Economia

Barclays, a rischio mille posti in Italia

Tra le ipotesi al vaglio della banca c'è la chiusura, entro il 2016, di 111 filiali italiane per concentrarsi su investimenti e grandi clienti. E' il terzo annuncio di questo tipo da parte del gruppo inglese dagli anni Ottanta

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MILANO - Manifestazione dei dipendenti di Barclays e dei sindacati, oggi a Milano, per protestare contro l'ipotesi del gruppo di uscire dal mercato italiano e licenziare un migliaio di lavoratori, tra cui 450 nel milanese (che arrivano a 500 in Lombardia). Nel frattempo, sono allo studio nuove iniziative di mobilitazione e non si esclude, riferiscono le sigle, di indire uno sciopero.

"E' una decisione assurda", osserva il segretario generale della Fiba Cisl milanese, Pier Paolo Merlini. "Il fatto è che - continua - ad oltre tre settimane dall'annuncio non abbiamo ricevuto nessuna informazione in più. Non sappiamo come avverrà questa uscita dall'Italia, con quale tempistica, cosa succederà ai lavoratori, ma anche ai clienti. All'azienda chiediamo chiarezza, sollecitiamo urgentemente un piano che ci faccia capire le sue intenzioni".

Per invocare chiarezza e trasparenza oggi i sindacati hanno invitato i lavoratori ad andare in ufficio vestiti di bianco. E' la terza volta che Barclays decide di uscire dal Paese. In concomitanza con il presidio, nella capitale britannica si è tenuta una riunione del Bgf, la versione inglese del Cae, il Comitato aziendale che riunisce i rappresentanti sindacali locali di una multinazionale, a cui, per l'Italia, ha partecipato una delegata della Fiba Cisl. L'idea è di creare una rete tra i sindacati dei Paesi coinvolti nel piano di dismissione.