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Svolta sull'Iva per far emergere 2-3 miliardi di evasione

Il consigliere economico del premier, Yoram Gutgeld, conferma che è allo studio la misura del "reverse charge", in base alla quale l'Imposta viene versata dall'acquirente direttamente allo Stato e non al venditore
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ROMA - "Stiamo studiando. E' nel novero delle possibilità". Così il consigliere economico del premier, Yoram Gutgeld, lasciando Palazzo Chigi, conferma l'idea che l'esecutivo stia pensando ad introdurre il meccanismo della "reverse charge" per recuperare gettito Iva. La mossa prevede l'obbligo per chi acquista un bene o un servizio di versare l'Iva direttamente allo Stato, senza pagarla al fornitore.

L'idea, come anticipato in un articolo di Repubblica in edicola, fa parte di una strategia del governo che punta a inasprire la lotta all'evasione fiscale, per recuperare così, già dal 2015, 2-3 miliardi in più dalla montagna di Iva evasa, in media 40 miliardi l'anno. Il "reverse charge" servirebbe a tappare le falle lungo la filiera dell'imposta più evasa nel Paese, con tutti che scaricano su tutti e nessuno alla fine versa. Tra l'altro stanare l'Iva, vuol dire mettere le mani anche su altra illegalità. Chi eva…
ROMA - "Stiamo studiando. E' nel novero delle possibilità". Così il consigliere economico del premier, Yoram Gutgeld, lasciando Palazzo Chigi, conferma l'idea che l'esecutivo stia pensando ad introdurre il meccanismo della "reverse charge" per recuperare gettito Iva. La mossa prevede l'obbligo per chi acquista un bene o un servizio di versare l'Iva direttamente allo Stato, senza pagarla al fornitore.

L'idea, come anticipato in un articolo di Repubblica in edicola, fa parte di una strategia del governo che punta a inasprire la lotta all'evasione fiscale, per recuperare così, già dal 2015, 2-3 miliardi in più dalla montagna di Iva evasa, in media 40 miliardi l'anno. Il "reverse charge" servirebbe a tappare le falle lungo la filiera dell'imposta più evasa nel Paese, con tutti che scaricano su tutti e nessuno alla fine versa. Tra l'altro stanare l'Iva, vuol dire mettere le mani anche su altra illegalità. Chi evade l'Iva, spesso non paga neanche i contributi, l'Irpef, l'Ires, l'Irap. Contribuendo così a quei 91 miliardi di evasione totale annui certificati dal ministero dell'Economia nel primo rapporto sull'evasione inviato qualche giorno fa al Parlamento.

Il reverse charge è già presente nel nostro ordinamento, sebbene circoscritto a specifiche casistiche, come i subappalti nel settore edilizio. Ma che ora potrebbe essere ampliato a tutto il comparto delle costruzioni e anche a quello dei servizi alle imprese. Con un beneficio stimato in 2-3 miliardi e ottenuto colpendo le operazioni e gli scambi intermedi tra fornitori, con un occhio ai grandi acquirenti. Laddove cioè si stima un'Iva evasa pari a 9,3 miliardi l'anno.

Una sua applicazione generalizzata a tutte le operazioni commerciali al momento si esclude. Anche perché dovrebbe essere autorizzata dall'Europa (l'Iva è un'imposta comunitaria). Una richiesta analoga da parte della Germania giace inattuata a Bruxelles dal 2006, per l'opposizione di alcuni Stati membri, tra cui l'Italia. Ma il vento sta cambiando e i Paesi hanno tutti bisogno di denari freschi per far ripartire le economie stagnanti. La stessa Ue di recente avrebbe aperto alla possibilità di avviare una fase di sperimentazione, consentendo ai singoli Stati di applicare il regime contabile in alcuni settori particolari al fine di arginare l'evasione. Se fosse esteso a tutte le operazioni commerciali (al dettaglio e all'ingrosso), il maggior gettito Iva sarebbe pari a 14 miliardi (addirittura 27 miliardi se generalizzato all'intera economia), calcola il Nens, l'associazione fondata dall'ex ministro delle Finanze Visco e da Bersani, in un corposo studio sull'Iva evasa e sui mezzi per contrastarla. Così

Il reverse charge (letteralmente inversione contabile) è solo l'ultimo tassello di una mutata strategia di lotta all'evasione del governo. Che come annunciato anche dal nuovo direttore dell'Agenzia delle Entrate, Rossella Orlando, punterà sempre meno su redditometro (disincentiva i consumi) e studi di settore.