Economia

Regalo Ikea ai rifugiati: 30mila prefabbricati da 100 milioni

La Fondazione del colosso svedese dell'arredamento low cost le consegnerà, entro il prossimo anno, all'Alto Commissariato dell'Onu: saranno destinate all'Africa dove ci sono 10,4 milioni di persone che vivono in tenda per colpa dei conflitti

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LUGANO - Trentamila casupole ipertecnologiche, in plastica, per alleviare le sofferenze dei profughi africani. La fondazione del colosso svedese Ikea le consegnerà, entro il prossimo anno, all'Unhcr, l'Alto Commissariato dell'Onu per i Rifugiati. Lo ha fatto sapere, da Ginevra, Olivier Delarue, uno dei dirigenti dell'organizzazione umanitaria. Nell'operazione la fondazione Ikea ha investito 100 milioni di dollari. "Finalmente - ha detto Delarue - potremo offrire più protezione,  ma anche una maggiore privacy, ai rifugiati e alle loro famiglie".

FOTO. Le case Ikea

Finora i civili sradicati dai conflitti, vivono prevalentemente ammassati sotto delle tende, che non durano più di 6 mesi, a causa dell'azione degli agenti atmosferici. In quelle tende ci sono 10,4 milioni di persone, compresi 3,2 milioni di bambini. Ebbene le casupole di Ikea, il cui costo non supera l'equivalente di 500 euro, sono fatte per durare almeno tre anni. In più, sul tetto, trovano posto dei pannelli solari per consentire, agli occupanti, di disporre di energia elettrica, utile per l'illuminazione, la cucina e il riscaldamento. Curioso il fatto che, come gli altri prodotti del gigante del mobile, ogni costruzione, del peso complessivo di 120 kg, sta perfettamente rinchiusa in una scatola e, per montarla, il principio è lo stesso delle mensole Billy.

VIDEO. Come si costruisce la casa Ikea.

Finora queste abitazioni di fortuna sono state testate al confine tra Somalia ed Etiopia e, stando all'Unhcr, si sono dimostrate senz'altro affidabili. È indubbio che l'operazione a favore dei rifugiati costituisce, per Ikea, un formidabile veicolo di promozione. Che, magari, contribuisce a distogliere l'attenzione dalle controversie, in seno alla famiglia dell'ultra ottantenne Ingvar Kamprad, sul futuro del gruppo. Fatto sta che il patriarca, oggi rientrato in Svezia, dopo aver vissuto per 40 anni in Svizzera, ha sempre cercato di dare di sé l'immagine del benefattore.

Così, a Epalinges, il comune nei pressi di Losanna che lo ha accolto, consentendogli di risparmiare una fortuna in tasse, grazie a un generoso forfait fiscale, ha recentemente donato 10 milioni di franchi, per costruire una casa di riposo, destinata agli anziani meno abbienti. Che si aggiungono ad altre opere di beneficienza, di cui si è reso protagonista nel tempo. "Però bisogna presentargli dei progetti precisi e realizzabili", la testimonianza della sua ex-segretaria.

"Penso che Kamprad abbia una notevole sensibilità sociale e si faccia un punto d'onore a vivere in modo semplice, senza ostentare la sua enorme ricchezza", gli ha riconosciuto il sindaco ecologista della cittadina, Maurice Myschler. "Non so se sia un uomo di sinistra, sicuramente è un uomo del nord, che non ha alcuna intenzione di stare avvinghiato ai suoi soldi", ha aggiunto. Un principio che, peraltro, si è già affermato in altri super-ricchi del pianeta, quali Bill Gates, Warrenn Buffett e Richard Branson.