LUGANO - Gli svizzeri abbarbicati al totem del segreto bancario. In oltre 117 mila hanno, infatti, sottoscritto le firme dell'iniziativa che si prefigge di portare i cittadini a votare sulla "protezione della sfera privata", che in sostanza significa giù le mani dal segreto bancario. Che venne introdotto nel 1934, durante la Grande Depressione, per proteggere i capitali in fuga dai paesi in crisi, dalle mire dei rispettivi governi. Come dire che la storia si ripete.
"La protezione della sfera privata è un bene centrale in una società liberale", ha dichiarato uno dei promotori dell'iniziativa, la parlamentare federale Gabi Huber. Secondo la quale questa specificità tipicamente Svizzera è, ora, messa in discussione "su pressione di altri paesi che sono indebitati, con il supporto della sinistra".
Huber è capogruppo del Partito Liberale a Berna e, con lei, si batte per il mantenimento del segreto bancario un blocco di centro-destra composto da altri tre partiti, oltre al mondo economico.
"Diciamo subito, però, che non si tratta di una retromarcia rispetto ad ipotesi di integrazione nel sistema dello scambio di informazioni fiscali europeo", tiene a precisare un altro fautore del referendum, l'ex-presidente del Partito Liberale, Fulvio Pelli. C'è chi ha comunque affermato, nel comitato promotore, che di qui al voto, previsto non prima di due anni, gli scambi automatici di informazione con Stati esteri verranno bloccati.
Lei che dice? "Dico che è cosi, ma solo se riguardano contribuenti svizzeri o residenti in Svizzera e il destinatario delle relative informazioni è il fisco svizzero". Quando la sua collega Huber denuncia "pressioni di paesi indebitati" cosa intende, allora? "Che noi abbiamo il nostro modello, che funziona, quindi non vogliamo importare quei modelli esteri che, a mio avviso, provocano solo evasione fiscale invece della collaborazione tra fisco e cittadino". Un modello che, pero', almeno per la sinistra "è un relitto superato dai tempi, che mira esclusivamente a proteggere l'evasione fiscale".
A questo punto val la pena di capire se, mentre la Svizzera sta preparando il voto sul segreto bancario, durante questo periodo di transizione l'eventuale accordo fiscale con l'Italia rischi di slittare ulteriormente. "Direi di no - afferma Pelli - anche se la mia impressione è che non si arriverà ad alcun accordo per parecchio tempo". "A Roma è tutto fermo'", ha lasciato intendere, non a caso, nei giorni scorsi, la Ministra Svizzera delle Finanze, Eveline Widmer-Schlumpf.
"La protezione della sfera privata è un bene centrale in una società liberale", ha dichiarato uno dei promotori dell'iniziativa, la parlamentare federale Gabi Huber. Secondo la quale questa specificità tipicamente Svizzera è, ora, messa in discussione "su pressione di altri paesi che sono indebitati, con il supporto della sinistra".
Huber è capogruppo del Partito Liberale a Berna e, con lei, si batte per il mantenimento del segreto bancario un blocco di centro-destra composto da altri tre partiti, oltre al mondo economico.
"Diciamo subito, però, che non si tratta di una retromarcia rispetto ad ipotesi di integrazione nel sistema dello scambio di informazioni fiscali europeo", tiene a precisare un altro fautore del referendum, l'ex-presidente del Partito Liberale, Fulvio Pelli. C'è chi ha comunque affermato, nel comitato promotore, che di qui al voto, previsto non prima di due anni, gli scambi automatici di informazione con Stati esteri verranno bloccati.
Lei che dice? "Dico che è cosi, ma solo se riguardano contribuenti svizzeri o residenti in Svizzera e il destinatario delle relative informazioni è il fisco svizzero". Quando la sua collega Huber denuncia "pressioni di paesi indebitati" cosa intende, allora? "Che noi abbiamo il nostro modello, che funziona, quindi non vogliamo importare quei modelli esteri che, a mio avviso, provocano solo evasione fiscale invece della collaborazione tra fisco e cittadino". Un modello che, pero', almeno per la sinistra "è un relitto superato dai tempi, che mira esclusivamente a proteggere l'evasione fiscale".
A questo punto val la pena di capire se, mentre la Svizzera sta preparando il voto sul segreto bancario, durante questo periodo di transizione l'eventuale accordo fiscale con l'Italia rischi di slittare ulteriormente. "Direi di no - afferma Pelli - anche se la mia impressione è che non si arriverà ad alcun accordo per parecchio tempo". "A Roma è tutto fermo'", ha lasciato intendere, non a caso, nei giorni scorsi, la Ministra Svizzera delle Finanze, Eveline Widmer-Schlumpf.