Italia-Ue, per le casse dello Stato un rapporto in rosso di 5,2 miliardi
Raffaele Ricciardi, di RAFFAELE RICCIARDINel corso dell'esercizio 2013, l'Italia ha versato all'Ue 17 miliardi, ricevendo in cambio contributi per poco meno di 12 miliardi. Dal 2008, da quando l'Unione si è allargata, il trend inizialmente positivo si è invertito. L'anno scorso c'è stato comunque un miglioramento. Le 10mila amministrazioni pubbliche tricolori spendono 160,4 miliardi
MILANO - Il bilancio dell'Italia verso l'Europa è negativo per 5 miliardi e 200 milioni di euro. Il dato emerge dall'Annuario statistico 2014 pubblicato dalla Ragioneria Generale dello Stato, nel quale si scrive che nel "corso dell’ultimo esercizio, il 2013, l’Italia a fronte di versamenti al bilancio generale dell’Unione Europea per un importo complessivo pari a 17.150,39 milioni d euro, ha ricevuto contributi per un totale di 11.903,5615 milioni di euro". Il saldo è dunque negativo per 5.256,83 milioni.
Si tratta di uno "sbilanciamento" che dura ormai dal 2008, ricordano i tecnici della Ragioneria, quando si è invertito il trend durato tra il 2000 e il 2007, quando in media l'Italia riusciva a chiudere i conti con Bruxelles con una posizione netta intorno ai 3,2 miliardi. Gli economisti ricordano che per giustificare questo andamento si deve risalire all'allargamento dell’Unione ai nuovi paesi, "che ha determ…
Si tratta di uno "sbilanciamento" che dura ormai dal 2008, ricordano i tecnici della Ragioneria, quando si è invertito il trend durato tra il 2000 e il 2007, quando in media l'Italia riusciva a chiudere i conti con Bruxelles con una posizione netta intorno ai 3,2 miliardi. Gli economisti ricordano che per giustificare questo andamento si deve risalire all'allargamento dell’Unione ai nuovi paesi, "che ha determ…
MILANO - Il bilancio dell'Italia verso l'Europa è negativo per 5 miliardi e 200 milioni di euro. Il dato emerge dall'Annuario statistico 2014 pubblicato dalla Ragioneria Generale dello Stato, nel quale si scrive che nel "corso dell’ultimo esercizio, il 2013, l’Italia a fronte di versamenti al bilancio generale dell’Unione Europea per un importo complessivo pari a 17.150,39 milioni d euro, ha ricevuto contributi per un totale di 11.903,5615 milioni di euro". Il saldo è dunque negativo per 5.256,83 milioni.
Si tratta di uno "sbilanciamento" che dura ormai dal 2008, ricordano i tecnici della Ragioneria, quando si è invertito il trend durato tra il 2000 e il 2007, quando in media l'Italia riusciva a chiudere i conti con Bruxelles con una posizione netta intorno ai 3,2 miliardi. Gli economisti ricordano che per giustificare questo andamento si deve risalire all'allargamento dell’Unione ai nuovi paesi, "che ha determinato un innalzamento della contribuzione del nostro paese al bilancio comunitario e a cui si è aggiunta la riduzione delle risorse trasferite al nostro paese, a fronte degli interventi comunitari attivati. Tuttavia", spiegano ancora dalla Ragioneria, "occorre sottolineare che il dato 2013 presenta una differenza positiva di circa 1 miliardo rispetto al 2012 e di oltre 2,3 miliardi rispetto al 2011. In particolare, nel 2013, nonostante l’incremento dei versamenti complessivi dell’Italia al bilancio comunitario (pari a più di 1,2 miliardi), l’aumento degli accrediti a favore del nostro paese di 2,1 miliardi circa ha determinato un significativo miglioramento del saldo netto negativo nei flussi finanziari con l’Ue".
Fondi Ue: il grande spreco da 7 miliardi
Al di là dei rapporti con Bruxelles, il documento della Ragioneria riassume i principali elementi del bilancio statale, constatando che il fabbisogno del settore pubblico nell'anno 2013 è stato pari a 74 miliardi (4,7% del Pil), in peggioramento rispetto al 2012 di 23,9 miliardi. Il peso di questo peggioramento, come già appuntato nel rendiconto consuntivo dello Stato, si può legare alla decisione di accelerare i pagamenti dei debiti della Pubblica amministrazione. Resta comunque che lo Stato ha incassato poco più di 765 miliardi e speso poco più di 839. Alta l'incidenza della spesa per interessi, nonostante il miglioramento del quadro internazionale che ha portato alla contrazione degli spread, con un saldo al netto degli interessi (avanzo primario) positivo per 9.381 milioni.
A livello geografico, spiega ancora la Ragioneria, "le spese finali dello Stato nel 2012, al netto di quelle per interessi sui titoli di Stato, sono attribuite al Nord per il 39,3 per cento, al Centro per il 21,2 per cento e al Sud per il 39,5 per cento".
La trama dello Stato, che ha attività patrimoniali per poco meno di 1.000 miliardi e passività per 2.561 miliardi, si compone di oltre 10 mila amministrazioni pubbliche: quelle "rilevate dal Conto annuale occupano circa 3,3 milioni di dipendenti a tempo determinato e indeterminato con un spesa annua di 160,4 miliardi".
Si tratta di uno "sbilanciamento" che dura ormai dal 2008, ricordano i tecnici della Ragioneria, quando si è invertito il trend durato tra il 2000 e il 2007, quando in media l'Italia riusciva a chiudere i conti con Bruxelles con una posizione netta intorno ai 3,2 miliardi. Gli economisti ricordano che per giustificare questo andamento si deve risalire all'allargamento dell’Unione ai nuovi paesi, "che ha determinato un innalzamento della contribuzione del nostro paese al bilancio comunitario e a cui si è aggiunta la riduzione delle risorse trasferite al nostro paese, a fronte degli interventi comunitari attivati. Tuttavia", spiegano ancora dalla Ragioneria, "occorre sottolineare che il dato 2013 presenta una differenza positiva di circa 1 miliardo rispetto al 2012 e di oltre 2,3 miliardi rispetto al 2011. In particolare, nel 2013, nonostante l’incremento dei versamenti complessivi dell’Italia al bilancio comunitario (pari a più di 1,2 miliardi), l’aumento degli accrediti a favore del nostro paese di 2,1 miliardi circa ha determinato un significativo miglioramento del saldo netto negativo nei flussi finanziari con l’Ue".
Fondi Ue: il grande spreco da 7 miliardi
Al di là dei rapporti con Bruxelles, il documento della Ragioneria riassume i principali elementi del bilancio statale, constatando che il fabbisogno del settore pubblico nell'anno 2013 è stato pari a 74 miliardi (4,7% del Pil), in peggioramento rispetto al 2012 di 23,9 miliardi. Il peso di questo peggioramento, come già appuntato nel rendiconto consuntivo dello Stato, si può legare alla decisione di accelerare i pagamenti dei debiti della Pubblica amministrazione. Resta comunque che lo Stato ha incassato poco più di 765 miliardi e speso poco più di 839. Alta l'incidenza della spesa per interessi, nonostante il miglioramento del quadro internazionale che ha portato alla contrazione degli spread, con un saldo al netto degli interessi (avanzo primario) positivo per 9.381 milioni.
A livello geografico, spiega ancora la Ragioneria, "le spese finali dello Stato nel 2012, al netto di quelle per interessi sui titoli di Stato, sono attribuite al Nord per il 39,3 per cento, al Centro per il 21,2 per cento e al Sud per il 39,5 per cento".
La trama dello Stato, che ha attività patrimoniali per poco meno di 1.000 miliardi e passività per 2.561 miliardi, si compone di oltre 10 mila amministrazioni pubbliche: quelle "rilevate dal Conto annuale occupano circa 3,3 milioni di dipendenti a tempo determinato e indeterminato con un spesa annua di 160,4 miliardi".