MILANO L'inflazione inferiore al previsto, in Cina (+2% tendenziale ad agosto) potenzia le aspettative degli investitori per un intervento a sostegno dell'economia asiatica spingendo ancora più in alto il dollaro e deprezzando lo yen. Nel trimestre, calcola Bloomberg, il biglietto verde è salito del 4,5% nel confronto con il paniere di valute principali e in considerazione delle aspettative di stretta monetaria negli Usa, con la ripresa economica ben avviata, mentre Cina, Giappone e Vecchio Contienente hanno ancora bisogno di supporto.
In Europa i listini non riescono a rimbalzare dopo la debolezza di ieri, visto che il clima si presenta estremamente incerto e volatile: gli investitori sono alla finestra in attesa di capire cosa farà la Fed. Se, fino a qualche settimana fa, gli analisti di Wall Street erano convinti della volontà di Janet Yellen di spostare più in là possibile il rialzo del costo del denaro, le ultime analisi circolate sui desk dei trader e sulle scrivanie dei banchieri parlano di una stretta monetaria più vicina. Non giova al buon umore dei mercati neppure il doppio dato sull'andamento dei prezzi in Francia e Germania: per l'economia tedesca l'inflazione è invariata ad agosto allo 0,8%, per quella transalpina la dinamica è ancor più debole al +0,4%. Insomma, livelli che testimoniano ancora quanto sia lunga la strada da percorrere per rivitalizzare le maggiori economie europee. D'altra parte la stessa Bce ricorda che la ripresa economica Ue ha perso slancio e l'Italia in particolare ha a rischio il target di deficit.
Secondo l'Ocse, inoltre, il Pil dei paesi del G20 è salito dello 0,8% nel secondo trimestre, ma se accelera nelle economie emergenti continua a calare in alcuni paesi come Brasile (-0,6%) e Italia (-0,2%). Il mondo finanziario italiano guarda oggi a Milano, dove la Presidenza italiana dell'Ue organizza l'Eurofi Financial Forum: in serata ci sarà il governatore Bce, Mario Draghi, e da dove il numero uno di Bankitalia, Ignazio Visco, sprona a riavviare gli investimenti per far ripartire la ripresa. Negli Usa emerge il dato sulle richieste di sussidi per la disoccupazione, cresciuti di 11mila unità a quota 315mila nell'ultima settimana censita, gli analisti si aspettavano una leggera riduzione da 304mila a 300mila unita.
In questo contesto peggiorano gli scambi: Milano cede in chiusura lo 0,23% dopo essere arrivato a perdere quasi l'1%. In rosso anche le altre Borse Ue: Francoforte lima lo 0,09%, mentre Londra cede lo 0,45% e Parigi lo 0,22%. Grana su Eni, sul listino principale di Piazza Affari, con i vertici indagati per presunte tangenti in Nigeria. Buone notizie, invece, per Generali con Citi che alza il suo rating da sell a neutral. Resta acquistata Fiat all'indomani dell'uscita di Luca di Montezemolo dalla Ferrari, mentre arriva la svolta nel board di Mps con le dimissioni di due consiglieri in quota Fondazione per far posto ai nominati dai nuovi soci pattisti. Debole Wall Street: alla chiusura dei mercati europei il Dow Jones cede lo 0,2%, in linea con il Nasdaq, mentre l'S&P 500 arretra dello 0,3%.
Lo spread Btp-Bund è in leggero rialzo. Il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato decennali italiani e tedeschi si attesta a 140 punti base dai 135 registrati ieri in chiusura. Il rendimento del Btp decennale è al 2,45%. Il Tesoro ha venduto in asta 2,457 miliardi di Btp a tre anni, in una forchetta compresa tra 2 e 2,5 miliardi, con tassi in calo al nuovo minimo storico dello 0,52% dallo 0,84% precedente. La domanda è risultata in rialzo a 1,66 volte l'importo offerto da 1,49 precedente. Collocati anche Btp in scadenza nel 2021 per 2,5 miliardi di euro a un tasso dell'1,71% (in calo dal 2,17% dell'asta precedente) e titoli al 2030 per altri due miliardi a un rendimento del 3,03% (in flessione dal 3,44% del collocamento scorso).
Chiusura in rialzo, in mattinata, per la Borsa di Tokyo: l'indice Nikkei, che aveva aperto in territorio positivo, ha consolidato i guadagni nel corso della seduta arrivando a chiudere con un rialzo dello 0,76% a 15.909,20 punti. A sostenere gli scambi è stato soprattutto l'indebolimento dello yen sui mercati valutari, che ha favorito gli acquisti sulle aziende esportatrici nipponiche. Con il rialzo di oggi l'indice Nikkei si è portato al suo livello più alto dallo scorso 8 gennaio.
Proprio sul fronte valutario, l'euro chiude in lieve rialzo a 1,2945 dollari e 138,11 yen, dopo aver toccato un massimo da due mesi sulla divisa nipponica a 138,50 yen. I deludenti dati macroeconomici degli ultimi giorni hanno in parte frenato la corsa del biglietto verde, che ha però toccato un massimo da sei anni sullo yen a quota 107,19. Gli investitori prevedono infatti che Tokyo vari ulteriori stimoli monetari per risollevare l'economia. La possibilità che gli indipendentisti vincano il referendum sulla secessione della Scozia dal Regno Unito mantiene in fibrillazione la sterlina, che si risolleva però dai minimi da dieci mesi sul dollaro e da tre mesi sull'euro toccati ieri. Un euro vale 0,7970 sterline, mentre il cambio dollaro/sterlina è a quota 1,6238. Si fanno sentire anche le banche, che minacciano un trasloco a Londra in caso di vittoria dei "sì" all'indipendenza. Novità anche per il rublo, che aggiorna i minimi di sempre contro il dollaro a 37,51.
Quanto infine alle materie prime, il petrolio rimbalza a New York, dove alla chiusura dei mercati europei le quotazioni del Wti segnano un rialzo dello 0,2% a 91,8 dollari al barile. I future a dicembre dell'oro si attestano in calo di quasi mezzo punto percentuale a 1.240 dollari l'oncia.
In Europa i listini non riescono a rimbalzare dopo la debolezza di ieri, visto che il clima si presenta estremamente incerto e volatile: gli investitori sono alla finestra in attesa di capire cosa farà la Fed. Se, fino a qualche settimana fa, gli analisti di Wall Street erano convinti della volontà di Janet Yellen di spostare più in là possibile il rialzo del costo del denaro, le ultime analisi circolate sui desk dei trader e sulle scrivanie dei banchieri parlano di una stretta monetaria più vicina. Non giova al buon umore dei mercati neppure il doppio dato sull'andamento dei prezzi in Francia e Germania: per l'economia tedesca l'inflazione è invariata ad agosto allo 0,8%, per quella transalpina la dinamica è ancor più debole al +0,4%. Insomma, livelli che testimoniano ancora quanto sia lunga la strada da percorrere per rivitalizzare le maggiori economie europee. D'altra parte la stessa Bce ricorda che la ripresa economica Ue ha perso slancio e l'Italia in particolare ha a rischio il target di deficit.
Secondo l'Ocse, inoltre, il Pil dei paesi del G20 è salito dello 0,8% nel secondo trimestre, ma se accelera nelle economie emergenti continua a calare in alcuni paesi come Brasile (-0,6%) e Italia (-0,2%). Il mondo finanziario italiano guarda oggi a Milano, dove la Presidenza italiana dell'Ue organizza l'Eurofi Financial Forum: in serata ci sarà il governatore Bce, Mario Draghi, e da dove il numero uno di Bankitalia, Ignazio Visco, sprona a riavviare gli investimenti per far ripartire la ripresa. Negli Usa emerge il dato sulle richieste di sussidi per la disoccupazione, cresciuti di 11mila unità a quota 315mila nell'ultima settimana censita, gli analisti si aspettavano una leggera riduzione da 304mila a 300mila unita.
In questo contesto peggiorano gli scambi: Milano cede in chiusura lo 0,23% dopo essere arrivato a perdere quasi l'1%. In rosso anche le altre Borse Ue: Francoforte lima lo 0,09%, mentre Londra cede lo 0,45% e Parigi lo 0,22%. Grana su Eni, sul listino principale di Piazza Affari, con i vertici indagati per presunte tangenti in Nigeria. Buone notizie, invece, per Generali con Citi che alza il suo rating da sell a neutral. Resta acquistata Fiat all'indomani dell'uscita di Luca di Montezemolo dalla Ferrari, mentre arriva la svolta nel board di Mps con le dimissioni di due consiglieri in quota Fondazione per far posto ai nominati dai nuovi soci pattisti. Debole Wall Street: alla chiusura dei mercati europei il Dow Jones cede lo 0,2%, in linea con il Nasdaq, mentre l'S&P 500 arretra dello 0,3%.
Lo spread Btp-Bund è in leggero rialzo. Il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato decennali italiani e tedeschi si attesta a 140 punti base dai 135 registrati ieri in chiusura. Il rendimento del Btp decennale è al 2,45%. Il Tesoro ha venduto in asta 2,457 miliardi di Btp a tre anni, in una forchetta compresa tra 2 e 2,5 miliardi, con tassi in calo al nuovo minimo storico dello 0,52% dallo 0,84% precedente. La domanda è risultata in rialzo a 1,66 volte l'importo offerto da 1,49 precedente. Collocati anche Btp in scadenza nel 2021 per 2,5 miliardi di euro a un tasso dell'1,71% (in calo dal 2,17% dell'asta precedente) e titoli al 2030 per altri due miliardi a un rendimento del 3,03% (in flessione dal 3,44% del collocamento scorso).
Chiusura in rialzo, in mattinata, per la Borsa di Tokyo: l'indice Nikkei, che aveva aperto in territorio positivo, ha consolidato i guadagni nel corso della seduta arrivando a chiudere con un rialzo dello 0,76% a 15.909,20 punti. A sostenere gli scambi è stato soprattutto l'indebolimento dello yen sui mercati valutari, che ha favorito gli acquisti sulle aziende esportatrici nipponiche. Con il rialzo di oggi l'indice Nikkei si è portato al suo livello più alto dallo scorso 8 gennaio.
Proprio sul fronte valutario, l'euro chiude in lieve rialzo a 1,2945 dollari e 138,11 yen, dopo aver toccato un massimo da due mesi sulla divisa nipponica a 138,50 yen. I deludenti dati macroeconomici degli ultimi giorni hanno in parte frenato la corsa del biglietto verde, che ha però toccato un massimo da sei anni sullo yen a quota 107,19. Gli investitori prevedono infatti che Tokyo vari ulteriori stimoli monetari per risollevare l'economia. La possibilità che gli indipendentisti vincano il referendum sulla secessione della Scozia dal Regno Unito mantiene in fibrillazione la sterlina, che si risolleva però dai minimi da dieci mesi sul dollaro e da tre mesi sull'euro toccati ieri. Un euro vale 0,7970 sterline, mentre il cambio dollaro/sterlina è a quota 1,6238. Si fanno sentire anche le banche, che minacciano un trasloco a Londra in caso di vittoria dei "sì" all'indipendenza. Novità anche per il rublo, che aggiorna i minimi di sempre contro il dollaro a 37,51.
Quanto infine alle materie prime, il petrolio rimbalza a New York, dove alla chiusura dei mercati europei le quotazioni del Wti segnano un rialzo dello 0,2% a 91,8 dollari al barile. I future a dicembre dell'oro si attestano in calo di quasi mezzo punto percentuale a 1.240 dollari l'oncia.