Economia

Il Pil e le previsioni sbagliate. Il governo fa peggio di tutti

Tra il 2006 e il 2013 le previsioni di crescita del Tesoro, per l'anno successivo a quello in corso, sono state sovrastimate in media del 2,2 per cento. Il governo in genere sbaglia più degli altri "previsori"

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MILANO - Nelle nebbie della Grande Recessione, che ha colpito l'Italia più di quanto accaduto nel 1929 al traino del crollo americano, molte volte i "previsori" dell'andamento dell'economia hanno scambiato lucciole per lanterne. Le indicazioni di primavera in troppi casi si sono rivelate solo beate speranze, che la dura realtà di fine anno ha finito per infrangere.

Nel Documento di economia e finanza l'ammissione è candida: dal 2006 al 2013 il Governo ha "mediamente sovrastimato la crescita economica per 0,5 punti in primavera e 0,2 punti nelle previsioni formulate in autunno". Nel Def il Tesoro si giustifica ricordando che tutti i previsori considerati nel panel, dall'Ocse alla Commissione Ue, sbagliano, anche se poi ammette di essere un po' meno bravo degli altri: la sovrastima del governo, infatti, "è superiore di 0,1 punti percentuali a quella mediamente commessa dagli altri".

Ma gli errori da matita blu sono quelli che riguardano le previsioni per l'anno successivo. In questo caso, tra il 2006 e il 2013 il Governo ha sovrastimato la crescita in media del 2,2 per cento (e c'è da augurarsi che non sia il caso pure del misero +0,6% previsto ora per il 2015). Gli errori più macroscopici si sono visti nel 2009, 2012 e 2013: clamoroso il primo caso, nel quale le previsioni di primavera si sono rivelate sbagliate di 5,9 punti. Anche in questa versione, comunque, gli errori, "riconducibili in larga parte alla difficoltà di prevedere l'inizio di una crisi" hanno interessato "tutti i principali previsori".