Economia

Bankitalia stronca la crescita: Pil solo a +0,2%.
Segnali positivi da consumi e investimenti

Secondo il Bollettino trimestrale di Palazzo Koch la ripresa economica sarà ben inferiore alle ultime stime del governo. L'anno prossimo, invece, si dovrebbero centrare le attese con un +1,3%. La disoccupazione vista in crescita al 12,4% nel 2014, poi il calo. Dal bonus Irpef un effetto del +0,2% sui consumi

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MILANO - La produzione industriale ristagna e i timidi segnali di crescita che arrivano dai consumi delle famiglie, dagli investimenti e dalle condizioni del credito non bastano a supportare la ripresa economica: per Bankitalia "in Italia stenta a riavviarsi la crescita". Motivo per cui le stime sull'andamento del prodotto interno lordo (Pil) peggiorano nettamente: il 2014 dovrebbe far segnare una crescita limitata allo 0,2%, in netto calo rispetto alle stime dell'Istat (+0,6%), che già limavano la prospettiva del governo fissata nel Def allo 0,8%. Nel Bollettino di gennaio, Bankitalia aveva pronosticato una crescita dello 0,7%. I nuovi dati si allineano invece alle stime di Confindustria, che già aveva lanciato l'allarme sulla debolezza della ripresa. Solo ieri il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, aveva preannunciato che la crescita sarebbe stata risicata, rendendo "stretta" la via per l'Italia ma escludendo al contempo ipotesi di correzione dei conti pubblici, che qualcuno paventa per un ammontare addirittura di 23 miliardi di euro. Per Bankitalia, il Pil crescerebbe poi dell'1,3% nel 2015 e l'inflazione sarebbe pari allo 0,4 per cento nel 2014 e risalirebbe allo 0,8 l'anno prossimo.

Nel Bollettino trimestrale di Palazzo Koch si legge: "Nelle proiezioni per il biennio 2014-15 l’economia italiana crescerebbe attorno allo 0,2 per cento nell’anno in corso, con rischi al ribasso; tornerebbe poi a espandersi dell’1,3 il prossimo. L'andamento sfavorevole nella prima parte del 2014 ha comportato una riduzione delle stime per la media dell’anno. In prospettiva il miglioramento sarebbe reso possibile dall’affievolirsi degli effetti di aggiustamento di bilancio degli anni precedenti, dall’andamento favorevole degli scambi internazionali, dall’ulteriore attenuazione delle tensioni finanziarie e dalle nuove misure di politica monetaria adottate dalla Bce". Queste ultime potrebbero portare fino a un +1% del Pil, tra politiche monetarie e iniezioni straordinarie di liquidità. Ma gli economisti di via Nazionale aggiugono un monito: "Rimangono tuttavia considerevoli elementi di fragilità nelle prospettive di ripresa, anche a causa dell’incertezza sull’evoluzione delle tensioni geopolitiche in corso e sulla loro trasmissione agli scambi mondiali".



Gli economisti specificano che il graduale ritorno alla crescita presuppone un andamento favorevole degli scambi internazionali e un rafforzamento della domanda interna, che beneficerebbe anche dei provvedimenti di sostegno ai redditi da lavoro più bassi e dei pagamenti dei debiti commerciali della Pubblica amministrazione. Al sostegno dell'attività economica contribuirebbe l'orientamento espansivo della politica monetaria. Le variazioni dei tassi di interesse e del cambio già osservate forniscono un apporto positivo al livello del prodotto, valutabile in circa mezzo punto percentuale sino alla fine del 2016. Dalle operazioni di rifinanziamento mirate deriverebbero ulteriori effetti positivi sul Pil.

Bankitalia spiega che in maggio la produzione industriale ha subito una flessione inattesa, comune all'area dell'euro, in parte attribuibile a effetti di calendario; "le informazioni disponibili suggeriscono un sostanziale ristagno dell'attività anche nel secondo trimestre".

Tutti i "segnali favorevoli" citati nel Bollettino sono accompagnati da formule che ne sottolineano la fragilità e la definitiva inconsistenza. Sono emersi ad esempio "nell'avvio dell'anno per la domanda nazionale. I consumi delle famiglie sono cresciuti per la prima volta dall'inizio del 2011, anche se marginalmente".  Sul fronte delle spese dei consumatori, da Palazzo Koch arriva anche una stima dell'effetto espansivo netto del bonus Irpef di 80 euro: "E' valutato in circa due decimi di punto percentuale sui consumi (un decimo sul Pil) nel biennio 2014-15, una stima che tiene conto anche dell'effetto restrittivo degli interventi di copertura già inclusi nello stesso provvedimento".

Sono aumentati anche gli investimenti in macchinari e attrezzature, che rispondono rapidamente al mutare delle prospettive della domanda. Vi sono segnali di miglioramento delle condizioni del credito, ma ancora marginali e incerti". Ancora: "I sondaggi più recenti presso le imprese indicano un'attenuazione delle difficoltà di accesso ai finanziamenti bancari; i prestiti al settore privato continuano però a ridursi, risentendo anche del debole quadro congiunturale. Il costo del credito per le società non finanziarie è in calo, ma resta superiore a quello dell'area dell'euro di circa 70 punti base".

Sul fronte dell'occupazione, Bankitalia stima un tasso in aumento al 12,7% nel 2014 mentre una lievissima discesa è prevista nel 2015, al 12,6%, dopo che nel 2013 la disoccupazione si è attestata al 12,2%. "Il miglioramento del quadro congiunturale impatterebbe solo gradualmente sul mercato del lavoro" dice Bankitalia secondo cui "l'occupazione si stabilizzerebbe nel corso di quest'anno per poi tornare a espandersi lievemente nel 2015 (dello 0,3 per cento nell'intera economia; 0,5 nel settore privato)".