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Murdoch e Google contro: è la guerra del criceto

News Corp si lamenta della "pirateria" del motore di ricerca con il commissario europeo all'Antitrust Joaquín Almunia. La replica ricorda come i giornali dello "squalo" siano stati maestri nella diffamazione
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ROMA - Ma allora, chi mangia i criceti, Google o Murdoch? La notizia, riportata sia dal Wall Street Journal che dal Financial Times, è che News Corp si lamenta via lettera, ma senza fare denuncia formale, della "pirateria" di Google con il commissario europeo all'Antitrust Joaquín Almunia, spingendo per il no a ogni accordo fra la Ue e l'azienda di Mountain View in un momento cruciale, con l'uscita di scena del commissario medesimo il 31 ottobre e il suo annuncio della richiesta di nuovi aggiustamenti del motore di ricerca.

Il paradosso di un gigante della manipolazione delle notizie che accusa qualcun altro di pirateria sta appunto nella vicenda del criceto. Il 13 marzo del 1986 il Sun di Murdoch titolava in prima sulla morte di un criceto, accusando l'attore inglese Freddie Starr di esserselo mangiato fra due fette di pane mentre era ospite da amici. Un esempio di come i giornali di News International (ramo inglese di News Corp) sono stati maestri nella diffam…
ROMA - Ma allora, chi mangia i criceti, Google o Murdoch? La notizia, riportata sia dal Wall Street Journal che dal Financial Times, è che News Corp si lamenta via lettera, ma senza fare denuncia formale, della "pirateria" di Google con il commissario europeo all'Antitrust Joaquín Almunia, spingendo per il no a ogni accordo fra la Ue e l'azienda di Mountain View in un momento cruciale, con l'uscita di scena del commissario medesimo il 31 ottobre e il suo annuncio della richiesta di nuovi aggiustamenti del motore di ricerca.

Il paradosso di un gigante della manipolazione delle notizie che accusa qualcun altro di pirateria sta appunto nella vicenda del criceto. Il 13 marzo del 1986 il Sun di Murdoch titolava in prima sulla morte di un criceto, accusando l'attore inglese Freddie Starr di esserselo mangiato fra due fette di pane mentre era ospite da amici. Un esempio di come i giornali di News International (ramo inglese di News Corp) sono stati maestri nella diffamazione, arrivando fino ai noti livelli dello scandalo del 2011.

Ora però è News Corp che fa la morale a Google. La lettera di Robert Thomson, amministratore delegato di News Corp (che possiede Dow Jones & Co, editore del Wall Street Journal), è ben riportata dal giornale di proprietà. Nelle parole di Thomson, Google è "una piattaforma per la pirateria" che "devia sistematicamente gli utenti da siti rilevanti, dirigendoli verso i propri per ragioni commerciali" e "disprezza la proprietà intellettuale".

Il Wall Street Journal riporta poi la posizione di Axel Springer, editore della Bild da tempo schierato contro Google perché non mostra i suoi contenuti e le relative pubblicità, riempiendo invece le pagine di ricerca con propri prodotti. Il giornale poi sottolinea come con News Corp nella disputa europea arrivi "la voce di un grosso editore americano", per ricordare che la decisione finale sull'accordo con Google finirà in mano alla nuova commissaria all'Antitrust, la danese Margrethe Vestager, la quale potrà scegliere se continuare i colloqui per un accordo, far cadere il caso, o anche "comminare multe fino a un 10% dei 60 miliardi di dollari dell'introito annuale di Google".

Del criceto, però, dà notizia il Financial Times, riferendo che Google ha risposto con una dichiarazione online dal tono beffardo: "Che storia! Murdoch che accusa Google di mangiare il suo criceto", è scritto letteralmente. Facile, per tutti gli altri, titolare sulla "battaglia fra titani". Ma è sempre il Financial Times a far notare tempismo scenografico e inconsistenza legale dell'entrata in scena di News Corp. Fatto che nulla toglie alle denunce di ben altre 20 parti in causa che invece si sono rivolte all'Antitrust europeo nell'ambito delle sue competenze. Nella sua lettera, Thomson descrive Google come "una vigorosa start-up della Silicon Valley evolutasi in una potente burocrazia a cui è spesso impossibile chiedere conto e che configura i suoi risultati di ricerca in modo ben lontano dall'obiettività", per poi sottolineare come il commissario europeo sia chiamato a decidere in "un momento cruciale nella storia del libero flusso dell'informazione".

Lo stesso libero flusso che portò al panino al criceto? Il Financial Times ricorda che nel 2006 Google pattuì un grosso affare con News Corp: 900 milioni di dollari per la ricerca online con il social network MySpace di Murdoch. Ma poi qualcosa è cambiato e certo Google è diventata sempre più potente. Dal 2009, i rapporti si sono irrigiditi, con News Corp arrivata a minacciare di togliere i suoi siti di notizie dal motore di ricerca e Murdoch che nel 2013 twittava contro il presidente esecutivo di Google, Eric Schmidt. Per il giornale finanziario inglese, la conclusione è una sola: "La lettera ha fatto alzare svariati sopraccigli, dato che il signor Murdoch è sempre stato un fiero critico di Bruxelles e un grande sostenitore del libero mercato".

Senza nulla togliere al problema Google, che in Europa gestisce più del 90% delle ricerche online, fa eco il Guardian, ricordando la guerra dei prezzi scatenata da News International sul mercato inglese negli anni Novanta, che mise in non poche difficoltà gli altri quotidiani agendo "come una piattaforma che piratava lettori e pubblicità". E si chiede: "Ma quanto deve essere irritante, per il grande bucaniere dei media, ritrovarsi a cercare le grazie dell'establishment europeo per combattere le sue battaglie?".