MILANO - I buoni propositi del governo Renzi non convincono l'Unione europea che lamentano l'ennesimo ritardo nel pagamento dei debiti da parte della Pubblica amministrazione. A questo punto, dopo le elezioni europee del prossimo 25 maggio, Bruxelles aprira una procedura d'infrazione nei confronti dello Stato.
L'annuncio è arrivato dal vice presidente della Commissione europea e commissario all'Industria, Antonio Tajani che nel corso di un incontro con l'Ance ha spiegato di aver "dato mandato per preparare la lettera di messa in mora" riguardo all'attuazione della direttiva europea per il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione in vigore dal primo gennaio del 2013.
"Da quello che mi dicono - ha spiegato - la riunione del 5 maggio (fra il governo italiano e la Commissione europea, ndr) non è andata bene e sarò costretto ad aprire la procedura di infrazione. E' evidente e chiara la volontà di non pagare: il ministero dell'Economia e della finanze non vuole pagare i debiti della pubblica amministrazione ed è stato impedito anche all'attuale presidente del Consiglio, Matteo Renzi, di mantenere la promessa fatta nel primo discorso pubblico. Gli è stato impedito di fare un decreto e quindi è stato fatto un disegno di legge perché manca la volontà politica".
A questo punto "l'apertura della procedura di infrazione sui ritardi nei pagamenti della P.a. è inevitabile e sarà fatta dopo le elezioni europee". L'infrazione verrà comunicata solo dopo le elezioni in quanto Tajani, che è candidato all'Europarlamento, è sospeso dalla carica di commissario fino al 26 maggio.
La replica del Mef. Nel pomeriggio arriva la risposta del Tesoro. "Il Ministero dell'Economia e delle Finanze ricorda che il Governo italiano ha affrontato con grande determinazione il problema" dei debiti della Pa. "Può essere utile ricordare", prosegue via XX Settembre, "che la stima in 91 miliardi dello stock del debito effettuata dalla Banca d'Italia nel 2013, attraverso una indagine campionaria dal lato dei creditori, riguardava l'intero importo dei debiti potenziali, inclusi i debiti non ancora scaduti e quelli non esigibili in quanto oggetto di contenzioso o di verifiche tra le parti. Più recentemente, nel suo bollettino 2/2014 dello scorso aprile, la Banca d'Italia ha affermato che 'si può valutare, con un certo grado di approssimazione, che poco più della metà dei debiti rilevati alla fine del 2012 fosse 'esigibile', ossia presentasse un ritardo nei pagamenti superiore agli accordi contrattuali'. Tale stima è certamente plausibile".
Il Tesoro ricorda ancora che "tra luglio 2013 e marzo 2014 risultano effettivamente già pagati ai creditori debiti arretrati per 23,5 miliardi di euro; sommando a questo importo le richieste effettuate dalle amministrazioni debitrici per accedere alle ulteriori risorse finanziarie messe a disposizione dal Governo si ottiene una stima analoga a quella indicata nel bollettino di aprile della Banca d'Italia". Ancora, i decreti "35 e 102 del 2013 nonché il decreto legge 66 del 2014 hanno stanziato complessivamente 60 miliardi di euro". Quanto all'esecutivo Renzi, il governo in carica "è quindi intervenuto d'urgenza per completare il finanziamento delle pubbliche amministrazioni finalizzato al pagamento dello stock di debiti pregressi, e ha definito un quadro di norme che hanno il duplice scopo di impedire la formazione di un nuovo stock di debito e garantire ai creditori pagamenti entro i termini di legge", conclude il Mef.
L'annuncio è arrivato dal vice presidente della Commissione europea e commissario all'Industria, Antonio Tajani che nel corso di un incontro con l'Ance ha spiegato di aver "dato mandato per preparare la lettera di messa in mora" riguardo all'attuazione della direttiva europea per il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione in vigore dal primo gennaio del 2013.
"Da quello che mi dicono - ha spiegato - la riunione del 5 maggio (fra il governo italiano e la Commissione europea, ndr) non è andata bene e sarò costretto ad aprire la procedura di infrazione. E' evidente e chiara la volontà di non pagare: il ministero dell'Economia e della finanze non vuole pagare i debiti della pubblica amministrazione ed è stato impedito anche all'attuale presidente del Consiglio, Matteo Renzi, di mantenere la promessa fatta nel primo discorso pubblico. Gli è stato impedito di fare un decreto e quindi è stato fatto un disegno di legge perché manca la volontà politica".
A questo punto "l'apertura della procedura di infrazione sui ritardi nei pagamenti della P.a. è inevitabile e sarà fatta dopo le elezioni europee". L'infrazione verrà comunicata solo dopo le elezioni in quanto Tajani, che è candidato all'Europarlamento, è sospeso dalla carica di commissario fino al 26 maggio.
La replica del Mef. Nel pomeriggio arriva la risposta del Tesoro. "Il Ministero dell'Economia e delle Finanze ricorda che il Governo italiano ha affrontato con grande determinazione il problema" dei debiti della Pa. "Può essere utile ricordare", prosegue via XX Settembre, "che la stima in 91 miliardi dello stock del debito effettuata dalla Banca d'Italia nel 2013, attraverso una indagine campionaria dal lato dei creditori, riguardava l'intero importo dei debiti potenziali, inclusi i debiti non ancora scaduti e quelli non esigibili in quanto oggetto di contenzioso o di verifiche tra le parti. Più recentemente, nel suo bollettino 2/2014 dello scorso aprile, la Banca d'Italia ha affermato che 'si può valutare, con un certo grado di approssimazione, che poco più della metà dei debiti rilevati alla fine del 2012 fosse 'esigibile', ossia presentasse un ritardo nei pagamenti superiore agli accordi contrattuali'. Tale stima è certamente plausibile".
Il Tesoro ricorda ancora che "tra luglio 2013 e marzo 2014 risultano effettivamente già pagati ai creditori debiti arretrati per 23,5 miliardi di euro; sommando a questo importo le richieste effettuate dalle amministrazioni debitrici per accedere alle ulteriori risorse finanziarie messe a disposizione dal Governo si ottiene una stima analoga a quella indicata nel bollettino di aprile della Banca d'Italia". Ancora, i decreti "35 e 102 del 2013 nonché il decreto legge 66 del 2014 hanno stanziato complessivamente 60 miliardi di euro". Quanto all'esecutivo Renzi, il governo in carica "è quindi intervenuto d'urgenza per completare il finanziamento delle pubbliche amministrazioni finalizzato al pagamento dello stock di debiti pregressi, e ha definito un quadro di norme che hanno il duplice scopo di impedire la formazione di un nuovo stock di debito e garantire ai creditori pagamenti entro i termini di legge", conclude il Mef.