Economia

La "Corporate Italia" piccola e debole. Solo 13 le multinazionali, per lo più in mano allo Stato

La fotografia della ricerca R&S Mediobanca: con l'addio di Fiat all'Italia l'impatto sul Pil calerà al 19% contro il 42% di Francia e Germania. Cala la competitività nonostante il costo del lavoro più basso d'Europa

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MILANO - Capitalismo nano e aggrappato allo Stato. Incapace di essere produttivo nonostante il costo del lavoro sia il più basso d'Europa. La fotografia scattata dalla ricerca R&S Mediobanca lascia poco spazio all'ottimismo, anzi tratteggia un quadro ancora più plumbeo per il futuro che si apre con l'addio di Fiat all'Italia cui seguirà quello di GTech, l'ex Lottomatica. Insomma le multinazionale made in Italy sono poche, piccole, non competitive, meno orientate all'export, meno solide e meno redditizie delle concorrenti. Peggio: bruciano ricchezza, perché non garantiscono i ritorni degli investimenti.

Rispetto allo scorso anno le multinazionali della Penisola sono già calate da 16 a 14 con l'uscita di Danieli e della commissariata Riva-Ilva, ma saranno 13 dal prossimo anno con l'uscita del Lingotto da confini nazionali. Un colpo che porterà l'incidenza sul della grande corporate Italia dal già risicato 26,7% al 19,6%. Giusto per dare un'idea di quello cha accade oltre confine, in Germania le multinazionali tedesche valgono il 42,4% come le francesi, in Gran Bretagna si sale fino al 57,3%. Senza confronto anche l'impatto occupazionale: la media in Italia è di 50mila addetti, in Germania di 130mila; ma dall'anno prossimo senza Fiat caleremo a quota 37mila.

D'altra parte sono poche le multinazionali con ricavi rilevanti a livello globale. Al primo posto resta l'Eni (114,7 miliardi di fatturato), seguita da Exor (113,7 miliardi, quasi interamente riferiti proprio a Fiat), Enel (77,3 miliardi), Telecom Italia (22,9 miliardi) e Finmeccanica (16 miliardi). Le più piccole sono Barilla (3,5 miliardi) e Menarini (3,2 miliardi). A dimostrazione dell'incapacità di fare impresa, c'è il dato sul fatturato: il 55% fa capo a imprese pubbliche (70% quando Fiat avrà completato il trasloco della sede da Torino).

Sulla stessa lunghezza d'onda l'azionariato che vede il mercato relegato in ultima posizione: l'unica public company è Prysmian che vale l'1,8% dell'attivo contro una media europea del 61%. Il 51,5% dell'attivo delle multinazionali è in mani pubbliche (al 64,8% con l'addio di Fiat) contro il 3,6% della Germania e il 12,3% medio europeo. Un ulteriore 46,7% è a controllo famigliare contro una media europea del 26%. Dev'essere anche per questo che nell'ultimo decennio è la Germania ad avere registrato il maggiore incremento di competitività, con una produttività aumentata di 4,2 volte rispetto al costo del lavoro (che pure è il più alto) rispetto all'1,9 dell'Italia.