Economia

Fincantieri "confina" i fondi sovrani e i soci scomodi

Il colosso della cantieristica che a luglio sbarcherà in Borsa, introduce un limite statutario al 5% per evitare che eventuali azionisti ingombranti minino l'indipedenza del gruppo che si occupa di materie sensibili come trasporti, petrolio e navi per uso militare

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MILANO - In previsione della quotazione in Borsa, Fincantieri pone un limite al possesso di azioni per evitare eventuali imbarazzi con possibili azionisti ingombranti. La società guidata da Giusseppe Bono ha previsto nel suo statuto che nessun socio possa avere più del 5% del capitale, nel caso in cui invece un fondo sovrano o un'azionista scomodo rastrellasse più di questa soglia, i diritti di voto sarebbero comunque sterilizzati al 5% a prescidere dalla quota posseduta, e l'azionista sarebbe costretto a vendere la partecipazione in eccesso entro 12 mesi dalla data dell'acquisto.

Il vincolo risponde all'esigenza, che pur restando una società controllata dallo Stato, una volta privatizzata Fincantieri potrebbe subire pressioni da alcuni soci di peso, e occupandosi di materie sensibili come l'offshore per scopi petroliferi o le navi per uso militare, non vorrebbe trovarsi nell'imbarazzo di dover favorire alcuni committenti, per il fatto che questi sono anche azionisti.

Se per esempio il fondo sovrano di un Paese produttore di petrolio diventasse un socio importante, Fincantieri pone le premesse per non fare favoritismi rispetto agli altri clienti della divisione offshore del gruppo. Lo stesso vale nel caso in cui un fondo sovrano di un Paese inviso al governo Italiano e agli Stati Uniti, che sono sempre i maggiori committenti per le navi ad uso militare, rilevasse una quota significativa della società. Dopo aver chiesto ai suoi legali un parere pro veritate sulla questione, ovvero se la presenza di un investitore politico di peso possa arrecare un pregiudizio alla capacità dell'azienda di vincere commesse in tutto il mondo, Fincantieri ha quindi introdotto il blocco del 5% prima ancora di sbarcare sul mercato, in modo da evitare eventuali equivoci alla radice.

L'ultima grande azienda manifatturiera italiana ancora interamente controllata dallo stato dovrebbe sbarcare a Piazza Affari il prossimo 2 luglio, le autorizzazioni sono attese per il 12 giugno, mentre il road show con gli investitori istituzionale partirà lunedì 16 giugno. Sul mercato dovrebbe essere collocato fino al 49,9% del capitale, e un quinto dell'offerta globale sarà riservata ai piccoli investitori e ai dipendenti del gruppo italiano che probabilmente beneficeranno anche della bonus share.