MILANO - Erano i grandi malati dell'Unione europea, ora si stanno tirando fuori dalle secche della recessione a velocità ben più sostenuta di quanto avvenga per grandi colossi quali Italia e Francia. Portogallo, Spagna e Irlanda sono stati portati in palmo di mano dai fautori degli interventi della Troika come l'esempio di un rimbalzo pilotato riuscito. Il costo sociale è stato enorme, e i detrattori dell'austerità giustamente lo sottolineano in continuazione, ma il ritmo di ripresa è spedito. Lo mostrano anche i dati delle entrate tributarie dei primi sette mesi dell'anno, disponibili in chiave comparata grazie al bollettino delle Finanze. Ebbene, dall'andamento degli incassi dello Stato (specchio fedele - salvo alcune peculiarità - dell'andamento dell'economia) si vede una Tigre celtica tornata a ruggire.
Va infatti all'Irlanda la palma di maggior variazione delle entrate nel periodo considerato e rispetto all'anno scorso: +6,4%. Segue un gruppo di Paesi in ripresa (Spagna e Portogallo, +3,8%), che si affiancano a economie consolidate come Regno Unito (+3%) e Germania (+2,8%). Poi l'Italia, di fatto stabile (-0,6%, ma bisogna considerare l'incidenza dell'acconto Ires chiesto nel 2013 e ora mancante), e quindi la Francia (-2,6%) in caduta libera.
Anche il fronte dell'Iva, strutturalmente legata all'andamento dei consumi, il bollettino delle Finanze mostra come ci sia una grande diversità tra i Paesi presi in considerazione. Restano però in fuga Irlanda e Spagna, ma a posizioni invertite: per l'economia iberica l'Iva cresce del 10%, poi c'è l'Irlanda a +7,2%. Al terzo posto si colloca il Regno Unito (+6%) avanti di una manciata di decimali al Portogallo (+5,5%). Seguono quasi in linea la Germania (+3,6%) e la Francia (+3,4%).
Va infatti all'Irlanda la palma di maggior variazione delle entrate nel periodo considerato e rispetto all'anno scorso: +6,4%. Segue un gruppo di Paesi in ripresa (Spagna e Portogallo, +3,8%), che si affiancano a economie consolidate come Regno Unito (+3%) e Germania (+2,8%). Poi l'Italia, di fatto stabile (-0,6%, ma bisogna considerare l'incidenza dell'acconto Ires chiesto nel 2013 e ora mancante), e quindi la Francia (-2,6%) in caduta libera.
Anche il fronte dell'Iva, strutturalmente legata all'andamento dei consumi, il bollettino delle Finanze mostra come ci sia una grande diversità tra i Paesi presi in considerazione. Restano però in fuga Irlanda e Spagna, ma a posizioni invertite: per l'economia iberica l'Iva cresce del 10%, poi c'è l'Irlanda a +7,2%. Al terzo posto si colloca il Regno Unito (+6%) avanti di una manciata di decimali al Portogallo (+5,5%). Seguono quasi in linea la Germania (+3,6%) e la Francia (+3,4%).