ROMA - Casalinghe per vocazione o per mancanza di opportunità, decine di migliaia di donne del Sud sono entrate nel mercato del lavoro per mantenere la famiglia, visto che a rimanere disoccupati sono stati sopratutto li uomini (più 107,4% tra il 2008 e il 2013). Non hanno avuto scelta, e si sono dovute accontentare di quello che c'era, tant'è che è esplosa l'occupazione femminile nei servizi alle imprese (più 123.000 unità nel 2013) e nei servizi alle famiglie (più 126.000). Sono diventate, loro malgrado, "breadwinner", come le difinisce l'Istat: uniche portatrici di reddito per le loro famiglie.
"Fanno le badanti, le baby sitter - spiega Linda Laura Sabbadini, direttore del dipartimento per le statistiche sociali e ambientali dell'Istat - le cameriere: è una delle ragioni per la quale l'occupazione femminile ha tenuto negli anni della crisi. La seconda ragione è l'allungamento dell'età pensionabile". I numeri confermano il "riequilibrio" dei generi dovuto alla crisi: tra il 2008 e il 2013 l'occupazione maschile si è ridotta di 973.000 unità ,a quella femminile solo di 11.000, anche per il forte apposto delle lavoratrici straniere (359.000).
Rapporto Istat 2014: La recessione è finita, ma l'Italia è nella palude
Dal 2008 a oggi le famiglie in cui l'unica persona occupata è una donna sono 591.000 in più, con un aumento del 34,5% in cinque anni. Le madri "breadwinner" sono raddoppiate, passando da 157.000 a 309.000; ma lo sono anche le mogli lavoratrici uniche senza figli (passano da 66.000 a 119.000) e naturalmente sono aumentate le madri lavoratrici che vivono da sole con i figli (da 427.000 a 556.000, più 30,1%).
I giovani sono sempre più marginali
Però c'è una differenza sostanziale tra Centro-Nord e Sud: mentre nel primo caso le famiglie con il solo uomo occupato sono rimaste stabili, nel Mezzogiorno sono fortemente dininuite, pasando dal 32,5 al 30,2%, diminuzione dunque forzatamente compensata da quel più 10,1% di donne lavoratrici uniche. Tra le madri 15-49enni si segnala una più alta incidenza, rispetto alle single e alle donne senza figli, di occupazioni operaie, di professioni non qualificate e di lavoro parzialmente standard.
In generale, rispetto a tutto l'universo delle lavoratrici madri, peggiora la situazione di conciliazione dei tempi di vita delle donne. Cresce la quota di donne occupate in gravidanza che non lavora più a due anni di distanza dal parto (22,3% nel 2012 contro 18,4% nel 2005, e nel Mezzogiorno arriva al 29,8%). Inoltre aumenta la quota di occupate con figli piccoli che lamentano difficoltà di conciliazione: nel 2012 sono il 42,7% contro il 38,6% del 2005.
"Fanno le badanti, le baby sitter - spiega Linda Laura Sabbadini, direttore del dipartimento per le statistiche sociali e ambientali dell'Istat - le cameriere: è una delle ragioni per la quale l'occupazione femminile ha tenuto negli anni della crisi. La seconda ragione è l'allungamento dell'età pensionabile". I numeri confermano il "riequilibrio" dei generi dovuto alla crisi: tra il 2008 e il 2013 l'occupazione maschile si è ridotta di 973.000 unità ,a quella femminile solo di 11.000, anche per il forte apposto delle lavoratrici straniere (359.000).
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Dal 2008 a oggi le famiglie in cui l'unica persona occupata è una donna sono 591.000 in più, con un aumento del 34,5% in cinque anni. Le madri "breadwinner" sono raddoppiate, passando da 157.000 a 309.000; ma lo sono anche le mogli lavoratrici uniche senza figli (passano da 66.000 a 119.000) e naturalmente sono aumentate le madri lavoratrici che vivono da sole con i figli (da 427.000 a 556.000, più 30,1%).
I giovani sono sempre più marginali
Però c'è una differenza sostanziale tra Centro-Nord e Sud: mentre nel primo caso le famiglie con il solo uomo occupato sono rimaste stabili, nel Mezzogiorno sono fortemente dininuite, pasando dal 32,5 al 30,2%, diminuzione dunque forzatamente compensata da quel più 10,1% di donne lavoratrici uniche. Tra le madri 15-49enni si segnala una più alta incidenza, rispetto alle single e alle donne senza figli, di occupazioni operaie, di professioni non qualificate e di lavoro parzialmente standard.
In generale, rispetto a tutto l'universo delle lavoratrici madri, peggiora la situazione di conciliazione dei tempi di vita delle donne. Cresce la quota di donne occupate in gravidanza che non lavora più a due anni di distanza dal parto (22,3% nel 2012 contro 18,4% nel 2005, e nel Mezzogiorno arriva al 29,8%). Inoltre aumenta la quota di occupate con figli piccoli che lamentano difficoltà di conciliazione: nel 2012 sono il 42,7% contro il 38,6% del 2005.