MILANO - Tango bond all'ultima puntata. Se lo augurano gli oltre 50mila obbligazionisti italiani che avevano investito nel debito argentino e che da anni aspettano risposte dal Paese che invece si rifiuta di rispettare gli impegni presi a livello internazionale. Inizia oggi a Washington, nel quartier generale della Banca mondiale, l'ultima udienza per la disputa fra l'Argentina e gli obbligazionisti italiani
Secondo la Tfa (la task force argentina), infatti, l'udienza potrebbe essere l'atto finale di una battaglia combattuta su molteplici fronti tra gli obbligazionisti e Buenos Aires, che si è protratta per molti anni "a causa del continuo rifiuto del Paese sudamericano ad onorare i propri impegni dopo un default internazionale senza precedenti".
L'Argentina affronta l'udienza presso la Banca mondiale proprio mentre la Corte Suprema degli Stati Uniti respinge il ricorso con il quale il governo chiedeva di poter non pagare oltre 1,3 miliardi di dollari agli hedge fund che detengono bond del Paese sudamericano finito in default nel 2001: sono i fondi che non aderirono al concambio sul debito.
Sebbene abbia recentemente negoziato con il Club di Parigi i termini di ripagamento del suo debito in default, l'Argentina continua a rifiutare qualsiasi accordo negoziale nei confronti degli altri creditori privati, inclusi il maggior gruppo di obbligazionisti che stanno perseguendo l'arbitrato Icsid.
Il collegio arbitrale ha programmato due settimane di udienza durante le quali saranno ascoltati i difensori delle parti nonchè numerosi tra funzionari governativi argentini, consulenti di economia, esperti di diritto argentino e tecnici impegnati nel calcolo degli ingenti danni sofferti dai piccoli creditori italiani.
La corte arbitrale ha chiesto inoltre di ascoltare anche la testimonianza di un esperto indipendente nominato a suo tempo dal Tribunale per la verifica del funzionamento della banca dati documentale approntata dagli obbligazionisti italiani. "L'Argentina è giunta alle battute finali della partita giocata da oltre un decennio di attività ostruzionistiche perpetrate in danno di decine di migliaia di piccoli risparmiatori italiani" afferma Nicola Stock, Presidente della Tfa.
Secondo la Tfa (la task force argentina), infatti, l'udienza potrebbe essere l'atto finale di una battaglia combattuta su molteplici fronti tra gli obbligazionisti e Buenos Aires, che si è protratta per molti anni "a causa del continuo rifiuto del Paese sudamericano ad onorare i propri impegni dopo un default internazionale senza precedenti".
L'Argentina affronta l'udienza presso la Banca mondiale proprio mentre la Corte Suprema degli Stati Uniti respinge il ricorso con il quale il governo chiedeva di poter non pagare oltre 1,3 miliardi di dollari agli hedge fund che detengono bond del Paese sudamericano finito in default nel 2001: sono i fondi che non aderirono al concambio sul debito.
Sebbene abbia recentemente negoziato con il Club di Parigi i termini di ripagamento del suo debito in default, l'Argentina continua a rifiutare qualsiasi accordo negoziale nei confronti degli altri creditori privati, inclusi il maggior gruppo di obbligazionisti che stanno perseguendo l'arbitrato Icsid.
Il collegio arbitrale ha programmato due settimane di udienza durante le quali saranno ascoltati i difensori delle parti nonchè numerosi tra funzionari governativi argentini, consulenti di economia, esperti di diritto argentino e tecnici impegnati nel calcolo degli ingenti danni sofferti dai piccoli creditori italiani.
La corte arbitrale ha chiesto inoltre di ascoltare anche la testimonianza di un esperto indipendente nominato a suo tempo dal Tribunale per la verifica del funzionamento della banca dati documentale approntata dagli obbligazionisti italiani. "L'Argentina è giunta alle battute finali della partita giocata da oltre un decennio di attività ostruzionistiche perpetrate in danno di decine di migliaia di piccoli risparmiatori italiani" afferma Nicola Stock, Presidente della Tfa.