MILANO - Alitalia, dopo un lungo fidanzamento, celebra il matrimonio con gli emiri di Etihad, ormai è (quasi) ufficiale. E Milano non sa se far festa - molto difficile - o se (come allo stato pare assai più probabile) incassare l'ennesima coltellata alle spalle, probabilmente letale, dall'ex compagnia di bandiera all'aeroporto di Malpensa.
Il primo colpo basso è arrivato sette anni fa, quando l'aerolinea tricolore ha abbandonato il sogno di un hub a Milano cancellando dalla sera alla mattina sette milioni di passeggeri - mai più recuperati - dallo scalo bustocco. Ora, ancora una volta con la complicità del governo, Alitalia potrebbe tirare il colpo di grazia. Gli emiri di Abu Dhabi, nelle bozze di piano visionate finora a Roma, sono stati chiari: il traffico intercontinentale a Malpensa crescerà da 11 a 25 voli la settimana, buona parte dei quali cargo. In parallelo però, le norme d'ingaggio del trasporto aereo dovranno essere riviste per "liberalizzare" la presenza di Alitalia a Linate. Ampliando (se possibile) il tetto dei voli orari, oggi 18, liberalizzando le destinazioni anche a località extra Ue e - soprattutto - consentendo al gruppo guidato da Gabriele Del Torchio di riciclare su altre destinazioni, forse Abu Dhabi compresa, le rotte su Roma oggi sottoutilizzate a causa della concorrenza dell'alta velocità ferroviaria, che ha eroso passeggeri al traffico aereo. Una rivoluzione che rischia di trasformare Linate nel vero hub meneghino e di condannare Malpensa, a quel punto periferia dei cieli globali, all'oblio. Il governo, il cui obiettivo numero uno è salvare Alitalia dal precipizio su cui danza pericolosamente da mesi, è ovviamente pronto al sacrificio. E l'unico alleato potenziale per Milano, per assurdo, è la stessa Unione europea, che ha multato Palazzo Marino di 360 milioni sul caso Sea Handling, chiamata a dare l'ok a qualsiasi rivoluzione del trasporto aereo del Nord Italia.
Fiumicino uber alles. Allo stato, una cosa soltanto è certa: Etihad non ha alcuna intenzione di sconfessare le scelte sull'hub di Alitalia. Fiumicino rimarrà la scelta unica. E per marchiare a fuoco questa granitica certezza, Adia, il fondo infrastrutturale del Paese del Golfo, potrebbe addirittura rilevare una quota nel capitale della società che gestisce lo scalo romano. Non solo: gli emiri hanno fatto capire in mille salse che Malpensa, nei loro piani, è un fattore secondario. Buono al limite per fare da snodo del traffico merci. Il mercato business di Milano, è la loro teoria, preferisce Linate. I viaggiatori d'affari che vanno verso l'America saranno trasportati a Roma, quelli per il Far East, forse, direttamente ad Abu Dhabi dall'Idroscalo, senza passare da Malpensa. Un sogno? Mica tanto, se è vero che due mesi fa il governo aveva messo a punto un decreto legge ad hoc per venire incontro ai loro desiderata.
Se il city-airport diventerà il mini-hub di Milano, per Malpensa sarà una sorta di seconda condanna a morte, pronunciata proprio quando il meticoloso lavoro di gestione della Sea stava producendo qualche apprezzabile risultato. Etihad e i big europei faranno a gara per strapparsi il ricco traffico business da scarrozzare in giro per il mondo da Linate. E con un'offerta aumentata dallo scalo cittadino, il "cugino" in brughiera perderà quel poco di appeal che ancora gli era rimasto con i big globali. Con il rischio di un fuggi fuggi dei vettori conquistati negli anni scorsi - con molta fatica - per tappare il buco lasciato da Alitalia. "Sono molto preoccupato per Malpensa - ha ribadito ieri il governatore della Lombardia Roberto Maroni -. Se sarà penalizzata i 2.500 esuberi di Alitalia raddoppieranno causa gli esuberi nell'indotto dell'aeroporto milanese"
I desiderata del Golfo. Etihad ha proposto sul capitolo "Milano" una serie scalare di interventi. L'optimum, per gli sceicchi, sarebbe la liberalizzazione totale delle destinazioni da Linate (calmierate proprio per non penalizzare Malpensa), un aumento delle frequenze orarie di decolli e atterraggi dal Forlanini e la possibilità di sfruttare in Alitalia su altre destinazioni gli slot inutilizzati della Milano-Roma. L'operazione, anche con un decreto del governo, non è in discesa. Il network dal Forlanini è fissato dalla legge Bersani bis (richiede quindi un intervento normativo, come i limiti ai voli) mentre gli slot non sfruttati non vengono ridistribuiti dalle compagnie a piacere ma da AssoClearance, l'organizzazione del trasporto aereo che segue questo tipo di pratiche.
La compagnia del Golfo, non a caso, si accontenterebbe forse di tenere in casa i voli non sfruttati per la capitale (il treno ad alta velocità ha ormai stravinto la battaglia) per ridistribuirli su altre destinazioni complementari con il suo network. Rinunciando al resto delle richieste. Le conseguenze però sarebbero evidenti: Lufthansa, British Airways, Air France e Iberia utilizzerebbero Linate a piene mani per rubare il ricco traffico intercontinentale del Nord Italia. Etihad lo trasferirebbe nel Golfo o a Roma. E Malpensa rimarrebbe con il cerino in mano.
L'incognita Ue. Il governo, su questo fronte, si muove con cautela. Il dicastero del ministro Lupi ha preparato da settimane una bozza di decreto legge per aiutare Etihad e salvare Alitalia alla faccia di Malpensa. Tutto scritto nero su bianco grazie a un establishment del dicastero molto sensibile ai problemi dell'ex compagnia di bandiera. Tutti però avevano fatto i conti senza l'oste, l'Unione Europea: Bruxelles potrebbe mettersi di traverso sia al potenziamento delle frequenze di Linate che al "riciclo" di slot interno ad Alitalia. Lufthansa e British Airways hanno già messo in guardia la Comunità contro favoritismi di questo tipo. La partita è appena iniziata. Ma Malpensa, come già si è visto sette anni fa e nella partita dell'handling, ha pochi santi in paradiso.
Il primo colpo basso è arrivato sette anni fa, quando l'aerolinea tricolore ha abbandonato il sogno di un hub a Milano cancellando dalla sera alla mattina sette milioni di passeggeri - mai più recuperati - dallo scalo bustocco. Ora, ancora una volta con la complicità del governo, Alitalia potrebbe tirare il colpo di grazia. Gli emiri di Abu Dhabi, nelle bozze di piano visionate finora a Roma, sono stati chiari: il traffico intercontinentale a Malpensa crescerà da 11 a 25 voli la settimana, buona parte dei quali cargo. In parallelo però, le norme d'ingaggio del trasporto aereo dovranno essere riviste per "liberalizzare" la presenza di Alitalia a Linate. Ampliando (se possibile) il tetto dei voli orari, oggi 18, liberalizzando le destinazioni anche a località extra Ue e - soprattutto - consentendo al gruppo guidato da Gabriele Del Torchio di riciclare su altre destinazioni, forse Abu Dhabi compresa, le rotte su Roma oggi sottoutilizzate a causa della concorrenza dell'alta velocità ferroviaria, che ha eroso passeggeri al traffico aereo. Una rivoluzione che rischia di trasformare Linate nel vero hub meneghino e di condannare Malpensa, a quel punto periferia dei cieli globali, all'oblio. Il governo, il cui obiettivo numero uno è salvare Alitalia dal precipizio su cui danza pericolosamente da mesi, è ovviamente pronto al sacrificio. E l'unico alleato potenziale per Milano, per assurdo, è la stessa Unione europea, che ha multato Palazzo Marino di 360 milioni sul caso Sea Handling, chiamata a dare l'ok a qualsiasi rivoluzione del trasporto aereo del Nord Italia.
Fiumicino uber alles. Allo stato, una cosa soltanto è certa: Etihad non ha alcuna intenzione di sconfessare le scelte sull'hub di Alitalia. Fiumicino rimarrà la scelta unica. E per marchiare a fuoco questa granitica certezza, Adia, il fondo infrastrutturale del Paese del Golfo, potrebbe addirittura rilevare una quota nel capitale della società che gestisce lo scalo romano. Non solo: gli emiri hanno fatto capire in mille salse che Malpensa, nei loro piani, è un fattore secondario. Buono al limite per fare da snodo del traffico merci. Il mercato business di Milano, è la loro teoria, preferisce Linate. I viaggiatori d'affari che vanno verso l'America saranno trasportati a Roma, quelli per il Far East, forse, direttamente ad Abu Dhabi dall'Idroscalo, senza passare da Malpensa. Un sogno? Mica tanto, se è vero che due mesi fa il governo aveva messo a punto un decreto legge ad hoc per venire incontro ai loro desiderata.
Se il city-airport diventerà il mini-hub di Milano, per Malpensa sarà una sorta di seconda condanna a morte, pronunciata proprio quando il meticoloso lavoro di gestione della Sea stava producendo qualche apprezzabile risultato. Etihad e i big europei faranno a gara per strapparsi il ricco traffico business da scarrozzare in giro per il mondo da Linate. E con un'offerta aumentata dallo scalo cittadino, il "cugino" in brughiera perderà quel poco di appeal che ancora gli era rimasto con i big globali. Con il rischio di un fuggi fuggi dei vettori conquistati negli anni scorsi - con molta fatica - per tappare il buco lasciato da Alitalia. "Sono molto preoccupato per Malpensa - ha ribadito ieri il governatore della Lombardia Roberto Maroni -. Se sarà penalizzata i 2.500 esuberi di Alitalia raddoppieranno causa gli esuberi nell'indotto dell'aeroporto milanese"
I desiderata del Golfo. Etihad ha proposto sul capitolo "Milano" una serie scalare di interventi. L'optimum, per gli sceicchi, sarebbe la liberalizzazione totale delle destinazioni da Linate (calmierate proprio per non penalizzare Malpensa), un aumento delle frequenze orarie di decolli e atterraggi dal Forlanini e la possibilità di sfruttare in Alitalia su altre destinazioni gli slot inutilizzati della Milano-Roma. L'operazione, anche con un decreto del governo, non è in discesa. Il network dal Forlanini è fissato dalla legge Bersani bis (richiede quindi un intervento normativo, come i limiti ai voli) mentre gli slot non sfruttati non vengono ridistribuiti dalle compagnie a piacere ma da AssoClearance, l'organizzazione del trasporto aereo che segue questo tipo di pratiche.
La compagnia del Golfo, non a caso, si accontenterebbe forse di tenere in casa i voli non sfruttati per la capitale (il treno ad alta velocità ha ormai stravinto la battaglia) per ridistribuirli su altre destinazioni complementari con il suo network. Rinunciando al resto delle richieste. Le conseguenze però sarebbero evidenti: Lufthansa, British Airways, Air France e Iberia utilizzerebbero Linate a piene mani per rubare il ricco traffico intercontinentale del Nord Italia. Etihad lo trasferirebbe nel Golfo o a Roma. E Malpensa rimarrebbe con il cerino in mano.
L'incognita Ue. Il governo, su questo fronte, si muove con cautela. Il dicastero del ministro Lupi ha preparato da settimane una bozza di decreto legge per aiutare Etihad e salvare Alitalia alla faccia di Malpensa. Tutto scritto nero su bianco grazie a un establishment del dicastero molto sensibile ai problemi dell'ex compagnia di bandiera. Tutti però avevano fatto i conti senza l'oste, l'Unione Europea: Bruxelles potrebbe mettersi di traverso sia al potenziamento delle frequenze di Linate che al "riciclo" di slot interno ad Alitalia. Lufthansa e British Airways hanno già messo in guardia la Comunità contro favoritismi di questo tipo. La partita è appena iniziata. Ma Malpensa, come già si è visto sette anni fa e nella partita dell'handling, ha pochi santi in paradiso.