Economia

Bce: "Non fu l'economia a spingere lo spread". Pronte nuove misure

Dal bollettino mensile della Banca centrale europea emerge che furono soprattutto il rischio contagio e liquidità a mettere in crisi l'Italia. L'Eutower prepara nuovi interventi contro la bassa inflazione, ma non inizierà la stretta monetaria. Il calo del prezzi di cui hanno beneficiato Francia e Germania, non ha coinvolto però i consumatori del nostro paese

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MILANO - Il balzo dello spread, la differenza di rendimento tra Btp e Bund, che nel 2011 fece aleggiare sull'Italia lo spettro del default non fu legato del tutto ai fondamentali dell'economia. E' quanto si legge nel bollettino mensile della Bce, che cita uno studio del 2013 Hordahl e Tristani: "I risultati delle stime indicano che il fattore non fondamentale è economicamente significativo e, in svariate circostanze, contribuisce notevolmente alla determinazione dei differenziali di rendimento osservati per paesi come Italia e Spagna dall'inizio del 2011", laddove in Grecia "i differenziali sembrano essere stati influenzati pressochè interamente dai fondamentali".

Spread. In sostanza, secondo la Bce, tra il settembre 2008 e il maggio 2011, l'avversione al rischio degli investitori, i rischi di credito specifico ai singoli paesi percepiti dai mercati, i rischi di liquidità e gli effetti di contagio "hanno tutti avuto un ruolo fondamentale nell'ascesa dei differenziali di rendimento di Grecia, Irlanda, Portogallo, Italia e Spagna". In particolare, "i primi segnali di effetti di contagio dalla Grecia" hanno influenzato "gli andamenti dei differenziali di rendimento nei paesi con fondamentali più deboli, come Irlanda, Portogallo, Italia, Spagna e, in misura molto minore, Belgio e Francia" e "i paesi con fondamentali ritenuti più deboli, in particolare con condizioni di bilancio più sfavorevoli, erano in genere più vulnerabili agli effetti di contagio".

Omt. La Banca centrale europea rivendica, dunque, l'efficacia della strategia seguita dal 2012 con l'annuncio delle operazioni Omt (il piano di acquisto di titoli di Stato condizionati dalle riforme) che hanno calmierato la corsa dello spread: "Ad esempio, a metà settembre 2012 i differenziali sul debito sovrano di Italia e Spagna erano calati di circa 250-350 punti base rispetto al picco di luglio", ricorda la Bce, "essi hanno inoltre continuato a ridursi ininterrottamente durante l'intero 2012. Nel 2012-2013 i differenziali sovrani italiani e spagnoli per le scadenze decennali sono ulteriormente diminuiti, toccando 230 punti base nell'autunno del 2013 e 180 punti base nella primavera del 2014", prosegue la Bce.

Inflazione. Memore di questa strategia l'Eurotower è pronta a intervenire ancora "anche con strumenti non convenzionali" per combattere, questa volta "i rischi connessi con un periodo troppo prolungato di bassa inflazione". La Bce spera che l'effetto annuncio faccia la sua parte, ma gli economisti di Francoforte hanno limato fra uno e due decimali le loro previsioni sull'inflazione dell'Eurozona, portandole a 0,9% per il 2014, a 1,3% per il 2015 e a 1,5% per il 2016. Di certo la Bce non ha alcuna intenzione di agire sul tassi d'interesse confermati lo scorso 8 maggio allo 0,25%. Anzi è possibile che il prossimo consiglio direttivo del 5 giugno intervenga riducendo ancora il margine d'interesse.

Italia. Nonostante il calo dell'inflazione nell'area dell'euro, "in Spagna e Italia i consumi di beni durevoli sono calati drasticamente a indicazione che i consumatori non hanno beneficiato dei ribassi di prezzo".  Con una dinamica opposta a quelle di Francia e Germania. Peggio, in Italia il valore aggiunto dell'industria è rimasto inferiore del 17% ai livelli pre-crisi, il divario maggiore registrato nell'Eurozona: la Germania si è riportata sulla parità, mentre la Spagna cede il 7% e la Frnaica il 9%.

Previsioni. Gli economisti e i centri studi privati hanno rialzato di un decimale, a 1,1%, la loro stima di crescita dell'Eurozona per il 2014, lasciando invariata quella per il 2015 (1,5%) e 2016 (1,7%). Lo rileva la Bce, secondo cui "ciò implica un rafforzamento continuo, benchè graduale, dell'attività economica nei prossimi anni". Preoccupa, invece, l'alto livello di disoccupazione.