MILANO - Svolta nella vertenza Alitalia, ma il fronte dei sindacati registra una nuova spaccatura. La Filt-Cgil e la Fit-Cisl hanno firmato il contratto nazionale di settore e l'accordo sui risparmi sul costo del lavoro per circa 31 milioni per i prossimi 5 mesi. Non hanno invece firmato Uil-Trasporti e Ugl. L'intesa era stata trovata al tavolo col Ministero dei Trasporti e l'azienda.
La terza sigla, la Uil, si è però sfilata dall'accordo: "Allo stato attuale non è stata trovata un'intesa", ha spiegato Luigi Angeletti, e la situazione non è cambiata. "Ci sono seri problemi di legittimità su
quello che stanno firmando: non mi pare ci sia il 50% più uno. Noi proporremo il referendum". Così il segretario generale Uilt Claudio Tarlazzi che non ha firmato. "Non condividiamo le regole, prima bisogna verificare se è valido. Se le cose cambieranno - dice - siamo disponibili a ripresa confronto".
Di diverso avviso Raffaele Bonanni (Cisl): "La forza per chiudere il contratto c'è. Oggi mi pare che abbiamo bloccato la situazione". Secondo l'ad della compagnia, Gabriele del Torchio, pare non ci siano molte alternative: "Alitalia sta morendo. Credo che stasera troveremo un accordo". Sulla complessa vicenda è intervenuto anche l'ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, che ha ricordato che la banca azionista e creditrice farà la sua parte, ma si aspetta di uscire da Alitalia nel 2017, quando sarà in utile.
Una soluzione positiva potrebbe infatti dare l'abbrivio alla trattativa con Etihad, che era ancora in stallo dopo l'ennesima notte di dialogo sulla vertenza Alitalia. Contratto nazionale e riduzione delle spese per il personale erano due dei punti da chiarire, prima di arrivare alla stretta finale e celebrare il matrimonio tra il vettore italiano e quello emiratino di Abu Dhabi.
Sul fronte degli esuberi, invece, era stata la Cgil a rompere il fronte dei sindacati: ieri ha sciolto la propria riserva annunciando il "no" all'intesa raggiunta sabato e già siglata da Cisl, Uil e Ugl. Il motivo: la posizione dell'azienda - a suo dire - resta "incomprensibile" e le modalità di trasferimento del personale avvengono con soluzioni di "dubbia legittimità". La decisione della Cgil, contenuta in una missiva inviata da Susanna Camusso ai ministri dei trasporti e del lavoro Lupi e Poletti non ha sorpreso l'ad Del Torchio: "Me lo aspettavo, era nella logica delle cose però se non altro c'è un passo positivo perché hanno detto di firmare il contratto collettivo nazionale di lavoro". Il no della Cgil sugli esuberi, tuttavia, non dovrebbe compromettere l'intesa. Resta fermo il pensiero del ministro del lavoro, Giuliano Poletti, per il quale la soluzione raggiunta (la riduzione degli esuberi da 2.251 a 1.635, con l'ipotesi di ricollocamento per 681) è "il massimo del risultato possibile".
Ieri è stata anche la giornata a Roma dell'ad di Etihad, James Hogan che in una trasferta programmata per presentare il nuovo volo Roma-Abu Dhabi, ha incontrato i vertici dell'azienda, il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi e l'ad di Poste con cui ci sarebbe un'impasse per l'adesione all'equity committment. Il ceo di Etihad ha ribadito che la trattativa è ancora in corso, ma le due compagnie sono vicine a finalizzare una transazione finanziaria che porterà Etihad ad investire 560 milioni per una quota del 49% della newco Alitalia. L'obiettivo è chiudere entro fine luglio, ha indicato il numero uno del vettore emiratino, provando a rassicurare sul fronte occupazionale: "Dobbiamo ridurre il numero dei dipendenti, ma in futuro ci saranno nuove opportunità di lavoro".
La terza sigla, la Uil, si è però sfilata dall'accordo: "Allo stato attuale non è stata trovata un'intesa", ha spiegato Luigi Angeletti, e la situazione non è cambiata. "Ci sono seri problemi di legittimità su
quello che stanno firmando: non mi pare ci sia il 50% più uno. Noi proporremo il referendum". Così il segretario generale Uilt Claudio Tarlazzi che non ha firmato. "Non condividiamo le regole, prima bisogna verificare se è valido. Se le cose cambieranno - dice - siamo disponibili a ripresa confronto".
Di diverso avviso Raffaele Bonanni (Cisl): "La forza per chiudere il contratto c'è. Oggi mi pare che abbiamo bloccato la situazione". Secondo l'ad della compagnia, Gabriele del Torchio, pare non ci siano molte alternative: "Alitalia sta morendo. Credo che stasera troveremo un accordo". Sulla complessa vicenda è intervenuto anche l'ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, che ha ricordato che la banca azionista e creditrice farà la sua parte, ma si aspetta di uscire da Alitalia nel 2017, quando sarà in utile.
Una soluzione positiva potrebbe infatti dare l'abbrivio alla trattativa con Etihad, che era ancora in stallo dopo l'ennesima notte di dialogo sulla vertenza Alitalia. Contratto nazionale e riduzione delle spese per il personale erano due dei punti da chiarire, prima di arrivare alla stretta finale e celebrare il matrimonio tra il vettore italiano e quello emiratino di Abu Dhabi.
Sul fronte degli esuberi, invece, era stata la Cgil a rompere il fronte dei sindacati: ieri ha sciolto la propria riserva annunciando il "no" all'intesa raggiunta sabato e già siglata da Cisl, Uil e Ugl. Il motivo: la posizione dell'azienda - a suo dire - resta "incomprensibile" e le modalità di trasferimento del personale avvengono con soluzioni di "dubbia legittimità". La decisione della Cgil, contenuta in una missiva inviata da Susanna Camusso ai ministri dei trasporti e del lavoro Lupi e Poletti non ha sorpreso l'ad Del Torchio: "Me lo aspettavo, era nella logica delle cose però se non altro c'è un passo positivo perché hanno detto di firmare il contratto collettivo nazionale di lavoro". Il no della Cgil sugli esuberi, tuttavia, non dovrebbe compromettere l'intesa. Resta fermo il pensiero del ministro del lavoro, Giuliano Poletti, per il quale la soluzione raggiunta (la riduzione degli esuberi da 2.251 a 1.635, con l'ipotesi di ricollocamento per 681) è "il massimo del risultato possibile".
Ieri è stata anche la giornata a Roma dell'ad di Etihad, James Hogan che in una trasferta programmata per presentare il nuovo volo Roma-Abu Dhabi, ha incontrato i vertici dell'azienda, il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi e l'ad di Poste con cui ci sarebbe un'impasse per l'adesione all'equity committment. Il ceo di Etihad ha ribadito che la trattativa è ancora in corso, ma le due compagnie sono vicine a finalizzare una transazione finanziaria che porterà Etihad ad investire 560 milioni per una quota del 49% della newco Alitalia. L'obiettivo è chiudere entro fine luglio, ha indicato il numero uno del vettore emiratino, provando a rassicurare sul fronte occupazionale: "Dobbiamo ridurre il numero dei dipendenti, ma in futuro ci saranno nuove opportunità di lavoro".