MILANO - Ripresa fragile e disoccupazione a livelli inaccettabili. Chiude così la propria missione in Italia il Fondo monetario internazionale che chiede "interventi di politica economica rapida e coraggiosi". Gli stessi avviati dal presidente del Consiglio Matteo Renzi che, secondo il Fmi, "ha definito un programma ambizioso per riformare la legge elettorale, il mercato del lavoro, il sistema giudiziario e il settore pubblico" prioritario "per sbloccare il potenziale di crescita e la produttività dell'Italia".
Inoltre, secondo il Fmi all'Italia serve "anche un riequilibrio di bilancio volto a ridurre le aliquote fiscali e ad aumentare la spesa produttiva" perché questo "può sostenere la ripresa" che, comunque riprenderà da quest'anno trainata dall'export. In questo contesto gli esperti di Washington sottolineano come l'approvazione della delega fiscale fornisca "un quadro apprezzabile per semplificare e migliorare il sistema fiscale" e il contratto a tutele crescenti previsto dal Jobs Act possa aumentare "l'equità tramite la riduzione del dualismo specialmente se dovesse sostituire gli attuali contratti a tempo indeterminato".
Soddisfatto il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan secondo cui il Fmi "riconosce il ruolo fondamentale che le riforme avviate dal governo Renzi hanno nel riportare la crescita su un sentiero di crescita più robusto. Non ci hanno dato i pieni voti, ma sono buoni". La politica di bilancio - aggiunge il Fmi - "deve assicurare il delicato equilibrio tra collocare il rapporto debito Pil su un sentiero di riduzione ed evitare una stretta eccessiva che faccia deragliare la fragile ripresa economica". Come a dire che il taglio del debito devi arrivare soprattutto attraverso la crescita del Pil.
Anche perché dopo molti anni di "difficile risanamento" l'Italia è riuscita a costituire uno degli avanzi primari di bilancio più elevati di tutta l'area euro: "Un fattore chiave per il rafforzamento della fiducia". Proprio in questa direzione il governo prosegue sul fronte delle privatizzazioni "come descritto nel Def: è e resta un piano importante e ambizioso" ha detto Padoan.
Il Fmi sostiene, inoltre, che il sistema bancario italiano debba sviluppare il mercato dei debiti deteriorati e per aiutare le banche ad istituire società di gestione dei crediti in sofferenza, "si potrebbero valutare misure regolatorie o incentivi fiscali, garantendo che gli attivi deteriorati siano trasferiti a valore di mercato". E sempre sul fronte bancario, Padoan ha sottolineato come le misure prese a inizio mese dalla Bce siamo "molto importanti sul lato della maggiore propensione delle banche a concedere credito. Le misure varate dal governo facilitano dall'altro lato, cioè l'accesso al credito da parte delle imprese e di conseguenza mi aspetto che ci sarà più credito e più investimenti".
"Il termine 'gabbie salariali' è demodè. Evoca un periodo nel quale non si parlava di riforma della P.a. e di meccanismi di incentivi", dice il ministro dell'Economia, parlando dell'esortazione dell'Fmi di "differenziare i salari pubblici a livello regionale" che qualcuno interpreta appunto come una nuova edizione delle gabbie salariali. La raccomandazione del Fondo - spiega il ministro - "va letta con gli occhiali di oggi. Noi intanto abbiamo fatto la riforma della P.a.".
Inoltre, secondo il Fmi all'Italia serve "anche un riequilibrio di bilancio volto a ridurre le aliquote fiscali e ad aumentare la spesa produttiva" perché questo "può sostenere la ripresa" che, comunque riprenderà da quest'anno trainata dall'export. In questo contesto gli esperti di Washington sottolineano come l'approvazione della delega fiscale fornisca "un quadro apprezzabile per semplificare e migliorare il sistema fiscale" e il contratto a tutele crescenti previsto dal Jobs Act possa aumentare "l'equità tramite la riduzione del dualismo specialmente se dovesse sostituire gli attuali contratti a tempo indeterminato".
Soddisfatto il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan secondo cui il Fmi "riconosce il ruolo fondamentale che le riforme avviate dal governo Renzi hanno nel riportare la crescita su un sentiero di crescita più robusto. Non ci hanno dato i pieni voti, ma sono buoni". La politica di bilancio - aggiunge il Fmi - "deve assicurare il delicato equilibrio tra collocare il rapporto debito Pil su un sentiero di riduzione ed evitare una stretta eccessiva che faccia deragliare la fragile ripresa economica". Come a dire che il taglio del debito devi arrivare soprattutto attraverso la crescita del Pil.
Anche perché dopo molti anni di "difficile risanamento" l'Italia è riuscita a costituire uno degli avanzi primari di bilancio più elevati di tutta l'area euro: "Un fattore chiave per il rafforzamento della fiducia". Proprio in questa direzione il governo prosegue sul fronte delle privatizzazioni "come descritto nel Def: è e resta un piano importante e ambizioso" ha detto Padoan.
Il Fmi sostiene, inoltre, che il sistema bancario italiano debba sviluppare il mercato dei debiti deteriorati e per aiutare le banche ad istituire società di gestione dei crediti in sofferenza, "si potrebbero valutare misure regolatorie o incentivi fiscali, garantendo che gli attivi deteriorati siano trasferiti a valore di mercato". E sempre sul fronte bancario, Padoan ha sottolineato come le misure prese a inizio mese dalla Bce siamo "molto importanti sul lato della maggiore propensione delle banche a concedere credito. Le misure varate dal governo facilitano dall'altro lato, cioè l'accesso al credito da parte delle imprese e di conseguenza mi aspetto che ci sarà più credito e più investimenti".
"Il termine 'gabbie salariali' è demodè. Evoca un periodo nel quale non si parlava di riforma della P.a. e di meccanismi di incentivi", dice il ministro dell'Economia, parlando dell'esortazione dell'Fmi di "differenziare i salari pubblici a livello regionale" che qualcuno interpreta appunto come una nuova edizione delle gabbie salariali. La raccomandazione del Fondo - spiega il ministro - "va letta con gli occhiali di oggi. Noi intanto abbiamo fatto la riforma della P.a.".