MILANO - La finanza pubblica italiana è tra le più sane del mondo, eppure l'Italia, "alle condizioni attuali, non è un Paese con prospettive di crescita tali da poter avere un futuro economico non già radioso ma nemmeno sereno". Lo dice Andrea Montanino, direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale, che ha presentato il rapporto dell'Istituto sull'Italia dopo aver aggiornato le stime sulla crescita globale e pure del Belpaese. Eppure sono gli stessi economisti di Washington a sottolineare come il Paese abbia "l'avanzo primario più elevato tra le economie avanzate, solo Norvegia e Singapore - spiega Montanino - stanno meglio di noi, e più di vent'anni che abbiamo un saldo primario positivo".
Non mancano in ogni caso i richiami pesanti, che fanno capire come da Washington sia richiesto un processo di cambiamento radicale al Belpaese. Se ne fa portavoce Vito Gaspar, a capo del dipartimento Affari Fiscali: l'Italia "ha bisogno di una riforma strutturale complessiva che coinvolga la pubblica amministrazione, il funzionamento del sistema giudiziario, il mercato del lavoro, il mercato dei servizi e anche le privatizzazioni". Praticamente, bisogna metter mano a tutto.
Il Fmi dice anche che il Belpaese, per rilanciare l'economia, potrebbe, tra le altre cose, "utilizzare i fondi europei per investimenti pubblici a livello nazionale", investimenti che sono "vitali" per il Paese aggiunge Kenneth Kang, capo della missione del Fondo Monetario Internazionale in Italia. "Da questo punto - sottolinea Kang - la 'spending review' è importante perchè può generare ulteriori risparmi da impiegare in investimenti pubblici".
In questo senso il Fondo Monetario Internazionale guarda con favore alla riforma del mercato del lavoro annunciata dal governo italiano, in particolare perché "il contratto a tutele crescente consentirebbe alle aziende di investire maggiormente sui lavoratori", oltre a "ridurre il distacco tra lavoratori tutelati e non tutelati", che ha creato "problemi seri".
Ancora Gaspar torna alla ribalta con l'invito alla Commissione europea, che "dovrebbe valutare seriamente la possibilità di consentire ad alcuni paesi dell'Ue di avere politiche di bilancio a supporto (dei costi) delle riforme strutturali", anche se questo implicasse sforare temporaneamente i parametri sui conti pubblici "Rispettare il limite del 3% sul deficit-Pil è importante perché è un aspetto molto visibile delle regole Ue, ma non è un limite assoluto".
Dal Fondo, per bocca del direttore Christine Lagarde, arriva anche un messaggio d'allarme sulla disoccupazione giovanile. "E' una preoccupazione: il tasso di disoccupazione giovanile mondiale è al 13%, ovvero 74 milioni di giovani sono senza lavoro" e "da quando la crisi è iniziata i disoccupati sono aumentati di 30 milioni". Un alert che cade proprio mentre i leader europei si ritrovano a Milano per parlare di lavoro.
Quanto ai numeri del bilancio tricolore, per il Fondo il rapporto deficit-Pil si attesterà al 3% nel 2014, per poi calare al 2,3% nel 2015. Il deficit continuerà a scendere, attestandosi all'1,2% nel 2016 e allo 0,8% nel 2017, fino a raggiungere lo 0,4% nel 2019. Il debito si attesterà al 136,7% del Pil nel 2014, per poi calare al 136,4% nel 2015. Pur avendo visto al rialzo le previsioni, il capo missione per Kang rassicura: per quanto elevato, il debito italiano "è sostenibile".
Non mancano in ogni caso i richiami pesanti, che fanno capire come da Washington sia richiesto un processo di cambiamento radicale al Belpaese. Se ne fa portavoce Vito Gaspar, a capo del dipartimento Affari Fiscali: l'Italia "ha bisogno di una riforma strutturale complessiva che coinvolga la pubblica amministrazione, il funzionamento del sistema giudiziario, il mercato del lavoro, il mercato dei servizi e anche le privatizzazioni". Praticamente, bisogna metter mano a tutto.
Il Fmi dice anche che il Belpaese, per rilanciare l'economia, potrebbe, tra le altre cose, "utilizzare i fondi europei per investimenti pubblici a livello nazionale", investimenti che sono "vitali" per il Paese aggiunge Kenneth Kang, capo della missione del Fondo Monetario Internazionale in Italia. "Da questo punto - sottolinea Kang - la 'spending review' è importante perchè può generare ulteriori risparmi da impiegare in investimenti pubblici".
In questo senso il Fondo Monetario Internazionale guarda con favore alla riforma del mercato del lavoro annunciata dal governo italiano, in particolare perché "il contratto a tutele crescente consentirebbe alle aziende di investire maggiormente sui lavoratori", oltre a "ridurre il distacco tra lavoratori tutelati e non tutelati", che ha creato "problemi seri".
Ancora Gaspar torna alla ribalta con l'invito alla Commissione europea, che "dovrebbe valutare seriamente la possibilità di consentire ad alcuni paesi dell'Ue di avere politiche di bilancio a supporto (dei costi) delle riforme strutturali", anche se questo implicasse sforare temporaneamente i parametri sui conti pubblici "Rispettare il limite del 3% sul deficit-Pil è importante perché è un aspetto molto visibile delle regole Ue, ma non è un limite assoluto".
Dal Fondo, per bocca del direttore Christine Lagarde, arriva anche un messaggio d'allarme sulla disoccupazione giovanile. "E' una preoccupazione: il tasso di disoccupazione giovanile mondiale è al 13%, ovvero 74 milioni di giovani sono senza lavoro" e "da quando la crisi è iniziata i disoccupati sono aumentati di 30 milioni". Un alert che cade proprio mentre i leader europei si ritrovano a Milano per parlare di lavoro.
Quanto ai numeri del bilancio tricolore, per il Fondo il rapporto deficit-Pil si attesterà al 3% nel 2014, per poi calare al 2,3% nel 2015. Il deficit continuerà a scendere, attestandosi all'1,2% nel 2016 e allo 0,8% nel 2017, fino a raggiungere lo 0,4% nel 2019. Il debito si attesterà al 136,7% del Pil nel 2014, per poi calare al 136,4% nel 2015. Pur avendo visto al rialzo le previsioni, il capo missione per Kang rassicura: per quanto elevato, il debito italiano "è sostenibile".