LUGANO - È quantomeno singolare che una grande banca svizzera, oltretutto accusata di evasione fiscale su larga scala, intenda ricorrere alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo. Eppure è così che intende procedere Ubs, alle prese con una dura controversia, con le autorità francesi. Alla banca, accusata di aver messo in piedi un sistema ben oliato, per trasferire, su conti cifrati, i risparmi di migliaia di risparmiatori transalpini, nel giugno scorso è stata imposta, dal Tribunale di Parigi, una cauzione di 1,1 miliardi di franchi, pari al 42,6 per cento degli utili, fatti registrare nell'ultimo esercizio o, se si preferisce, equivalente al 2,8 per cento dei fondi propri.
Un'enormità, a detta del management dell'istituto di credito che, per una vicenda analoga, negli Stati Uniti, se l'era cavata con molto meno, ovvero con 780 milioni di dollari. Cifra, quest'ultima, imposta come ammenda, non come cauzione. Fatto sta che i francesi sembrano andare molto più per le spicce degli americani, dopo aver rifiutato qualsiasi tipo di accordo con la Svizzera, che consentisse di sanare reati pregressi. La cauzione stabilita in giugno va, infatti, pagata entro il 30 settembre, come confermato dalla Corte d'Appello di Parigi.
"Si tratta di qualcosa che va totalmente al di là del buon senso", ha commentato, infuriato, il Ceo di Ubs, Sergio Ermotti, "sono molto deluso", ha aggiunto il top manager. I vertici della banca svizzera ritengono che "Ubs sia vittima di un processo estremamente politicizzato" ed hanno fatto capire di non ritenersi tutelati dalla giustizia francese". Di conseguenza ripongono scarsa fiducia nella Corte Costituzionale, cui hanno interporso un ulteriore ricorso, ma intanto hanno già fatto sapere che si rivolgeranno a Strasburgo, alla Corte europea dei diritti dell'uomo. "Vogliamo un processo equo", hanno affermato.
L'inchiesta che ha inguaiato Ubs, in Francia, era nata grazie a una "gola profonda", un ex-dipendente dell'istituto di credito elvetico che aveva rivelato, alle autorità fiscali transalpine come la filiale francese di Ubs avesse creato una contabilità occulta, per inserirvi i clienti con conti non dichiarati. La banca contesta le accuse mentre la Procura di Parigi è convinta dell'esistenza di un vero e proprio sistema, concepito per rastrellare, in barba alla legge, capitali sottratti alle imposte.
Un'enormità, a detta del management dell'istituto di credito che, per una vicenda analoga, negli Stati Uniti, se l'era cavata con molto meno, ovvero con 780 milioni di dollari. Cifra, quest'ultima, imposta come ammenda, non come cauzione. Fatto sta che i francesi sembrano andare molto più per le spicce degli americani, dopo aver rifiutato qualsiasi tipo di accordo con la Svizzera, che consentisse di sanare reati pregressi. La cauzione stabilita in giugno va, infatti, pagata entro il 30 settembre, come confermato dalla Corte d'Appello di Parigi.
"Si tratta di qualcosa che va totalmente al di là del buon senso", ha commentato, infuriato, il Ceo di Ubs, Sergio Ermotti, "sono molto deluso", ha aggiunto il top manager. I vertici della banca svizzera ritengono che "Ubs sia vittima di un processo estremamente politicizzato" ed hanno fatto capire di non ritenersi tutelati dalla giustizia francese". Di conseguenza ripongono scarsa fiducia nella Corte Costituzionale, cui hanno interporso un ulteriore ricorso, ma intanto hanno già fatto sapere che si rivolgeranno a Strasburgo, alla Corte europea dei diritti dell'uomo. "Vogliamo un processo equo", hanno affermato.
L'inchiesta che ha inguaiato Ubs, in Francia, era nata grazie a una "gola profonda", un ex-dipendente dell'istituto di credito elvetico che aveva rivelato, alle autorità fiscali transalpine come la filiale francese di Ubs avesse creato una contabilità occulta, per inserirvi i clienti con conti non dichiarati. La banca contesta le accuse mentre la Procura di Parigi è convinta dell'esistenza di un vero e proprio sistema, concepito per rastrellare, in barba alla legge, capitali sottratti alle imposte.