Economia

Canone Rai in base al reddito e torri a Piazza Affari

Il governo accelera sul riassetto della televisione di Stato: Renzi vuole che la nuova convenzione sia pronta entro l'anno prossimo. Cambierà l'imposta, ma resta il nodo pubblicità: un canale senza spot lascerebbe troppo spazio a Mediaset. Al lavoro anche sugli sprechi

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MILANO - Il percorso di quotazione di Rai Way è iniziato con la missione dei consulenti finanziari di viale Mazzini a Roma. La strada, però, è ancora lunga: resta da individuare l'advisor per cui sarebbero in lizza Lazard che già cura la quotazione di Poste e Banca Leonardo. Nella migliore delle ipotesi la controllata Rai che gestisce le torri di trasmissione del segnale televisivo potrebbe arrivare a Piazza Affari a fine anno, più probabilmente, però, lo sbarco si realizzerà all'inizio del 2015: la società è valutata intorno al miliardo di euro, viale Mazzini collocando il 30% del capitale potrebbe così incassare 300 milioni di euro. Per rimettere in sesto i conti della società l'esecutivo ha messo in cima alla lista delle priorità anche la lotta all'evasione del canone, pari al 26% degli abbonati: una situazione che non ha pari in Europa e drena oltre 500 milioni di ricavi annui alla società.

A questo punto non è escluso che si arrivi a un nuova forma di pagamento. Sul piatto ci sono almeno tre ipotesi: canone collegato all'utenza elettrica come in Francia; canone coordinato alla residenza; canone rapportato alla capacità di spesa con un meccanismo che abolisca l'imposta uguale per tutti: insomma si potrebbe arrivare a pagare in base al reddito.

Il governo, tuttavia, ha fretta di di rivoluzionare la televisione di Stato. Di più: l'idea è quella di accelerare i tempi sulla definizione della nuova convenzione (di fatto la definizione della tv). Quella in vigore scade nel 2016, Renzi vorrebbe varare la nuova entro l'anno prossimo. A settembre, quindi, partiranno le consultazioni online sia tra gli addetti ai lavori che tra i cittadini comuni: l'operazione potrebbe durare 60 giorni per poi arrivare alla stipula della nuova convenzione in pochi mesi. 

Renzi ha in mente dai tempi della prima Leopolda (novembre 2010) una tv pubblica slegata dalla pubblicità: come i due canali Bbc, che affidano solo a Channel 4 il confronto col mercato, rappresentando un volano per l'industria audiovisiva. È prevedibile che si punti ad almeno una rete senza pubblicità, con il rischio però di lasciare campo libero a Mediaset che di già raccoglie il 56% di tutta la pubblicità televisiva.

Senza dimenticare, ovviamente il sistema di sprechi che afflige viale Mazzini: dai 330 milioni per mantenere i volti noti dello spettacolo, nonostante a bilancio ci siano già costi per un miliardo per pagare gli stipendi, al meccanismo delle fiction le cui puntante hanno tutte un costo medio di realizzazione più alto del resto del mercato.