Regole Pos, è cambiato qualcosa? I lettori raccontano
Non tutti si sono adeguati all'obbligo entrato in vigore lo scorso 30 giugno. Commercianti e professionisti non ci stanno: E' un regalo alle banche, dicono, aggiungendo che non incide sulla lotta all'evasione. Ma all'estero sono avanti: il pagamento elettronico è già la regola in tanti Paesi
di GIOVANNI CEDRONEUNA settimana dopo l'introduzione dell'obbligo del POS per i commercianti e i liberi professionisti cosa è cambiato nella vita quotidiana degli italiani? Lo abbiamo chiesto ai lettori di Repubblica.it che ci hanno raccontato le esperienze di questi primi giorni, in un'Italia però che sembra adeguarsi con difficoltà a una normativa percepita da molti come "un regalo alle banche". In realtà non tutti sembrano aver provveduto a munirsi di POS, la macchinetta che ci consente di pagare con bancomat e carta di credito, poiché il decreto entrato in vigore lo scorso 30 giugno non prevede nessuna sanzione per chi non si mette in regola. E tanto scetticismo accompagna una norma che sulla carta dovrebbe combattere l'evasione fiscale, ma che in realtà rischia di produrre pochissimi effetti concreti nella lotta a chi evade.
INCHIESTA/ POS PER TUTTI O PER NESSUNO: UN'ARMA SPUNTATA CONTRO L'EVASIONE
Le esperienze dei consumatori: una norma ancora 'sulla carta'. Esercenti e consumatori sembrano trovarsi irrimediabilmente su fronti opposti, in un duello che vede sempre la stessa domanda di partenza: "Ricevuta o sconto?". Un'alternativa che non tramonta mai, nonostante l'obbligo del POS. C'è chi, come
La rivolta di commercianti e liberi professionisti. Di tutt'altro avviso è la posizione di commercianti e liberi professionisti, che contestano con forza l'introduzione del POS. Sono in tanti ad aver scritto parlando di illogicità e inutilità del nuovo obbligo. Tanti liberi professionisti, come ingegneri e architetti, sostengono che il loro lavoro viene quasi sempre retribuito con assegni o bonifici bancari e dunque per loro il POS rappresenta un'inutile spessa aggiuntiva, spesso inutile. "Se volessi farmi pagare una consulenza in contanti senza registrarla, chi mi controlla?" si chiede Francesco, perito industriale di Volta Mantovana. "Non ho nulla in contrario se non fosse per le commissioni delle banche", afferma il proprietario di un negozio di prodotti biologici di Lucca. I costi sono il tallone d'Achille del POS. Accanto infatti agli "irriducibili" che rivendicano l'uso del contante, sono in molti a non essere pregiudizialmente contrari al POS, ma chiedono una soluzione al problema dei costi e delle commissioni, che in tempo di crisi possono incidere significativamente sul bilancio di un'attività. "Sono 1000-1500 euro all'anno", scrive Roberto, proprietario di un'enoteca. Una spesa non indifferente. Quasi tutti chiedono che le commissioni siano ridotte. Altrimenti si rischia di fare un favore alla "lobby delle banche", è il mantra ricorrente. Ma c'è anche chi sostiene l'inutilità del provvedimento, come Franco da Brescia, titolare di una piccola società di ingegneria: "Il 99,9% dei pagamenti avviene già da anni in modo tracciabile" - afferma - "i contanti non li vediamo da anni". Angelo, commerciante, invece non ha dubbi: "Ho deciso di non attivare il pagamento con il Pos, almeno fino a quando i costi non scendono in modo significativo". Il proprietario di un chioschetto a Roma è preoccupato: "I costi di installazione annullerebbero completamente il mio esiguo guadagno". E conclude: "Dovrò per forza di cose chiudere bottega".
Gli italiani che portano gli altri paesi ad esempio: "Noi siamo in ritardo". Se in Italia ci troviamo ancora in una fase di sperimentazione sui pagamenti elettronici, le esperienze che i nostri lettori ci raccontano dall'estero tracciano uno scenario completamente diverso: oltre agli Stati Uniti, dove quasi tutto è pagato con moneta elettronica, tanti altri Peasi sono più avanti di noi: Hong Kong, Irlanda, Austria, Lussemburgo, Islanda solo per citare alcuni esempi. "Ad Hong Kong per le piccole spese si usa la carta magnetica del trasporto pubblico", racconta Sergio Buscarol. Ettore Lazzarini ci spiega che a Parigi "anche i biglietti del metrò si possono pagare con carta elettronica". Già nel 1982, racconta Remo Tinozzi, a New York chi pagava in contanti veniva guardato con "sospetto" e perfino in megalopoli come Rio de Janeiro l'uso della moneta elettronica era prevalente già 10 anni fa. Martina Latini racconta che in Irlanda, dove vive, "è molto comune usare Bancomat o equivalenti" e solo da noi è costretta alla faticosa e perenne ricerca di sportelli ATM.
(07 luglio 2014) © Riproduzione riservata