Economia

Inflazione giù allo 0,5% nell'Eurozona.
Un'altra spinta per l'azione di Draghi

L'indice della crescita dei prezzi scende a maggio dallo 0,7% di aprile. Una nuova indicazione perché la Banca centrale europea prenda provvedimenti nel meeting di giovedì. I beni industriali e l'energia si muovono al ritmo più lento

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MILANO - I prezzi mandano segnali inequivocabili a Mario Draghi: la Bce deve intervenire. Ormai tutti si aspettano che la Banca centrale europea faccia qualcosa per contrastare la bassa inflazione e la forza dell'euro, al di là dell'atteso taglio dei tassi d'interesse con il probabile scivolamento in terreno negativo dei tassi sui depositi presso l'istituto centrale (Eurobarometro: la Bce acquisterà dollari). Secondo i dati Eurostat diffusi oggi, torna a scendere l'inflazione nell'Eurozona dove a maggio, su base annua, è stata pari allo 0,5% contro lo 0,7% di aprile. Si tratta dell'indicazione proveniente dalla prima stima resa nota dall'istituto di statistica comunitario; gli analisti si attendevano un dato stabile allo 0,7%. Già lo scorso marzo il tasso medio dell'inflazione nei 18 Paesi nell'area euro era stato pari allo 0,5%.



Si tratta dunque dello stesso livello di aumento dei prezzi registrato a marzo ed è lontano dall'obiettivo vicino ma sotto al 2% della Bce, le cui decisioni in materia di tassi ed eventuali misure straordinarie sono attese giovedì. Guardando alle componenti principali, il maggiore impatto sui prezzi è arrivato dai servizi (1,1 punti percentiali contro gli 1,6 di aprile), seguiti da cibo, alcol e tabacco (0,1 punti contro gli 0,7 di aprile), dai beni industriali non energetici (fermi, a fronte dello 0,1% di aprile) e dall'energia (stabile, contro il -1,2% di aprile).

La notizia odierna segue un'altra chiara indicazione giunta ieri dalla Germania: lì l'inflazione è scesa più di quanto previsto dagli analisti: l'indice armonizzato dei prezzi su base annua è aumentato dello 0,6%, contro il +1,1% di aprile. Su base mensile i prezzi sono in calo dello 0,3%. Gli analisti avevano puntato su un tasso annuo pari all'1%. Una ulteriore spinta all'azione di Draghi.