MILANO - Bollette più leggere del 10% con risparmi, a regime, tra 1,9 e 2,9 miliardi di euro. Con l'obiettivo di rendere più competitive le imprese italiane, di far risparmiare i consumatori e ridurre i privilegi acquisiti. E' quanto emerge dalle slide preparate dal ministero dello Sviluppo economico in vista del varo del provvedimento: gran parte delle coperture verranno finanziate dalla spalmatura su 24 anziché 20 anni degli incentivi per il fotovoltaico; il governo dovrebbe recuperare tra i 700 e i 900 milioni.
Tra le voci dei tagli c'è anche lo stop agli sconti per il Vaticano e San Marino: non verranno confermati alla scadenza degli accordi attuali (rispettivamente quest'anno e il prossimo), per un gettito atteso di 10 o 20 milioni. Una leva ulteriore sulla quale agire, che peserebbe per ben 100-150 milioni, riguarda gli oneri generali di sistema dai quali sono attualmente esenti i consumatori connessi a reti private, per la quota di energia prodotta e autoconsumata. Ora, i titolari delle reti dovrebbero essere chiamati a contribuire agli oneri, inizialmente per una quota del 10% e poi via via di più.
Diranno addio agli sconti anche dipendenti ed ex dipendenti del settore elettrico che beneficiano di tariffe ridotte sulla base degli accordi sottoscritti nel contratto di lavoro nazionale: dal primo luglio pagheranno come tutti gli altri e lo Stato recuperarà 20 milioni di euro. Nel mirino anche le Ferrovie dello Stato: "Il regime tariffario speciale al consumo di Rfi", gruppo Fs, "è applicato dal primo gennaio 2015 ai soli consumi di energia elettrica impiegati per i trasporti rientranti nel servizio universale", i treni per i pendolari. La bozza impone "il divieto di traslare i maggiori oneri sui prezzi praticati" ai clienti e prevede incassi di 120 milioni per l'erario.
Ancora, si studia di modificare il meccanismo di finanziamento del Gestore dei Servizi Energetici, che pesa attualmente sui consumatori e i cui costi dovrebbero in futuro ricadere su chi utilizza effettivamente i suoi servizi, con un gettito atteso di 50 milioni. Sempre tra i risparmi "di sistema", invece, si prevede di spalmare su tre anni e portare a esaurimento dal 2013 il fondo che prevede la garanzia per i ricavi di Terna, il gestore della rete in alta tensione, anche in caso di calo della domanda.
Dal punto di vista infrastrutturale, l'obiettivo è quello di intervenire per eliminare i "colli di bottiglia" della rete. Ottimizzare il flusso della corrente porterebbe un gettito tra i 100 e i 300 milioni. In agenda ci sono anche interventi sul finanziamento del "decommissioning" nucleare, i costi per lo smantellamento delle vecchie centrali remunerati alla voce A2 delle bollette: passeranno alla fiscalità generale, con un risparmio sul conto energetico stimato tra 100 e 300 milioni.
Dal primo ottobre, inoltre, per "la comunicazione per la realizzazione, connessione e l'esercizio" dei piccoli impianti a fonti rinnovabili basterà un "modello unico approvato dal Ministero dello sviluppo" che sostituisce i modelli eventualmente adottati dai comuni, dai gestori di rete e dal Gse. Il modulo, si legge nella bozza del 'taglia bollette', deve contenere "esclusivamente" i dati anagrafici del richiedente, l'indirizzo dell'immobile e la dichiarazione di essere in possesso della dichiarazione fatta dal progettista.
Al Mse sono poi passate in rassegna una serie di misure il cui ritorno economico non è classificabile, ma che sarebbero di impatto notevole sul funzionamento del mercato elettrico. Si parla infatti di "introduzione di prezzi negativi" alla borsa elettrica, in corrispondenza dei picchi di produzione, con l'effetto di ridurre i prezzi medi.
Alla collaborazione con l'Antitrust è invece affidato il monitoraggio - da "intensificare" - sui comportamenti degli operatori, in modo da evitare comportamenti abusivi. Con la Guardia di Finanza e il Gse, invece, il governo punta a "verifiche capillari" dei benificiari di incentivi per le fonti rinnovabili, la cui crescita tumultuosa e poco controllata ha generato casi di speculazioni e comportamenti ai limiti della legalità.
Fuori dal mercato elettrico, le misure vagliate dal Mse riguardano il potenziamento delle infrastrutture per aumentare la capacità di importazione del gas. Andranno invece a scemare, con una quarantina di milioni di risparmi, gli incentivi per le quattro centrali a olio combustibile. Si passerà poi alla revisione delle infrastrutture regolate del gas (reti e stoccaggi) per contenerne i costi in una forchetta compresa tra 100 e 300 milioni.
Tra le voci dei tagli c'è anche lo stop agli sconti per il Vaticano e San Marino: non verranno confermati alla scadenza degli accordi attuali (rispettivamente quest'anno e il prossimo), per un gettito atteso di 10 o 20 milioni. Una leva ulteriore sulla quale agire, che peserebbe per ben 100-150 milioni, riguarda gli oneri generali di sistema dai quali sono attualmente esenti i consumatori connessi a reti private, per la quota di energia prodotta e autoconsumata. Ora, i titolari delle reti dovrebbero essere chiamati a contribuire agli oneri, inizialmente per una quota del 10% e poi via via di più.
Diranno addio agli sconti anche dipendenti ed ex dipendenti del settore elettrico che beneficiano di tariffe ridotte sulla base degli accordi sottoscritti nel contratto di lavoro nazionale: dal primo luglio pagheranno come tutti gli altri e lo Stato recuperarà 20 milioni di euro. Nel mirino anche le Ferrovie dello Stato: "Il regime tariffario speciale al consumo di Rfi", gruppo Fs, "è applicato dal primo gennaio 2015 ai soli consumi di energia elettrica impiegati per i trasporti rientranti nel servizio universale", i treni per i pendolari. La bozza impone "il divieto di traslare i maggiori oneri sui prezzi praticati" ai clienti e prevede incassi di 120 milioni per l'erario.
Ancora, si studia di modificare il meccanismo di finanziamento del Gestore dei Servizi Energetici, che pesa attualmente sui consumatori e i cui costi dovrebbero in futuro ricadere su chi utilizza effettivamente i suoi servizi, con un gettito atteso di 50 milioni. Sempre tra i risparmi "di sistema", invece, si prevede di spalmare su tre anni e portare a esaurimento dal 2013 il fondo che prevede la garanzia per i ricavi di Terna, il gestore della rete in alta tensione, anche in caso di calo della domanda.
Dal punto di vista infrastrutturale, l'obiettivo è quello di intervenire per eliminare i "colli di bottiglia" della rete. Ottimizzare il flusso della corrente porterebbe un gettito tra i 100 e i 300 milioni. In agenda ci sono anche interventi sul finanziamento del "decommissioning" nucleare, i costi per lo smantellamento delle vecchie centrali remunerati alla voce A2 delle bollette: passeranno alla fiscalità generale, con un risparmio sul conto energetico stimato tra 100 e 300 milioni.
Dal primo ottobre, inoltre, per "la comunicazione per la realizzazione, connessione e l'esercizio" dei piccoli impianti a fonti rinnovabili basterà un "modello unico approvato dal Ministero dello sviluppo" che sostituisce i modelli eventualmente adottati dai comuni, dai gestori di rete e dal Gse. Il modulo, si legge nella bozza del 'taglia bollette', deve contenere "esclusivamente" i dati anagrafici del richiedente, l'indirizzo dell'immobile e la dichiarazione di essere in possesso della dichiarazione fatta dal progettista.
Al Mse sono poi passate in rassegna una serie di misure il cui ritorno economico non è classificabile, ma che sarebbero di impatto notevole sul funzionamento del mercato elettrico. Si parla infatti di "introduzione di prezzi negativi" alla borsa elettrica, in corrispondenza dei picchi di produzione, con l'effetto di ridurre i prezzi medi.
Alla collaborazione con l'Antitrust è invece affidato il monitoraggio - da "intensificare" - sui comportamenti degli operatori, in modo da evitare comportamenti abusivi. Con la Guardia di Finanza e il Gse, invece, il governo punta a "verifiche capillari" dei benificiari di incentivi per le fonti rinnovabili, la cui crescita tumultuosa e poco controllata ha generato casi di speculazioni e comportamenti ai limiti della legalità.
Fuori dal mercato elettrico, le misure vagliate dal Mse riguardano il potenziamento delle infrastrutture per aumentare la capacità di importazione del gas. Andranno invece a scemare, con una quarantina di milioni di risparmi, gli incentivi per le quattro centrali a olio combustibile. Si passerà poi alla revisione delle infrastrutture regolate del gas (reti e stoccaggi) per contenerne i costi in una forchetta compresa tra 100 e 300 milioni.