Algeria, inchiesta tangenti Eni-Saipem: accertamenti sul "Paolo Scaroni Trust"
I pm milanesi intendono risalire all'origine del denaro in entrata nel trust. Il sospetto è che una parte provenga dalla tangente da quasi 200 milioni che il gruppo petrolifero avrebbe stanziato a favore del ministro algerino dell'Energia in cambio di appalti del valore di 11 miliardi. Come per il caso nigeriano, una tranche sarebbe rientrata in Italia per essere spartita tra i manager
ROMA - Nuove rivelazioni da un'altra inchiesta che coinvolge l'ex ad Eni Paolo Scaroni. Sono passati solo undici giorni dalle rivelazioni rese da un ex ministro del petrolio nigeriano, Dan Etete, riguardo una maxitruffa ai danni dell'azienda ordita dai manager dello stesso gruppo petrolifero italiano nel 2011, attualmente al vaglio della Procura di Milano.
Si tratta dell'indagine che nel febbraio del 2013 ha visto Scaroni iscritto nel registro degli indagati con l'ipotesi di reato di corruzione in relazione a una commessa da 11 miliardi di dollari in Algeria. Per aggiudicarsi i lavori per la realizzazione del progetto Medgaz e del progetto Mle in joint venture con l'ente di stato algerino Sonatrach, Saipem ed Eni avrebbero versato alla società di un intermediario quasi 200 milioni di euro, da distribuire a faccendieri, esponenti del governo algerino e manager della stessa Sonatrach.
Un anno e mezzo dopo, i pm titolari di quel fascicolo hanno avviato accertamenti sul "Paol…
ROMA - Nuove rivelazioni da un'altra inchiesta che coinvolge l'ex ad Eni Paolo Scaroni. Sono passati solo undici giorni dalle rivelazioni rese da un ex ministro del petrolio nigeriano, Dan Etete, riguardo una maxitruffa ai danni dell'azienda ordita dai manager dello stesso gruppo petrolifero italiano nel 2011, attualmente al vaglio della Procura di Milano.
Si tratta dell'indagine che nel febbraio del 2013 ha visto Scaroni iscritto nel registro degli indagati con l'ipotesi di reato di corruzione in relazione a una commessa da 11 miliardi di dollari in Algeria. Per aggiudicarsi i lavori per la realizzazione del progetto Medgaz e del progetto Mle in joint venture con l'ente di stato algerino Sonatrach, Saipem ed Eni avrebbero versato alla società di un intermediario quasi 200 milioni di euro, da distribuire a faccendieri, esponenti del governo algerino e manager della stessa Sonatrach.
Un anno e mezzo dopo, i pm titolari di quel fascicolo hanno avviato accertamenti sul "Paolo Scaroni Trust", che vede come beneficiario l'ex ad dell'Eni, la moglie e i loro discendenti. L'intento dei magistrati, Fabio De Pasquale e Isidoro Palma, è risalire all'origine di tutti i flussi di denaro in entrata del trust, per verificare se sia tutto di provenienza lecita. Per questo hanno avviato rogatorie in Svizzera, Lussemburgo, Abu Dhabi, Algeria, Francia, Hong Kong, Singapore e Libano.
L'obiettivo è ricostruire tutti gli spostamenti del denaro pagato da Saipem a Pearl Partners, sede a Hong Kong e controllata da Farid Bedjaoui, intermediario tra i manager Saipem e il ministro algerino dell'Energia Chekib Khelil, terminale della tangente da 198 milioni di euro per ottenere i grandi appalti. Come per il caso nigeriano, il sospetto dei pm milanesi è che una parte di quel denaro sia poi rientrata in Italia per finire nelle tasche dei manager del gruppo petrolifero.
Il Paolo Scaroni Trust, stando agli atti dell'assemblea degli azionisti 2013 di Eni, risulta costituito nel 1996, contestualmente al trasferimento di Scaroni in Gran Bretagna per ricoprire la carica di amministratore delegato della Pilkington. Secondo l'ex numero uno di Eni, quel trust è servito per amministrare e raccogliere quanto guadagnato all'estero. Di sicuro, agli atti dell'inchiesta della Procura di Milano c'è che, al momento del rimpatrio in Italia della maggior parte dei fondi del trust, il suo valore era di circa 13 milioni di euro e che oltre 11 milioni furono scudati (al lordo dell'imposta del 5%) con lo scudo fiscale ter (come risulta da documentazione della Banca d'Italia che ha ispezionato la Camperio Sim, di cui il trust era cliente). La maggior parte degli 11 milioni scudati sono stati poi reinvestiti nella Immobiliare Cortina Srl, che al momento dell'ispezione di Palazzo Koch risulta al 100% di Paolo Scaroni.