capitale di fiducia che deve essere sostenuto e valorizzato realizzando quella ricetta che da tempo portiamo avanti: + riforme + lavoro - tasse - spesa pubblica. E per ridurre in modo strutturale la pressione fiscale bisogna imboccare un percorso certo, sostenibile di riduzione generalizzata delle aliquote Irperf. Solo così potremmo ricostituire il reddito delle famiglie, tornato ai livelli di quasi 30 anni fa e sospingere la domanda interna che, per consumi e investimenti vale l'80% del Pil e che può favorire una ripresa più robusta e duratura".
Nel dettaglio si rilevano, rispetto allo scorso anno, variazioni positive per la spesa reale in beni e servizi per le comunicazioni (+4,4%), in beni e servizi per ricreativi (+0,8%). Le riduzioni più significative si sono registrate per gli alimentari le bevande ed i tabacchi (-3,9%), l'abbigliamento e le calzature (-3,4%) e gli alberghi, pasti e consumazioni fuori casa (-3,2%). In calo è risultata anche la spesa per i beni e servizi per la mobilità (-2,5%) al cui interno le vendite di auto a privati sono tornate a registrare, dopo un trimestre, segno negativo tendenza che stando alle prime indicazioni è stata confermata anche ad aprile.