La Fiat dopo Marchionne: il Lingotto guarda alle alleanze ad Est
Paolo Griseri, di PAOLO GRISERIIl manager conferma che lascerà il gruppo dopo il 2018. Ma quel che interessa il mercato è lo scenario delineato dal presidente Elkann: la creazione di un gruppo leader del settore auto. Si aprono le porte a una nuova fusione, che per forza di cose dovrà tener conto dello spostamento dell'asse economico del mondo verso Oriente
TORINO - Il motivo che ha fatto salire in mattinata il titolo Fiat non è tanto l'annuncio perentorio di Sergio Marchionne sulla sua intenzione di chiudere l'esperienza in Fca nel 2018. Ipotesi che l'ad del Lingotto aveva lasciato trapelare da tempo, anche se nell'intervista a Bloomberg l'ha detta con inedita chiarezza: "I'm done", ho già dato, adesso basta. Quel che ha suscitato l'interesse degli analisti è il passaggio in cui sia Marchionne, sia il presidente John Elkann, annunciano l'intenzione di procedere a una nuova fusione "che faccia nascere dal primo giorno il costruttore numero uno al mondo". "La situazione dei produttori è ancora troppo frammentata, c’è spazio per consolidare", aggiunge l'ad. E’ evidente che si tratta di un progetto di medio periodo, che sarà probabilmente realizzato dal successore di Marchionne, se il manager di Torino deciderà davvero di lasciare il timone tra quattr…
TORINO - Il motivo che ha fatto salire in mattinata il titolo Fiat non è tanto l'annuncio perentorio di Sergio Marchionne sulla sua intenzione di chiudere l'esperienza in Fca nel 2018. Ipotesi che l'ad del Lingotto aveva lasciato trapelare da tempo, anche se nell'intervista a Bloomberg l'ha detta con inedita chiarezza: "I'm done", ho già dato, adesso basta. Quel che ha suscitato l'interesse degli analisti è il passaggio in cui sia Marchionne, sia il presidente John Elkann, annunciano l'intenzione di procedere a una nuova fusione "che faccia nascere dal primo giorno il costruttore numero uno al mondo". "La situazione dei produttori è ancora troppo frammentata, c’è spazio per consolidare", aggiunge l'ad. E’ evidente che si tratta di un progetto di medio periodo, che sarà probabilmente realizzato dal successore di Marchionne, se il manager di Torino deciderà davvero di lasciare il timone tra quattro anni.
Una fusione che, "fin dal primo giorno", crei un costruttore in vetta alla classifica mondiale, deve per forza prevedere l'alleanza con uno dei sei gruppi che attualmente precedono Fiat-Chrysler. Fca infatti produce oggi 4,5 milioni di auto e, per superare i 10 milioni di Toyota, deve unirsi con qualcuno che venda almeno sei milioni di automobili in un anno. E' altrettanto evidente che la fusione a cui stanno pensando i vertici di Fca deve prevedere una forte presenza in Asia, attuale punto debole del gruppo di Torino. Gli indizi sembrano dunque orientarsi verso un costruttore asiatico (che potrebbe sfruttare la radicata presenza di Fiat-Chrysler in America come sinergia) o verso un europeo, come Renault, che ha già un'alleanza in atto con un produttore asiatico, in quel caso con i giapponesi di Nissan.
Lo strumento della nuova alleanza potrebbe essere rappresentato dal surplus dei diritti di voto che Exor si troverà ad avere dopo la quotazione a Wall Street della prossima settimana e la scelta del diritto olandese. Si calcola che la finanziaria degli Agnelli possa salire dall'attuale 30 per cento a oltre il 40 per cento dei diritti. Per questo potrebbe anche diluirsi, come ha detto John Elkann, senza significative conseguenze sul piano del controllo. Una diluizione che potrebbe servire a far entrare un nuovo socio. Ma lo stesso presidente parla nell'intervista a Bloomberg di "un arco di tempo di cinque-dieci anni". Se ne parlerà ancora a lungo prima della fine del decennio.
Una fusione che, "fin dal primo giorno", crei un costruttore in vetta alla classifica mondiale, deve per forza prevedere l'alleanza con uno dei sei gruppi che attualmente precedono Fiat-Chrysler. Fca infatti produce oggi 4,5 milioni di auto e, per superare i 10 milioni di Toyota, deve unirsi con qualcuno che venda almeno sei milioni di automobili in un anno. E' altrettanto evidente che la fusione a cui stanno pensando i vertici di Fca deve prevedere una forte presenza in Asia, attuale punto debole del gruppo di Torino. Gli indizi sembrano dunque orientarsi verso un costruttore asiatico (che potrebbe sfruttare la radicata presenza di Fiat-Chrysler in America come sinergia) o verso un europeo, come Renault, che ha già un'alleanza in atto con un produttore asiatico, in quel caso con i giapponesi di Nissan.
Lo strumento della nuova alleanza potrebbe essere rappresentato dal surplus dei diritti di voto che Exor si troverà ad avere dopo la quotazione a Wall Street della prossima settimana e la scelta del diritto olandese. Si calcola che la finanziaria degli Agnelli possa salire dall'attuale 30 per cento a oltre il 40 per cento dei diritti. Per questo potrebbe anche diluirsi, come ha detto John Elkann, senza significative conseguenze sul piano del controllo. Una diluizione che potrebbe servire a far entrare un nuovo socio. Ma lo stesso presidente parla nell'intervista a Bloomberg di "un arco di tempo di cinque-dieci anni". Se ne parlerà ancora a lungo prima della fine del decennio.