BERLINO - E' uno schiaffo alla partnership franco tedesca, e uno schiaffo all'Europa. Così, dietro il silenzio ufficiale e al di là della formale dichiarazione di Siemens, che "rispetta e comprende la scelta", la Germania di Angela Merkel reagisce alla decisione del presidente francese François Hollande di preferire un mix di intervento pubblico e di intese con gli americani di General Electric rispetto a un accordo con i tedeschi di Siemens e i giapponesi di Mitsubishi per salvare Alstom, l'illustre ma malandato marchio d'eccellenza high tech della Quinta repubblica.
La scelta è stata approvata oggi dal Cda dell'azienda che ratifica così l'annuncio di ieri del ministro dell'Economia francese, Arnaud Montebourg, che ha usato toni patriottici-nazionalisti ai confini dell'arroganza. "Lo Stato francese si è liberato dai complessi, difende gli interessi economici della Francia, eserciterà vigilanza patriottica", egli ha detto, ricorrendo a un vocabolario che evoca alla lontana più Marine Le Pen che non Charle de Gaulle.
La soluzione per salvare la "Ferrari dei treni ad alta velocità" sarà la seguente: lo Stato francese, ignorando il problema del suo alto iperindebitamento, dei dettami di Maastricht, del Patto di stabilità e del fiscal compact, acquisterà la maggioranza delle azioni di Alstom attualmente di proprietà del gruppo Bouygues, e quindi diverrà azionista di riferimento col 20 per cento del pacchetto. Contemporaneamente Alstom verrà semi-smembrata: verranno formate tre joint ventures con GE nei comparti turbine, energie rinnovabili, infrastrutture. I francesi rileveranno da GE il suo comparto ferrovie e segnaletica ferroviaria, peraltro obsolescente (gli americani producono soprattutto pesanti locomotive diesel elettriche e obsoleti, scomodi treni ad alta velocità).
L'occasione di creare con Siemens e i giapponesi oggi un polo europeo delle turbine e dell'energia, e forse domani una sinergia nell'alta velocità ferroviaria, sembra gettata nel cestino da Hollande. Parigi obietta che un accordo con Siemens avrebbe sollevato le obiezioni delle autorità anti-cartello europee. Ma obiezioni del genere sono probabili anche contro l'intesa con gli americani, visto che insieme GE e Alstom controllerebbero circa il 62 per cento della produzione mondiale di turbine a gas per l'energia.
Per la Germania, la scelta di Hollande è - a livello economico ma anche politico - un nuovo segnale d'inaffidabilità e imprevedibilità della Francia, tra l'incapacità (o mancanza di volontà) del potere francese di varare riforme che invece in Italia Renzi sta tentando, volo del Front National (definito "estremista e fascista" dal governo federale) alle europee, declino industriale ed economico. E perdurante rifiuto dei francesi di lanciare nuovi progetti di cooperazione. Come ad esempio sarebbero raccomandabili nel campo militare, e non solo. Dirigismo statalista e no alle riforme in politica economica, noncuranza verso i conti sovrani, crescita del nazionalpopulismo, in una potenza atomica ai confini occidentali: visto dalla capitale federale, quello francese è uno scenario da incubo. Il partner privilegiato, il grande amico e alleato dai tempi della storica riconciliazione postbellica tra Adenauer e de Gaulle, è irriconoscibile. L'Italia di Renzi elogiato da Merkel come "el matador" appare al momento ben più affidabile nell'Eurozona e nella Ue in generale.
La scelta è stata approvata oggi dal Cda dell'azienda che ratifica così l'annuncio di ieri del ministro dell'Economia francese, Arnaud Montebourg, che ha usato toni patriottici-nazionalisti ai confini dell'arroganza. "Lo Stato francese si è liberato dai complessi, difende gli interessi economici della Francia, eserciterà vigilanza patriottica", egli ha detto, ricorrendo a un vocabolario che evoca alla lontana più Marine Le Pen che non Charle de Gaulle.
La soluzione per salvare la "Ferrari dei treni ad alta velocità" sarà la seguente: lo Stato francese, ignorando il problema del suo alto iperindebitamento, dei dettami di Maastricht, del Patto di stabilità e del fiscal compact, acquisterà la maggioranza delle azioni di Alstom attualmente di proprietà del gruppo Bouygues, e quindi diverrà azionista di riferimento col 20 per cento del pacchetto. Contemporaneamente Alstom verrà semi-smembrata: verranno formate tre joint ventures con GE nei comparti turbine, energie rinnovabili, infrastrutture. I francesi rileveranno da GE il suo comparto ferrovie e segnaletica ferroviaria, peraltro obsolescente (gli americani producono soprattutto pesanti locomotive diesel elettriche e obsoleti, scomodi treni ad alta velocità).
L'occasione di creare con Siemens e i giapponesi oggi un polo europeo delle turbine e dell'energia, e forse domani una sinergia nell'alta velocità ferroviaria, sembra gettata nel cestino da Hollande. Parigi obietta che un accordo con Siemens avrebbe sollevato le obiezioni delle autorità anti-cartello europee. Ma obiezioni del genere sono probabili anche contro l'intesa con gli americani, visto che insieme GE e Alstom controllerebbero circa il 62 per cento della produzione mondiale di turbine a gas per l'energia.
Per la Germania, la scelta di Hollande è - a livello economico ma anche politico - un nuovo segnale d'inaffidabilità e imprevedibilità della Francia, tra l'incapacità (o mancanza di volontà) del potere francese di varare riforme che invece in Italia Renzi sta tentando, volo del Front National (definito "estremista e fascista" dal governo federale) alle europee, declino industriale ed economico. E perdurante rifiuto dei francesi di lanciare nuovi progetti di cooperazione. Come ad esempio sarebbero raccomandabili nel campo militare, e non solo. Dirigismo statalista e no alle riforme in politica economica, noncuranza verso i conti sovrani, crescita del nazionalpopulismo, in una potenza atomica ai confini occidentali: visto dalla capitale federale, quello francese è uno scenario da incubo. Il partner privilegiato, il grande amico e alleato dai tempi della storica riconciliazione postbellica tra Adenauer e de Gaulle, è irriconoscibile. L'Italia di Renzi elogiato da Merkel come "el matador" appare al momento ben più affidabile nell'Eurozona e nella Ue in generale.