MILANO - Il Venezuela ha affermato di aver pagato il miliardo e mezzo di dollari relativi a un bond in scadenza l'8 ottobre, attaccando per di più la stampa e la politica internazionale che avrebbe messo in atto una campagna "perversa" di promozione delle paure per il possibile crac del Paese sudamericano.
La notizia smorza - per il momento - il timore di un default del governo guidato da Nicolas Maduro. In un comunicato che si può leggere, ad esempio, sul sito della ambasciata venezuelana negli Stati Uniti, la Repubblica Bolivariana scrive di aver "ancora una volta dimostrato il suo impegno nei confronti del Paese e l'assoluta aderenza ai principi di trasparenza e la determinazione politica per la crescita economica della nostra nazione, lascito imperituro del nostro eterno Comandante Hugo Chavez".
L'attenzione del mercato verso Caracas era effettivamente montata a dismisura negli ultimi tempi. A far scattare l'allarme interno al Paese era stato un articolo di influenti pensatori d'opposizione (con il bollino di Harvard) sull'opportunità di non ripagare il debito ma pensare piuttosto a utilizzare la valuta estera (i cui stock sono ai minimi da oltre un decennio), per acquistare i beni di prima necessità che servono alla popolazione e che devono essere necessariamente importanti. Il Venezuela, che vanta giacimenti di petrolio tra i più importanti al mondo, manca infatti di tutto il resto.
Caracas deve pagare il 28 ottobre un'altra importante scadenza da 3 miliardi di dollari. In totale, quest'anno il debito estero da pagare ammonta a 5 miliardi, poi saranno 5,3 miliardi nel 2016 e circa 5,5 miliardi nel 2017. Anche il debito della compagnia petrolifera statale Pdvsa ha anche importanti pagamenti di obbligazioni da fronteggiare.
Nel frattempo, la situazione economica è in costante peggioramento. Secondo le stime di Barclays, il governo fa pagare il 61% in più per acquistare dollari rispetto a un anno fa, senza considerare quanto accade sul mercato secondario: se il cambio ufficiale è intorno a 6,3 bolivar per dollaro, sul mercato nero si superano ampliamente quota 100. La scarsità di biglietti verdi è di nuovo esplosa il 3 ottobre scorso, quando il governo ha deciso di ritirare 1,8 miliardi dalle riserve, spingendole a un minimo da 11 anni di 20 miliardi di dollari, dei quali la buona parte è costituita da oro.
La notizia di queste ore relativa al pagamento della prima scadenza si fa sentire subito sull'obbligazionario e sui cds, i contratti di assicurazione che si stipulano per proteggersi dal default di un emittente. Come mostrano i grafici, l'andamento degli ultimi tempi dei cds è stato di un netto rialzo, con l'improvvisa virata in giù registrata l'8 ottobre: nella mattinata italiana odierna risultano limati oltre 100 punti base sulla scadenza quinquennale.
[[ge:rep-locali:repubblica:97694347]]
Resta comunque indicativo l'orientamento della cosiddetta "curva dei rendimenti" dei titoli di Stato. Questa è - in maniera contraria a quanto ci si dovrebbe aspettare - decrescente: le scadenze più a breve termine offrono rendimenti più alti di quelle a lungo termine. Questo "corto circuito", contrario alla logica degli investimenti (pretendo di più da te se mi espongo a un rischio che si protrae più a lungo ne tempo), spiega come il mercato veda possibile un default a breve termine e per questo richieda più remunerazione per investire nel debito di Caracas.
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La notizia smorza - per il momento - il timore di un default del governo guidato da Nicolas Maduro. In un comunicato che si può leggere, ad esempio, sul sito della ambasciata venezuelana negli Stati Uniti, la Repubblica Bolivariana scrive di aver "ancora una volta dimostrato il suo impegno nei confronti del Paese e l'assoluta aderenza ai principi di trasparenza e la determinazione politica per la crescita economica della nostra nazione, lascito imperituro del nostro eterno Comandante Hugo Chavez".
L'attenzione del mercato verso Caracas era effettivamente montata a dismisura negli ultimi tempi. A far scattare l'allarme interno al Paese era stato un articolo di influenti pensatori d'opposizione (con il bollino di Harvard) sull'opportunità di non ripagare il debito ma pensare piuttosto a utilizzare la valuta estera (i cui stock sono ai minimi da oltre un decennio), per acquistare i beni di prima necessità che servono alla popolazione e che devono essere necessariamente importanti. Il Venezuela, che vanta giacimenti di petrolio tra i più importanti al mondo, manca infatti di tutto il resto.
Caracas deve pagare il 28 ottobre un'altra importante scadenza da 3 miliardi di dollari. In totale, quest'anno il debito estero da pagare ammonta a 5 miliardi, poi saranno 5,3 miliardi nel 2016 e circa 5,5 miliardi nel 2017. Anche il debito della compagnia petrolifera statale Pdvsa ha anche importanti pagamenti di obbligazioni da fronteggiare.
Nel frattempo, la situazione economica è in costante peggioramento. Secondo le stime di Barclays, il governo fa pagare il 61% in più per acquistare dollari rispetto a un anno fa, senza considerare quanto accade sul mercato secondario: se il cambio ufficiale è intorno a 6,3 bolivar per dollaro, sul mercato nero si superano ampliamente quota 100. La scarsità di biglietti verdi è di nuovo esplosa il 3 ottobre scorso, quando il governo ha deciso di ritirare 1,8 miliardi dalle riserve, spingendole a un minimo da 11 anni di 20 miliardi di dollari, dei quali la buona parte è costituita da oro.
La notizia di queste ore relativa al pagamento della prima scadenza si fa sentire subito sull'obbligazionario e sui cds, i contratti di assicurazione che si stipulano per proteggersi dal default di un emittente. Come mostrano i grafici, l'andamento degli ultimi tempi dei cds è stato di un netto rialzo, con l'improvvisa virata in giù registrata l'8 ottobre: nella mattinata italiana odierna risultano limati oltre 100 punti base sulla scadenza quinquennale.
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Resta comunque indicativo l'orientamento della cosiddetta "curva dei rendimenti" dei titoli di Stato. Questa è - in maniera contraria a quanto ci si dovrebbe aspettare - decrescente: le scadenze più a breve termine offrono rendimenti più alti di quelle a lungo termine. Questo "corto circuito", contrario alla logica degli investimenti (pretendo di più da te se mi espongo a un rischio che si protrae più a lungo ne tempo), spiega come il mercato veda possibile un default a breve termine e per questo richieda più remunerazione per investire nel debito di Caracas.
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