Sterlina a picco sul sorpasso dei "sì" all'indipendenza scozzese
Raffaele Ricciardi, di RAFFAELE RICCIARDISi avvicina il referendum del 18 settembre e secondo un sondaggio pubblicato dal Sunday Times i favorevoli alla separazione di Edimburgo da Londra sono cresciuti fino alla maggioranza. Il pound ai minimi dal novembre del 2013. L'esperto: "Domina l'incertezza, negativa anche per la Borsa"
MILANO - Il "sì" all'indipendenza scozzese, nel prossimo referendum del 18 settembre, diventa una possibilità concreta e per la sterlina è una legnata di quelle che non si vedevano da un po' di tempo. Il pound avvia l'ottava con un pesante scivolone, che si spiega con il sondaggio curato da YouGov per il Sunday Times, che ieri sera ha annunciato i separatisti scozzesi in vantaggio in vista della consultazione sull'indipendenza dalla Gran Bretagna. Per la prima volta il "sì" è davanti con il 51% delle preferenze rispetto al 49% del fronte degli "unionisti".
"L'avvio di settimana è stato uno choc per la sterlina, scambiata già ieri sera nelle prime ore di contrattazione in netto ribasso, con un forte "opening gap", cioè un salto ribassista delle quotazioni della domenica sera (quelle dei mercati australiani, ndr) rispetto alla chiusura di venerdì sera a New York", spiega a cal…
"L'avvio di settimana è stato uno choc per la sterlina, scambiata già ieri sera nelle prime ore di contrattazione in netto ribasso, con un forte "opening gap", cioè un salto ribassista delle quotazioni della domenica sera (quelle dei mercati australiani, ndr) rispetto alla chiusura di venerdì sera a New York", spiega a cal…
MILANO - Il "sì" all'indipendenza scozzese, nel prossimo referendum del 18 settembre, diventa una possibilità concreta e per la sterlina è una legnata di quelle che non si vedevano da un po' di tempo. Il pound avvia l'ottava con un pesante scivolone, che si spiega con il sondaggio curato da YouGov per il Sunday Times, che ieri sera ha annunciato i separatisti scozzesi in vantaggio in vista della consultazione sull'indipendenza dalla Gran Bretagna. Per la prima volta il "sì" è davanti con il 51% delle preferenze rispetto al 49% del fronte degli "unionisti".
"L'avvio di settimana è stato uno choc per la sterlina, scambiata già ieri sera nelle prime ore di contrattazione in netto ribasso, con un forte "opening gap", cioè un salto ribassista delle quotazioni della domenica sera (quelle dei mercati australiani, ndr) rispetto alla chiusura di venerdì sera a New York", spiega a caldo Carlo Alberto De Casa, analista dei mercati valutari per ActivTrades a Londra.
Anche nei confronti delle altre valute l'andamento della sterlina è al ribasso fino ai minimi dal novembre 2013: "Il pound perde pesantemente terreno nei confronti del dollaro Usa, passando di mano a 1,615, quasi un punto percentuale in meno rispetto all'1,63 di venerdì sera, mentre l'euro, indebolito dalle recenti dichiarazioni di Mario Draghi, riesce comunque a recuperare terreno nei confronti del pound, tornando sopra quota 0,80 (cioè per acquistare una sterlina servono al momento poco meno di 1,25 euro, contro le 1,26 di venerdì sera)". In chiusura dei mercati, la moneta britannica recupera leggermente portandosi comunque ai minimi da nove mesi sulla valuta americana a 1,6128 dollari e cede a 80,25 pence sul dollaro, minimo da tre settimane.
Cristallina la diagnosi per spiegare questi movimenti: "Negli ultimi sei giorni", annota ancora De Casa, "per la prima volta la City si è resa conto della possibilità che il "sì" trionfi nel referendum del 18 settembre. La settimana scorsa un primo sondaggio ha mosso le acque: 47% per i "sì", 53% per i "no", con una forbice già estemamente ridotta rispetto ai 20% di un mese fa (60-40% per il no), ora addirittura si ipotizza un sorpasso", ricostruisce l'economista. Che aggiunge ancora: "La febbre sta salendo di ora in ora, la notizia sta galoppando più che il secondogenito della coppia reale William-Kate".
La domanda che si fanno in molti è: cosa accadrà se vincessero gli independentisti? Per De Casa "le conseguenze della vittoria indipendentista non sono chiarissime né sul piano monetario - anche se Londra ha già detto che la Scozia non potrebbe mantenere il pound - né su quello delle frontiere, né sul possibile impatto a livello di scambi commerciali. E questa incertezza penalizza la sterlina ed anche la borsa inglese, che ha iniziato la settimana in territorio negativo".
"L'avvio di settimana è stato uno choc per la sterlina, scambiata già ieri sera nelle prime ore di contrattazione in netto ribasso, con un forte "opening gap", cioè un salto ribassista delle quotazioni della domenica sera (quelle dei mercati australiani, ndr) rispetto alla chiusura di venerdì sera a New York", spiega a caldo Carlo Alberto De Casa, analista dei mercati valutari per ActivTrades a Londra.
Anche nei confronti delle altre valute l'andamento della sterlina è al ribasso fino ai minimi dal novembre 2013: "Il pound perde pesantemente terreno nei confronti del dollaro Usa, passando di mano a 1,615, quasi un punto percentuale in meno rispetto all'1,63 di venerdì sera, mentre l'euro, indebolito dalle recenti dichiarazioni di Mario Draghi, riesce comunque a recuperare terreno nei confronti del pound, tornando sopra quota 0,80 (cioè per acquistare una sterlina servono al momento poco meno di 1,25 euro, contro le 1,26 di venerdì sera)". In chiusura dei mercati, la moneta britannica recupera leggermente portandosi comunque ai minimi da nove mesi sulla valuta americana a 1,6128 dollari e cede a 80,25 pence sul dollaro, minimo da tre settimane.
Cristallina la diagnosi per spiegare questi movimenti: "Negli ultimi sei giorni", annota ancora De Casa, "per la prima volta la City si è resa conto della possibilità che il "sì" trionfi nel referendum del 18 settembre. La settimana scorsa un primo sondaggio ha mosso le acque: 47% per i "sì", 53% per i "no", con una forbice già estemamente ridotta rispetto ai 20% di un mese fa (60-40% per il no), ora addirittura si ipotizza un sorpasso", ricostruisce l'economista. Che aggiunge ancora: "La febbre sta salendo di ora in ora, la notizia sta galoppando più che il secondogenito della coppia reale William-Kate".
La domanda che si fanno in molti è: cosa accadrà se vincessero gli independentisti? Per De Casa "le conseguenze della vittoria indipendentista non sono chiarissime né sul piano monetario - anche se Londra ha già detto che la Scozia non potrebbe mantenere il pound - né su quello delle frontiere, né sul possibile impatto a livello di scambi commerciali. E questa incertezza penalizza la sterlina ed anche la borsa inglese, che ha iniziato la settimana in territorio negativo".