MILANO - Un passo verso l'Europa, che ha messo nel mirino il sistema fiscale del Lussemburgo. E' arrivato dal ministero delle Finanze del Granducato, che ha risposto all'indagine lanciata dalla Commissione europea sugli accordi fiscali che le Autorità del Paese hanno preso con Fiat Finance and Trade, la società "tesoriera" del Lingotto. "Pronti a collaborare", è il messaggio lanciato dal Granducato ai Palazzi dell'Unione europea, dove sta salendo la pressione per mettere fine a pratiche fiscali che permettono alle multinazionali di abbattere l'imponibile, sfruttando gli anelli deboli della fiscalità nel Vecchio continente.
Oltre a dare la propria disponibilità, le autorità lussemburghesi si sono dette certe che l'accordo stipulato con Fiat rispetti le regole internazionali, in particolare il principio di libera concorrenza. Secondo la Commissione, infatti, è da verificare se gli accordi che alcune amministrazioni fanno con singole - grandi - controparti (è il caso di Fiat, ma anche Apple e Starbucks in Irlanda e Olanda) siano o meno a danno della concorrenza.
Oltre all'ultima indagine lanciata, il Lussemburgo si trova sotto la lente della Commissione perché avrebbe concesso aiuti di Stato a cento grandi imprese. Il giochetto riguarda i cosiddetti “Patent boxes”: meccanismi che riguardano le proprietà intellettuali. In pratica, una configurazione societaria per la quale la proprietà dell’invenzione o del marchio è in pancia a una holding lussemburghese e tutte le altre filiali del gruppo multinazionale, sparse nel mondo, pagano un contributo alla lussemburghese per poterla utilizzare. Il vantaggio consiste nella favorevole trattazione fiscale che il Lussemburgo concede sugli utili che le holding generano attraverso questa compravendita. Un altro dei tanti fari puntati contro pratiche che - in tempo di crisi e sacrifci - in molti non sono più disposti a sopportare.
Oltre a dare la propria disponibilità, le autorità lussemburghesi si sono dette certe che l'accordo stipulato con Fiat rispetti le regole internazionali, in particolare il principio di libera concorrenza. Secondo la Commissione, infatti, è da verificare se gli accordi che alcune amministrazioni fanno con singole - grandi - controparti (è il caso di Fiat, ma anche Apple e Starbucks in Irlanda e Olanda) siano o meno a danno della concorrenza.
Oltre all'ultima indagine lanciata, il Lussemburgo si trova sotto la lente della Commissione perché avrebbe concesso aiuti di Stato a cento grandi imprese. Il giochetto riguarda i cosiddetti “Patent boxes”: meccanismi che riguardano le proprietà intellettuali. In pratica, una configurazione societaria per la quale la proprietà dell’invenzione o del marchio è in pancia a una holding lussemburghese e tutte le altre filiali del gruppo multinazionale, sparse nel mondo, pagano un contributo alla lussemburghese per poterla utilizzare. Il vantaggio consiste nella favorevole trattazione fiscale che il Lussemburgo concede sugli utili che le holding generano attraverso questa compravendita. Un altro dei tanti fari puntati contro pratiche che - in tempo di crisi e sacrifci - in molti non sono più disposti a sopportare.