Disoccupati di lungo periodo e donne:
le sfide per l'Europa del lavoro
di RAFFAELE RICCIARDI
Il rapporto trimestrale della Commissione europea mostra un quadro in miglioramento, ma restano alcuni nodi centrali da sciogliere. L'Italia a braccetto di Cipro è l'unica a peggiorare. Cresce la mobilità dei lavoratori, soprattutto dal Sud del Vecchio Continente
MILANO - Disoccupati di lungo periodo, famiglie a basso reddito e donne. Sono queste, secondo la Commissione europea, le sfide che il Vecchio Continente deve affrontare sul fronte sociale e del lavoro. Nella rassegna trimestrale sull'occupazione e la situazionesociale si riconosce che il mercato del lavoro dell'Ue "si sta gradualmente riprendendo e, per la prima volta dal 2011, il Pil, l'occupazione e i redditi delle famiglie tornano a crescere. Tuttavia, la disoccupazione di lunga durata continua ad aumentare e la situazione delle famiglie a basso reddito non è migliorata". Nel documento della Commissione europea si sottolineano anche "difficoltà persistenti per le donne in termini di disoccupazione e sottoccupazione", mentre si focalizza l'atenzione sulla "mobilità dei lavoratori, confermando l'aumento dei tassi di occupazione e i livelli di istruzione sempre più elevati dei lavoratori mobili".
Tra i recenti segnali positivi, …
Tra i recenti segnali positivi, …
MILANO - Disoccupati di lungo periodo, famiglie a basso reddito e donne. Sono queste, secondo la Commissione europea, le sfide che il Vecchio Continente deve affrontare sul fronte sociale e del lavoro. Nella rassegna trimestrale sull'occupazione e la situazionesociale si riconosce che il mercato del lavoro dell'Ue "si sta gradualmente riprendendo e, per la prima volta dal 2011, il Pil, l'occupazione e i redditi delle famiglie tornano a crescere. Tuttavia, la disoccupazione di lunga durata continua ad aumentare e la situazione delle famiglie a basso reddito non è migliorata". Nel documento della Commissione europea si sottolineano anche "difficoltà persistenti per le donne in termini di disoccupazione e sottoccupazione", mentre si focalizza l'atenzione sulla "mobilità dei lavoratori, confermando l'aumento dei tassi di occupazione e i livelli di istruzione sempre più elevati dei lavoratori mobili".
Tra i recenti segnali positivi, la rassegna trimestrale segnala la creazione di posti di lavoro nel settore privato, soprattutto in quello dei servizi, e il costante, seppur moderato, calo della disoccupazione. Gli attuali livelli di occupazione (con circa 224 milioni di occupati) sono comunque ancora inferiori a quelli precedenti la crisi (circa 230 milioni di occupati a metà del 2008) e il tasso di disoccupazione resta prossimo ai suoi massimi storici (10,4% nell'aprile 2014, a seguito di un picco massimo del 10,9% osservato durante la prima metà del 2013). Guardando all'Italia, non è certo motivo di vanto per il Belpaese il fatto di essere citato, assieme a Cipro, come il caso di "contrasto rispetto al quadro positivo generale: sono i Paesi nei quali l'occupazione ha continuato a calare anche nel primo trimestre del 2014". Ma a preoccupare maggiormente Bruxelles è la disoccupazione di lunga durata, in aumento proprio nei Paesi con i tassi di disoccupazione più elevati. Una classifica che vede questa volta l'Italia migliorare.
"La situazione del mercato del lavoro rimane molto difficile per i giovani sotto i 25 anni, con un tasso di disoccupazione nell'aprile 2014 del 22,5%, mentre la crescita dell'occupazione ha finora beneficiato soprattutto i lavoratori più anziani (55-64). I giovani sono anche quelli più duramente colpiti dalla sottoccupazione e si sentono scoraggiati nella ricerca di un lavoro", annota ancora la Commissione.
Le donne continuano a lavorare meno: "Anche se i divari di genere nell'UE si sono ridotti negli ultimi anni, gli ultimi dati disponibili indicano che la disoccupazione cala meno tra le donne che tra gli uomini. Inoltre, le donne tendono a essere significativamente più colpite dalla sottoccupazione in tutte le fasce d'età (lavoro a tempo parziale non volontario) e persistono notevoli differenze tra paesi per quanto riguarda i tassi di partecipazione delle donne al mercato del lavoro e il loro orario lavorativo", si legge nel report.
Muoversi all'interno dell'Ue resta un'arma contro l'assenza di lavoro: i 'cittadini mobili' hanno tassi di occupazione più elevati rispetto ai locali e che il loro ricorso alle prestazioni di sicurezza sociale non è superiore a quello della popolazione locale. L'analisi dimostra inoltre che la mobilità all'interno dell'Ue, seppur diminuita nel 2010-2011, ha iniziato a riprendersi nel 2012-2013, sebbene con notevoli differenze tra i paesi. In particolare, i paesi più duramente colpiti dalla crisi economica hanno registrato forti aumenti dei flussi di lavoratori in uscita verso altri Stati membri e verso paesi terzi. Rispetto agli anni precedenti la crisi (2004-2008), il numero di lavoratori in movimento nel continente, provenienti da paesi del Sud, è aumentato (+38%), mentre sono diminuiti i flussi dalla Polonia (-41%) e dalla Romania (-33%), i due principali paesi di origine. I lavoratori provenienti dai paesi del Sud rappresentano oggi il 18% dei flussi totali di cittadini mobili rispetto all'11% precedente, mentre la maggioranza dei cittadini mobili all'interno dell'Ue per il periodo 2009-2013 proviene ancora dagli Stati membri centrali e orientali (58%), anche se in calo (costituivano il 65% nel 2004-2008). Chi si sposta, sceglie ancor più di prima la Germania, l'Austria, il Belgio e i paesi nordici, mentre calanoela Spagna e l'Irlanda.
In termini di composizione anagrafica, a spostarsi all'interno dell'Ue restano prevalentemente i giovani, ma la percentuale rappresentata dalla fascia di età 15-29 è diminuita (dal 48% al 41%). Infine, i lavoratori mobili dell'UE hanno molte più probabilità di essere più istruiti (per il periodo 2009-2013 il 41% possedeva un'istruzione universitaria) rispetto al periodo precedente (nel 2004-2008 la percentuale era del 27%).
Tra i recenti segnali positivi, la rassegna trimestrale segnala la creazione di posti di lavoro nel settore privato, soprattutto in quello dei servizi, e il costante, seppur moderato, calo della disoccupazione. Gli attuali livelli di occupazione (con circa 224 milioni di occupati) sono comunque ancora inferiori a quelli precedenti la crisi (circa 230 milioni di occupati a metà del 2008) e il tasso di disoccupazione resta prossimo ai suoi massimi storici (10,4% nell'aprile 2014, a seguito di un picco massimo del 10,9% osservato durante la prima metà del 2013). Guardando all'Italia, non è certo motivo di vanto per il Belpaese il fatto di essere citato, assieme a Cipro, come il caso di "contrasto rispetto al quadro positivo generale: sono i Paesi nei quali l'occupazione ha continuato a calare anche nel primo trimestre del 2014". Ma a preoccupare maggiormente Bruxelles è la disoccupazione di lunga durata, in aumento proprio nei Paesi con i tassi di disoccupazione più elevati. Una classifica che vede questa volta l'Italia migliorare.
"La situazione del mercato del lavoro rimane molto difficile per i giovani sotto i 25 anni, con un tasso di disoccupazione nell'aprile 2014 del 22,5%, mentre la crescita dell'occupazione ha finora beneficiato soprattutto i lavoratori più anziani (55-64). I giovani sono anche quelli più duramente colpiti dalla sottoccupazione e si sentono scoraggiati nella ricerca di un lavoro", annota ancora la Commissione.
Le donne continuano a lavorare meno: "Anche se i divari di genere nell'UE si sono ridotti negli ultimi anni, gli ultimi dati disponibili indicano che la disoccupazione cala meno tra le donne che tra gli uomini. Inoltre, le donne tendono a essere significativamente più colpite dalla sottoccupazione in tutte le fasce d'età (lavoro a tempo parziale non volontario) e persistono notevoli differenze tra paesi per quanto riguarda i tassi di partecipazione delle donne al mercato del lavoro e il loro orario lavorativo", si legge nel report.
Muoversi all'interno dell'Ue resta un'arma contro l'assenza di lavoro: i 'cittadini mobili' hanno tassi di occupazione più elevati rispetto ai locali e che il loro ricorso alle prestazioni di sicurezza sociale non è superiore a quello della popolazione locale. L'analisi dimostra inoltre che la mobilità all'interno dell'Ue, seppur diminuita nel 2010-2011, ha iniziato a riprendersi nel 2012-2013, sebbene con notevoli differenze tra i paesi. In particolare, i paesi più duramente colpiti dalla crisi economica hanno registrato forti aumenti dei flussi di lavoratori in uscita verso altri Stati membri e verso paesi terzi. Rispetto agli anni precedenti la crisi (2004-2008), il numero di lavoratori in movimento nel continente, provenienti da paesi del Sud, è aumentato (+38%), mentre sono diminuiti i flussi dalla Polonia (-41%) e dalla Romania (-33%), i due principali paesi di origine. I lavoratori provenienti dai paesi del Sud rappresentano oggi il 18% dei flussi totali di cittadini mobili rispetto all'11% precedente, mentre la maggioranza dei cittadini mobili all'interno dell'Ue per il periodo 2009-2013 proviene ancora dagli Stati membri centrali e orientali (58%), anche se in calo (costituivano il 65% nel 2004-2008). Chi si sposta, sceglie ancor più di prima la Germania, l'Austria, il Belgio e i paesi nordici, mentre calanoela Spagna e l'Irlanda.
In termini di composizione anagrafica, a spostarsi all'interno dell'Ue restano prevalentemente i giovani, ma la percentuale rappresentata dalla fascia di età 15-29 è diminuita (dal 48% al 41%). Infine, i lavoratori mobili dell'UE hanno molte più probabilità di essere più istruiti (per il periodo 2009-2013 il 41% possedeva un'istruzione universitaria) rispetto al periodo precedente (nel 2004-2008 la percentuale era del 27%).