Economia

Confesercenti: da inizio anno perse 140 imprese al giorno tra turismo e commercio

Secondo l'Osservatorio, il saldo tra aperture e chiusure è negativo di quasi 17mila unità nei primi quattro mesi del 2014. La stretta dei consumi da parte delle famiglie pesa soprattutto su ristoranti e negozi "in sede fissa", mentre tengono gli ambulanti e cresce il commercio online. Verso fine attesa una piccola ripresa delle spese grazie ai bonus fiscali

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MILANO - Gli addetti ai lavori avranno anche stappato a sentire che la fiducia dei consumatori è tornata al top dal 2010, ma il ritmo delle vendite al dettaglio al momento resta da tragedia. E il dato generale trova conferma nel quadro tracciato dall'Osservatorio Confesercenti, secondo il quale la crisi di turismo e commercio continua anche quest'anno. Nei primi quattro mesi del 2014, secondo i dati dell'associazione, nei due settori hanno cessato l'attività 44.813 imprese: nello stesso periodo, le nuove aperture nel commercio e nel turismo sono state solo 28.016, per un saldo finale negativo di 16.797 unità. Significa quasi 140 imprese al giorno, o se preferite sei all'ora.

Entrambi i settori registrano più cessazioni che aperture: nel commercio il saldo di natimortalità delle imprese è -12.016, mentre nel turismo è di -4.781 attività. "Commercio e turismo - spiega Mauro Bussoni, segretario generale di Confesercenti - scontano duramente la crisi del mercato interno italiano, tuttora in atto: nei primi 4 mesi del 2014 le vendite commerciali, secondo le nostre stime, sono calate di altri 1,8 miliardi".

Il turismo, spiega Confesercenti, "sembra ancora lontano dall'uscita dalla crisi. Nei primi quattro mesi dell'anno il comparto alloggio, comprensivo di alberghi ed hotel, ha visto chiudere 972 imprese (8 al giorno) e solo 389 aperture, per una perdita secca di 583 unità. Negativo (-1.997) anche il dato dei bar, che da gennaio registrano, a fronte di 2.875 aperture, ben 4.872 chiusure (40 al giorno) e un saldo negativo di 1.997 imprese. Ancora peggio i ristoranti: nel periodo hanno chiuso circa 44 ogni giorno, per un totale di 5.334 cessazioni di impresa. Un rosso che il pur alto numero di nuove aperture (3.133) non riesce a colmare, portando il comparto a perdere 2.201 imprese".

Il commercio, aggiunge la nota, "sembra essersi ormai avviato verso una fase di destrutturazione, che premia i comparti che presentano meno spese di impresa. Cala infatti il dettaglio in sede fissa, che vede nei primi 4 mesi dell'anno 20.297 chiusure ed un saldo negativo di -10.945, mentre aumenta il commercio fuori dai negozi: le imprese che vendono attraverso internet mettono a segno un sostanziale equilibrio (+73), mentre il commercio su aree pubbliche cresce di 530 unità. E si conferma come l'unico comparto 'anti-crisi' del commercio. Male anche le imprese degli intermediari del commercio: tra gennaio e aprile ben 8.452 hanno cessato l'attività, per un dato finale in rosso di -1.674 aziende".

"La crisi italiana - iniziata a fine 2011 e concatenatasi alla recessione internazionale del 2007 - ha avuto pesanti ripercussioni sul mercato interno italiano, ed in particolare sulla spesa delle famiglie, dovute alle politiche di austerity messe in atto dal governo Monti e dal successivo governo Letta. In totale - sottolinea Confesercenti - nel 2013 i consumi sono stati di oltre 57,7 miliardi inferiori a quelli registrati nel 2008. Nonostante la cattiva partenza (con un calo di 1,8 miliardi di vendite commerciali nei primi quattro mesi dell'anno) secondo le nostre stime il 2014 porterà una timida variazione positiva dei consumi, nell'ordine dei 3 miliardi, anche grazie al bonus fiscale ai lavoratori dipendenti. L'effetto principale della contrazione della spesa è stato l'accelerazione delle chiusure delle imprese del commercio al dettaglio, che si rivolgono per definizione al mercato interno. Tra il 2009 e i primi 4 mesi del 2014 - aggiunge la nota - il saldo complessivo del commercio al dettaglio è negativo per 92.490 imprese: -12.478 nell'alimentare e -80.012 nel 'no food'. Particolarmente sofferente è stato il settore moda, che a fronte di una caduta di oltre 11 miliardi di consumi delle famiglie ha subito, dal 2009 ad aprile di quest'anno, una vera emorragia di chiusure, con un saldo finale in perdita di oltre 26mila unità".