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Rbs: "Lasceremo la Scozia se passa l'indipendenza"

Le banche del Regno Unito in fermento in vista del referendum del prossimo 18 settembre. Anche Lloyds, altra banca salvata dal governo come Rbs, pronti a registrarsi in Inghilterra. Per gli analisti, il caos suscitato nelle ultime settimane porterà gli istituti al trasloco, indipendentemente dall'esito del voto
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MILANO - La Royal Bank of Scotland sposterà la sua sede in Inghilterra in caso di vittoria del "sì" nel referendum del 18 settembre per l'indipendenza della Scozia. A confermano in una nota è lo stesso istituto bancario britannico. "Ci sono una serie di significative incertezze legate all'esito del voto in Scozia", sottolinea Rbs, banca salvata dai contribuenti del Regno Unito all'apice della crisi economica. Ancora oggi, il Governo della Corona detiene il 64% delle azioni ordinarie di Rbs e, se si considerano anche i titoli di classe B, ha una partecipazione dell'80%. Proprio per le incertezze riscontrate, la banca "ha intrapreso piani di emergenza per le possibili conseguenze sul business di un 'sì' al voto. Rbs ritiene che sia la cosa più responsabile e prudente da fare a difesa dei suoi clienti, dipendenti e azionisti". La risposta degli scozzesi favorevoli al "Sì" non si è fatta attendere. &q…
MILANO - La Royal Bank of Scotland sposterà la sua sede in Inghilterra in caso di vittoria del "sì" nel referendum del 18 settembre per l'indipendenza della Scozia. A confermano in una nota è lo stesso istituto bancario britannico. "Ci sono una serie di significative incertezze legate all'esito del voto in Scozia", sottolinea Rbs, banca salvata dai contribuenti del Regno Unito all'apice della crisi economica. Ancora oggi, il Governo della Corona detiene il 64% delle azioni ordinarie di Rbs e, se si considerano anche i titoli di classe B, ha una partecipazione dell'80%. Proprio per le incertezze riscontrate, la banca "ha intrapreso piani di emergenza per le possibili conseguenze sul business di un 'sì' al voto. Rbs ritiene che sia la cosa più responsabile e prudente da fare a difesa dei suoi clienti, dipendenti e azionisti". La risposta degli scozzesi favorevoli al "Sì" non si è fatta attendere. "La Scozia ha una grande ricchezza a disposizione e il governo di Londra sta portando avanti una sfacciata intimidazione", ha detto il primo ministro scozzese, Alex Salmond, riferendosi all'annuncio della banca.

Nell'ambito del piano di emergenza Rbs ritiene invece "che sarebbe necessario un trasferimento della sede in Inghilterra". Questo, comunque, "non avrà alcun impatto sui servizi bancari quotidiani utilizzati dai nostri clienti". Il voto per l'indipendenza, conclude Rbs, "è una questione che riguarda il popolo scozzese. La Scozia è stata la patria di Rbs dal 1727. Rbs intende mantenere un livello significativo delle sue operazioni e della sua occupazione in Scozia".

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Anche da parte di Lloyds, altra banca che ha ricevuto un salvataggio con i soldi pubblici, è arrivata una presa di posizione simile a quella di Rbs: nella serata di ieri ha annunciato che c'è già un piano per aprire sedi legali nel Regno Unito, in caso la Scozia se ne separi.

Secondo gli analisti, però, l'incertezza determinata in questi giorni sta convincendo le banche ad agire indipendentemente dall'esito del referendum del prossimo 18 settembre, in uno scenario che ricorda quello del Canada a seguito della spinta indipendentista del Quebec. "La questione potrebbe ripresentarsi di nuovo nei prossimi anni, quindi è del tutto accettabole che le banche si muovano per tempo e spostino la loro registrazione in Inghilterra," dice Ian Gordon, analista di Investec a Londra, a Bloomberg. Per il Fmi un'eventuale separazione dalla Gran Bretagna "solleverebbe questioni importanti e complicate, che dovrebbero essere negoziate".

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