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Da Berlusconi a Grillo, quando lo spread è protagonista del voto

Stella polare degli ultimi quattro governi, la differenza di rendimento tra Btp e Bund è diventata un'arma elettorale fuori dei soliti schemi. La fiammata prima del voto europeo, è stata letale al Movimento 5 Stelle. Premiato chi infonde sicurezza ai mercati
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MILANO - Da Berlusconi a Grillo, il protagonista è sempre lo spread, la differenza di rendimento tra i titoli di stato tedeschi e italiani. Fino all'estate 2011 quasi se ne ignorava l'esistenza, poi si è ritrovato ad essere protagonista delle ultime due campagne elettorali ed è diventato la stella polare degli ultimi quattro governi. Il punto massimo è stato di 574 punti registrati il 9 novembre 2011, il giorno in cui il presidente Giorgio Napolitano, ha nominato senatore Mario Monti, ora vale 160 punti.

A quei livelli è arrivato sotto l'ultimo governo Berlusconi: per l'ex premier lo spread non era altro che una "bufala" il cui aumento è costato agli italiani "poco meno di 6 miliardi". Per il suo sucessore, Mario Monti, invece, è stata una missione: "Il calo di 100 punti porterebbe a regime risparmi per 20 miliardi l'anno". Il professore fu chiamato dal presidente della Repubblica a risollevare le sorti del…
MILANO - Da Berlusconi a Grillo, il protagonista è sempre lo spread, la differenza di rendimento tra i titoli di stato tedeschi e italiani. Fino all'estate 2011 quasi se ne ignorava l'esistenza, poi si è ritrovato ad essere protagonista delle ultime due campagne elettorali ed è diventato la stella polare degli ultimi quattro governi. Il punto massimo è stato di 574 punti registrati il 9 novembre 2011, il giorno in cui il presidente Giorgio Napolitano, ha nominato senatore Mario Monti, ora vale 160 punti.

A quei livelli è arrivato sotto l'ultimo governo Berlusconi: per l'ex premier lo spread non era altro che una "bufala" il cui aumento è costato agli italiani "poco meno di 6 miliardi". Per il suo sucessore, Mario Monti, invece, è stata una missione: "Il calo di 100 punti porterebbe a regime risparmi per 20 miliardi l'anno". Il professore fu chiamato dal presidente della Repubblica a risollevare le sorti del debito pubblico quando con l'aumento dello spread i Btp erano arrivati a un rendimento superiore al 7%, sfondando una soglia che gli economisti stimavano quella del non ritorno, uno sforamento che se fosse rimasto a lungo, avrebbe portato l'Italia sulla scia della Grecia.

E' la lettera della Ue del 3 agosto 2011 a rivelare al mondo le difficoltà italiane. Lo spread inizia a salire. I mercati non si fidano di Berlusconi e della sua capacità di guidare il Paese fuori dalle secche: gli investitori chiedono un premio al rischio sempre più alto per finanziare il debito italiano. Il percorso sembra lo stesso della Grecia. I Btp volano oltre il 6% e sfiorano diverse volte la soglia del 7% fino a convincere Berlusconi alle dimissioni. Al suo posto arriva Monti per portare avanti quelle manovra lacrime e sangue che "chiede l'Eurozona". Nell'estate 2012 l'ultima fiammata dello spread causata dalla crisi spagnola che rischia di contagiare l'Italia, poi il lento, ma costante calo.

Per Enrico Letta, alla guida del governo di grande coalizione tra il 2013 e lo scorso febbraio, lo spread sotto quota 200 punti era l'obiettivo dal quale ripartire, mentre per Matteo Renzi è quasi un non problema, visto che dallo scorso 22 febbraio è in costante calo. Anzi, si è rivelato un buon alleato durante l'ultima campagna elettorale in quanto la sua ultima fiammata è stata letta come un possibile rischio di vittoria alle elezioni europee da parte del M5Stelle. Beppe Grillo ha cercato di esorcizzarlo, definendolo "una stupidaggine", ma non è servito a nulla. E' bastato che a pochi giorni dal voto di domenica scorsa si diffondessero alcuni sondaggi che davano il Movimento 5 Stelle vicino al Pd per far salire la differenza di rendimento tra Btp e Bund sopra i 200 punti e spaventare gli elettori. Un voto foriero di instabilità politica avrebbe riportato l'Italia nel mirino della speculazione. Il risultato è stato che Matteo Renzi ha raggiunto il 40,8% dei voti e lo spread è tornato a scendere sotto quota 160 punti.