Economia

Zanetti: "Incentivi dannosi
perché legati agli incassi"

"Spero che la Orlandi cambi linea rispetto a Befera che attaccava i contribuenti più facilmente aggredibili sul piano patrimoniale"

2 minuti di lettura
ROMA. Enrico Zanetti, sottosegretario all'Economia per Scelta Civica, ha letto con attenzione l'inchiesta di Repubblica sulle tensioni fra imprenditori e Agenzia delle Entrate. E pensa sia ora di cambiare un sistema di incentivi ai funzionari che porta a vere e proprie aggressioni fiscali. Il sottosegretario definisce il modello attuale di bonus "dannoso per l'attività economica, per il gettito perché le imprese chiudono o delocalizzano, e per la stessa lotta all'evasione".

Rossella Orlandi, neodirettore dell'Agenzia delle Entrate, continuerà in linea con il predecessore Attilio Befera?
"Spero di no. Befera definiva "leggende metropolitane" le vicende di caccia al gettito perseguita attaccando non i veri evasori, ma i contribuenti considerati più facilmente aggredibili sul piano patrimoniale. Li si sommerge di accuse e li si spinge a adesioni, o patteggiamenti, che ricordano un suk. Quando per esempio l'Agenzia accetta il 50% delle somme richieste, dimostra di sapere che molte delle sue stesse accuse sono infondate".

Secondo gli imprenditori le aggressioni sono legate ai bonus ai funzionari sulle somme recuperate, Orlandi invece nega.
"Non è colpa dei funzionari dell'Agenzia: date le regole, chiunque agirebbe come loro. Ma non c'è dubbio che nei parametri della convenzione fra il ministero dell'Economia e l'Agenzia delle Entrate figura un obiettivo di gettito. Per il triennio 2013-2015 sono 10,2 miliardi. Ci sono anche altri criteri, certo. Ma se vengono raggiunti tutti meno l'obiettivo di gettito, l'Agenzia può ricevere al massimo solo il 40% del premio. È evidente che questo ha un peso".

Non trova che remunerare bene chi lotta contro l'evasione sia giusto e sia anche un buon investimento?
"La lotta all'evasione è sacrosanta ed è corretto che si offrano incentivi a chi la fa. Ma non vanno concessi su obiettivi di gettito, perché ciò crea le distorsioni che sappiamo: vanno dati sulla base degli esiti del contenzioso e delle adesioni, che devono essere molto solidi. Oggi l'Agenzia vince il premio anche se nelle adesioni incassa solo il 50% o in giudizio ha ragione anche solo parziale nel 59% dei casi. Sono soglie troppo basse. L'ex ministro Vincenzo Visco dice che ciò porta a 'ricattì di fatto per spingere i contribuenti alle adesioni pur di uscirne".

Se si depotenzia l'Agenzia, non si rischia di fare il gioco degli evasori?
"Al contrario, va rafforzata. Ma gli incentivi devono andare non a chi raggranella più gettito attaccando contribuenti che si presume più solvibili, ma a chi indaga sui soggetti che aprono e chiudono imprese di continuo, che creano veicoli societari al solo fine di evadere, gli operatori ad alta pericolosità sociale. Semmai gli incentivi al gettito de- vono andare a Equitalia, che si occupa di questo e non di lotta all'evasione".

Siete voi del ministero che siglate la convenzione con l'Agenzia. Perché non la cambiate?
"Ci sono difficoltà dovute al fatto che si tratta di pratiche consolidate. Ha sempre funzionato così, da quando l'Agenzia fu creata nel '97. Per quanto mi riguarda, ne ho parlato subito al mio ministro Pier Carlo Padoan. Nel ministero non si è ancora svolto un dibattito abbastanza approfondito. Ma non esiste un cittadino che non sia uscito da queste esperienze con l'autorità fiscale sconvolto o schifato. Sarebbe ipocrita far finta di nulla o dire che sono situazioni marginali: sono frequenti".