Economia

Mutui, si amplia il divario tra richieste ed erogazioni. E dalla Bce non arriveranno benefici

Secondo le rilevazioni di aprile cresce la differenza tra quanto gli italiani chiedono e quanto riescono effettivamente ad ottenere dalle banche: è giunto al 20% (era solo dell'8% ad ottobre). Dalle cartucce di Draghi, però, è escluso questo tipo di prestiti

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MILANO - All'indomani delle decisioni senza precedenti della Bce - che ha deciso di iniettare liquidità sul mercato e aggiornare i minimi storici dei tassi d'interesse - una rilevazione sull'andamento dei mutui mette a nudo una delle difficoltà di applicazione della trasmissione del credito alla realtà.

Si tratta di una fotografia della sola situazione italiana, per altro filtrata attraverso l'occhio di un portale internet che coglie solo una fetta di mercato. Ma secondo le rilevazioni di mutui.it e facile.it, mentre i dati sul numero di erogazioni di mutuo da gennaio a oggi avevano fatto tornare il sorriso, quando oggetto d'esame sono gli importi erogati, la situazione è meno rosea. Ad aprile, le banche hanno prestato in media ai clienti, per l'acquisto di una casa, 106mila euro, dieci punti percentuali in meno rispetto alla rilevazione fatta ad ottobre 2013. L'analisi tanto delle richieste di mutuo quanto degli erogati registrati nello scorso aprile, ha messo in luce l'aumento del divario tra quanto gli italiani chiedono e quanto riescono effettivamente ad ottenere dalle banche, ormai giunto al 20% (era solo dell'8% ad ottobre). La richiesta media è salita del 7%: si punta ad ottenere 132mila euro, contro i 123mila dello scorso ottobre; l'erogato medio, di contro, è calato del 10%, fermandosi a poco più di 106mila euro.

In questa situazione, le mosse della Bce potranno poco. E' stato infatti deciso, per evitare l'incorrere in una bolla immobiliare, di escludere gli affidamenti per l'acquisto di abitazioni dal novero di prestiti "incentivati" dalla Banca centrale. Questa, infatti, da settembre offrirà alle banche la possibilità di chiedere soldi a basso costo, con l'impegno di restituirli entro quattro anni, in proporzione alla massa di crediti che hanno erogato dall'aprile scorso. L'Eurotower ha stimato in circa 400 miliardi questo primo bacino di liquidità da cui attingere. In seguito, ha indicato un meccanismo di incentivi/disincentivi per ricevere altra liquidità: ogni tre mesi, le banche potranno richiedere denari se dimostreranno di aver incrementato la loro massa di prestiti, a un ritmo maggiore rispetto a quanto fatto nei dodici mesi precedenti. Se invece dovessero chiedere liquidi, ma poi stringere i cordoni delle loro borse erogando meno credito del passato, verrebbero "puniti" con il dimezzamento a due anni della scadenza dei prestiti Bce.

Da questo conteggio, però, sono appunto esclusi i mutui immobiliari. La paura di un ritorno all'erogazione di "prestiti facili", in un contesto fragilissimo e ancora negativo per l'immobiliare, sconsigliava un'impostazione differente. Sta di fatto, che le banche non avranno interesse a erogare nuovi mutui a un ritmo accelerato, né per importi superiori. 

Una considerazione che si scontra con la realtà fotografata nell'indagine di cui sopra: mentre salgono gli importi richiesti - si passa da 129.000 a 138.000 euro in sei mesi (+6%) - cala la cifra media erogata, che passa da 129.000 a 117.000 euro (-10%). Così si amplia il divario tra richiesta ed erogazione (i due numeri divergono del 17%) e la percentuale finanziata - rispetto al valore degli immobili - scende al 55% (era al 62% nella rilevazione precedente).