LUGANO - Alla caccia dei soldi della Ddr in Svizzera. A 25 anni dalla caduta del muro di Berlino mancano ancora ingenti capitali che, nel corso degli anni, ma con un'accelerazione nei giorni concitati della fine della Germania comunista, i dirigenti di quest'ultima avrebbero dirottato all'estero, in particolare in Svizzera. 135 milioni di euro sono stati individuati alla banca Julius Baer di Zurigo dal Bundesanstalt für vereinigungdbedingte Sonderaufgaben, l'organo creato dopo la riunificazione tedesca per amministrare i beni della ex-Ddr e cercare di rintracciare quelli mancanti. Per riavere indietro i capitali che si troverebbero alla Julius Baer, i cacciatori di denari comunisti venuti da Berlino hanno sporto denuncia presso il Tribunale Distrettuale di Zurigo.
"Respingiamo le accuse e ci siamo già cautelati per difendere i nostri interessi", replicano dalla banca elvetica. In realtà quei 135 milioni di euro si trovavano, inizialmente, in un altro istituto di credito, la banca Cantrade, facente parte del colosso Ubs, che Julius Baer acquistò nel 2005. È tuttavia verosimile che, come già è avvenuto in passato, la giustizia svizzera finisca per dare ragioni ai tedeschi. I quali, nel 2012, riuscirono a recuperare 254 milioni di euro finiti nella filiale elvetica della Bank Austria.
All'origine di questo giro vorticoso di quattrini, come racconta il quotidiano Le Temps di Ginevra, c'era una donna, Rudolfine Steindling, soprannominata Fini la Rossa, per la sua fede comunista, morta nel 2012 a Tel Aviv. Da una società austriaca, la Novum, creata dai notabili della Ddr, questa sorta di Mata Hari della Guerra Fredda ha gestito, per diverso tempo, le ingenti somme che le giungevano da quella parte della Germania facente parte dell'orbita sovietica. Somme che la donna ha avuto l'accortezza di prelevare, subito dopo la caduta del muro. In parte i soldi del regime di Berlino Est sono stati rintracciati in Svizzera, mentre una quantità non precisata non si sa bene che fine abbia fatto. Fini la Rossa, trasferitasi a vivere presso la figlia, in Israele, le avrebbe, in buona parte, destinate ad opere di beneficienza ebraiche.
"Respingiamo le accuse e ci siamo già cautelati per difendere i nostri interessi", replicano dalla banca elvetica. In realtà quei 135 milioni di euro si trovavano, inizialmente, in un altro istituto di credito, la banca Cantrade, facente parte del colosso Ubs, che Julius Baer acquistò nel 2005. È tuttavia verosimile che, come già è avvenuto in passato, la giustizia svizzera finisca per dare ragioni ai tedeschi. I quali, nel 2012, riuscirono a recuperare 254 milioni di euro finiti nella filiale elvetica della Bank Austria.
All'origine di questo giro vorticoso di quattrini, come racconta il quotidiano Le Temps di Ginevra, c'era una donna, Rudolfine Steindling, soprannominata Fini la Rossa, per la sua fede comunista, morta nel 2012 a Tel Aviv. Da una società austriaca, la Novum, creata dai notabili della Ddr, questa sorta di Mata Hari della Guerra Fredda ha gestito, per diverso tempo, le ingenti somme che le giungevano da quella parte della Germania facente parte dell'orbita sovietica. Somme che la donna ha avuto l'accortezza di prelevare, subito dopo la caduta del muro. In parte i soldi del regime di Berlino Est sono stati rintracciati in Svizzera, mentre una quantità non precisata non si sa bene che fine abbia fatto. Fini la Rossa, trasferitasi a vivere presso la figlia, in Israele, le avrebbe, in buona parte, destinate ad opere di beneficienza ebraiche.